NOTE:

[1] Per la risposta di Dotto Reali, si veda fra i Rimatori lucchesi.

[2] Mi corre l'obbligo di ringraziare vivamente il prof. Flaminio Pellegrini, che con la sua molta dottrina e con l'autorevole consiglio mi ha efficacemente aiutato in questa nuova edizione dei Rimatori pistoiesi e anche in quella dei Rimatori pisani

[3] Furono presi in esame da:

G. Bertoni, in Zeitschrift für rom. Philologie, XXX [1906], 342-5;

M. Pelaez, in Rassegna bibl. della letter. ital., XIV [1906], 292-4;

G. Zaccagnini, in Rassegna critica della letter. ital., X [1907], 34-8;

B. Wiese, in Archiv für das Studium der neueren Sprachen und Literaturen, CXVII [1907], 214-223;

V. Rossi, in Giornale storico della letter. ital., XLIX [1907], 373-383;

K. Vossler, in Literaturblatt für germ. und rom. Philologie, XXVIII [1907], 290-4.

[4] Osservò giá il Rossi, Gior. st. d. letter. it. cit., XLIX, 374 e n. I, che questo rimatore non è da ritenere come notaio: nei documenti egli è costantemente e unicamente designato come «iudex».

[5] Il prof. A. Zenatti cortesemente mi comunica che questo rimatore deve proprio chiamarsi «Bonodito», come giá noi congetturammo: cfr. I Rimatori lucch., p. XXXVII. Egli ne fornirá la prova.

[6] Cfr. I Rim. lucch., pp. LXXIII-IV.

[7] Cfr. pure Rossi in Gior. stor. cit., XLIX, 377 e Zaccagnini in Rass. crit. cit., XI, 37.

[8] Gior. stor. cit., XLIX, 378. Cfr. pure Wiese in Archiv cit., CXVII, 214.

[9] Il Wiese, Archiv cit., CXVII, 214, dubita anche della paternitá dei due sonetti «Gli vostri occhi ch'e' m'hanno divisi» (n. XVII) e «Con sicurtá dirò po' ch'i' son vosso» (n. XVIII); ma non adduce alcuna prova che confermi il suo dubbio. Lo stesso dicasi del Tommasini-Mattiucci, Bonagiunta Orbicciani nel canto XXIV del Purgatorio, Cittá di Castello, 1911, p. 20, n. 2: cfr. pure, per il son. XVII, Vossler in Literaturblatt cit., XXVIII, 291. E allora? Il loro valore nella produzione poetica di Bonagiunta fu rilevato nel nostro saggio, Sulla cronologia e sul valore delle rime di B. O. da Lucca, Messina, 1902, pp. 39-40. A tal proposito è massimamente prezioso il son. XVII «Gli vostri occhi»; per quanto anche il n. XVIII «Con sicurtá», pur dopo la nuova interpretazione, possa sempre offrire un appoggio alla nostra tesi. La quale, sia detto di passaggio, ha trovato un deciso avversario nel Tommasini-Mattiucci, Bonagiunta Orbicciani cit. Ma ad altri (vedili ricordati quivi stesso, pp. 28-9) non è parsa poi del tutto cosí ardita da doversi senz'altro metter da parte.

[10] A. Fr. Massèra, Una ballata sconosciuta di Bonagiunta Orbicciani, in Rass. bibl. cit., XIV, 210 sgg. I vv. 11, 13, 23, 62, come settenari, apparrebbero veramente allontanarsi dallo schema metrico proposto: a5 a6 a6 x7; a7 b8 a7 b8; c6 c5 c6 x7. Ma è da notare che i vv. 11 e 62 comincian per vocale, e interviene pertanto un'elisione con la finale del v. pr. Nel v. 13, sintatticamente, è possibile anche la soppressione del se con cui comincia, se pure non è, come nel v. 23, una di quelle apparenti anomalie metriche, che la musica faceva scomparire, di cui non mancano esempi: cfr. A. Fr. Massèra, Il serventese romagnolo del 1277, in Archivio st. ital., 1914, disp. 1ª, p. 10, n. 1 dell'estr.

[11] I Rim. lucch., cit., p. LXXVIII.

[12] S. Debenedetti, Nuovi studi sulla Giuntina di rime antiche, Cittá di Castello, 1912. Cfr. poi, a proposito di tale pubblicazione, F. Pellegrini, in Rass. bibl. cit., XXI [1913], 12 sgg.

[13] Cfr. Rass. bibl. cit., XXI, 18-9. La correzione del secondo passo: «Considerando tutto quel ch'è detto», ecc. è giá in Valeriani, I, 511.

[14] Vedi anche I Rim. lucch., pp. LXXVIII-IX.

[15] Il Bertoni proporrebbe una rivendicazione anche per le due canzoni «Oramai lo meo core» (per questa canz. vedi pure Pelaez, Rass. bibl. cit., XIV, 294) e «Sovente, Amore, aggio visto manti»: cfr. Zeitschrift cit., XXX, 344. Ma le sue argomentazioni non son riuscite a scuotere la nostra ancor come un tempo ferma opinione in contrario.

[16] La prima edizione, con tutto l'apparato critico, mette in grado di rendersi conto di ogni piú piccola mutazione. Ogni nuova congettura fu esplicitamente avvertita.

[17] Cfr. I Rim. lucch. cit., p. XCII.

[18] Gli schemi che raggruppammo alle pp. LXVI-VIII de I Rim. lucch. cit., prima di esser citati, è necessario controllarli con quelli di questi nuovi testi.

[19] Rima siciliana, rima aretina e bolognese, in Bull. d. soc. dantesca ital., XX [1913], 123, n. 1. A proposito di questo articolo cfr. tuttavia G. Bertoni, in Fanfulla della domenica, XXXVI [1914], 25 gennaio.

[20] Cfr. Zeitschrift cit., XXXI, 178.

[21] Parodi, Rima siciliana cit., pp. 136-8.

[22] Il Petrocchi, Novo dizionario, ad v., registra questa forma per l'ant. ital.; ma non dá esempi.

[23] È un difetto, in cui cade il Wiese, ad es., nella recensione citata. Per conto mio, lo iato, spesso dato anche dall'accordo dei cdd., giustifica sicuramente i vv. c. VIII, 2 e 14, IX, 41; dis. 1, 5, 6, 10; ball. I, 33; ecc.; sono da considerare, senz'altro, come bisillabi: «lui» nei son. II, 8 e IV, 8 della tenzone fra il Gonnella, Bonagiunta e Bonodico, «poi» nel son. I, 2 della tenzone fra Bartolomeo e Bonodico, e come trisillabo: «assai» in D. R. c. I, 67; né credo che, a causa della cesura, debbano modificarsi, ad es., c. VIII, 17 e ball. II, 13-4 e 23-4.

[24] La misura del verso esige senza discussione «ciera» in ball. IV, 25.

[25] Cfr. D'Ancona e Comparetti, Le antiche rime volgari, Bologna, 1875, I, p. XX e n. I. A proposito del son. I di Dotto Reali, che non è compreso nel Vat. 3793, cfr. sempre quivi.

[26] Le canz. I e III di Bonagiunta, che sono nel Vat. 3793, non son quivi trascritte; ma per la I, a 284r, a sinistra, nel margine, è notato: «Auegna che partensa. 294. Reale», e per la III, a 129r, sempre nel margine, a sinistra: «Similen.te honor. 124. Reale», con richiami manifesti (294 e 124) al Vat. 3793.

[27] Vedasi su di esso Barbi, Per un sonetto attribuito a Dante e per due codici di rime antiche, in Bull. d. soc. dantesca ital., XVII [1910], p. 255 sgg.

[28] Barbi, Per un sonetto cit., p. 255. Dá anche come di Bonagiunta le due canz. «Donna amorosa» (p. 109 e «La mia amorosa mente» (p. 111), che nel Pal. 418 seguivano adespote alla ball. I dell'Orbicciani.

[29] Il primo verso del son. I si trova pure riferito a p. 739; cosí il primo verso del son. IV è a p. 789.

[30] Cfr. Barbi, Per un sonetto cit., p. 256 sgg.

[31] Solo il v. 8 del son. I: «Che passa or sôma luce e di valore» — altre poche varianti non hanno alcuna importanza — se ne allontana alquanto. Ma dipende certo dal desiderio del trascrittore di dare un senso, suo, al passo tormentatissimo.

[32] Il Nannucci pubblica anche come di Bonagiunta la canz. «Tanto di fino amore son gaudente», avvertendo che essa insieme con la ball. «Donna, vostre belleze» «dall'editore fiorentino [Val., I, 433] sono assegnate al Saladino da Pavia; ma nel Codice Pucciano, in quello di Pier del Nero ed in altri, vanno sotto il nome del nostro Bonaggiunta» (Manuale cit., I, 195). È certo una svista, perché si fatta canzone, in tutti i cdd. in cui si trova, è attribuita al Saladino: cfr. G. B. Festa, Bibliografia delle più antiche rime volgari italiane, in Romanische Forschungen, XXV [1908], 2, p. 596, n. 614.


ERRATA CORRIGE

p. [143], v. 4:estat'corr.e stat'
p. [154], v. 69:i' spero» ispero
p. [156], v. 59:ad ella» d'ella
p. [179], v. 10:aver » viver


INDICE DEI CAPOVERSI

A cui prudenza porge alta lumera, Pag. [209]
Aldendo dire l'altèro valore, » [210]
A me adovene com'a lo zitello, » [82]
Amore amaro, a morte m'hai feruto, » [17]
Amore, perché m'hai, » [181]
Amor s'ha il mio voler miso di sovra, » [179]
A piò voler mostrar che porti vero, » [105]
A scuro loco conven lume clero, » [15]
Avegna che partensa, » [49]
Ben mi credea in tutto esser d'Amore, » [65]
Certo, non si convene, » [97]
Chi nel dolore ha bona sofferenza, » [210]
Chi va cherendo guerra e lassa pace, » [87]
Compiutamente mess'ho intenzione, » [185]
Con sicurtá dirò, po' ch'i' son vosso, » [89]
Considerando l'altera valenza, » [7]
Considerando la vera partenza, » [155]
Credea essere, lasso, » [137]
De la fera infertá e angosciosa, » [215]
De la rason, che non savete vero, » [92]
De la rota son posti esempli assai, » [28]
Del dolor tant'è 'l soverchio fero, » [20]
Dentro da la nieve esce lo foco, » [83]
Dev'omo a la fortuna con coragio, » [80]
Di ciò che 'l meo cor sente, » [101]
Di dir giá piú non celo, » [169]
Dimme, Amore: vorestú tornare, »[29]
Di sí alta valenz'a signoria, » [145]
Dogliosamente con gran malenanza, » [99]
Dolendo, amico, di gravosa pena, » [175]
Dolorosa doglienza in dir m'adduce, » [161]
Donna, vostre bellezze, » [73]
El nom de Dieu qu'es subiranz, » [224]
Eo so ben ch'om non poría trovar sagio, » [85]
Fèra cagione e dura, » [23]
Fermamente intenza, » [77]
Feruto sono e chi di me è ferente, » [80]
Fin amor mi conforta, » [55]
Fina consideransa, » [51]
Fior di beltá e d'ogni cosa bona, » [213]
Giá non sète di senno sí legieri, » [95]
Gli vostri occhi ch'e' m'hanno divisi, » [88]
Gioia né ben non è senza conforto, » [57]
Gravoso affanno e pena, » [21]
Greve di gioia — pò l'om malenanza, » [219]
In alta donna ho miso mia 'ntendanza, » [135]
Infra le gioi' piacenti, » [61]
La dolorosa e mia grave doglienza, » [152]
La dolorosa noia, » [158]
L'altrier, dormendo, a me se venne Amore, » [29]
L'altrier pensando mi emaginai, » [30]
Lasso di far più verso, » [178]
Lasso, sovente — sent'e' — che natura, » [173]
Lo fermo intendimento, ched eo aggio, » [187]
Lo gran presgio di voi si vola pari, » [87]
Lontana dimoranza, » [25]
Madonna, vo' isguardando senti' amore, » [192]
Madonna, vostr'altèra canoscenza, » [5]
Madonna, vostr'altèro plagimento, » [143]
Magna ferendo me tuba 'n oregli, » [206]
Magna medela a grave perigliosa, » [167]
Meo fero stato — nato — è sí forte, » [205]
Molto si fa biasmare, » [72]
Movo di basso e vogli' alto montare, » [88]
Naturalmente falla lo pensero, » [93]
Ne l'amoroso foco molti stanno, » [84]
Nel tempo averso om dé' prender conforto, » [90]
Non posso proferir quant'ho voglienza, » [180]
Non so rasion, ma dico per pensero, » [92]
Non volontá, ma omo fa ragione, » [14]
Nova m'è volontá nel cor creata, » [195]
Novellamente amore, » [56]
Ogni meo fatto per contrario faccio, » [30]
Oi, amadori, intendete l'affanno, » [69]
Omo, ch'è sagio ne lo cominciare, » [81]
Parlare scuro, dimandando, dove, » [16]
Pensando ch'ogni cosa aggio da Dio, » [13]
Pensávati non fare indivinero, » [93]
Per fino amore — lo fiore — del fiore — avragio, » [85]
Però che sète paragon di sagio, » [86]
Piggiore stimo che morso di capra, » [177]
Poi che mia voglia varca, » [171]
Poi contra voglia dir pena convene, » [150]
Poi dal mastro Guitton latte tenete, » [223]
Poi di tutte bontá ben se' dispári, » [86]
Poi sento ch'ogni tutto da Dio tegno, » [12]
Poi sono stato — convitato — a corte, » [206]
Preg'a chi dorme ch'oramai si svegli, » [176]
Qual omo è su la rota per ventura, » [81]
Quando apar l'aulente fiore, » [63]
Quando vegio la rivera, » [67]
Quattr'omin son dipinti ne la rota, » [31]
Rapresentando a conoscenza vostra, » [175]
Saver, che sente un piciolo fantino, » [83]
Se doloroso a voler movo dire, » [202]
Se 'l filosofo dice: — È necessaro, » [10]
S'eo sono innamorato e duro pene, » [75]
Se quei che regna e 'n segnoria empera, » [174]
Sí come 'l pescio al lasso, » [139]
Sí dilettosa gioia, » [148]
Sí forte m'ha costretto, » [199]
Signor senza pietanza, udit'ho dire, » [191]
Similemente canoscensa move, » [105]
Similemente, — gente — criatura, » [194]
Similemente onore, » [52]
Sovente aggio pensato di tacere, » [3]
Sovrapiagente mia gioia gioiosa, » [179]
Sperando lungamente in acrescenza, » [59]
Tal è la fiamma e 'l foco, » [76]
Tanto saggio e bon poi me somegli, » [19]
Tua scritta intesi bene lo tinore, » [211]
Tutto el tempo del mondo m'è avenuto, » [33]
Tutto lo mondo si mantien per fiore, » [82]
Tuttora aggio di voi rimembranza, » [190]
Una rason, qual eo non sacio, chero, » [91]
Un nobel e gentil imaginare, » [28]
Uno giorno aventuroso, » [60]
Vacche né tora piò neente bado, » [11]
Valenz senher, rei dels Aragones, » [27]
Vero è che stato son manta stagione, » [164]
Vita noiosa pena soffrir láne, » [17]
Voi, ch'avete mutata la mainera, » [79]
Vostra piacenza — tien più di piacere, » [84]
Vostro saver provato m'è mistieri, » [94]


[INDICE]

I — RIMATORI PISTOIESI
I. Meo Abbracciavacca.
Canzoni.
I. Amore non è cagione di pene ma di gioia, p. [3]
II. Nella donna, piú che la beltá, è da stimarsi la saggezza, » [5]
III. Fra i tormenti d'Amore si rallegra, pensando alla virtú della sua donna, » [7]
Sonetti.
I. A fra Guittone. Se possiamo spegnere gli stimoli della generazione, non astenendoci dal bere e dal mangiare, » [10]
II. Al medesimo. Tornato di Francia, espone le sue miserie, » [11]
III. Al medesimo. Se Dio possa usare misericordia verso di lui peccatore, » [ivi]
IV. Al medesimo. Sul medesimo argomento, » [12]
V. A Bindo d'Alessio Donati. Rimprovera l'amico d'essersi perduto in vizi carnali, » [13]
VI. A Dotto Reali. Come mai l'anima, che è formata da Dio, possa essere sopraffatta da altre cure, » [15]
VII. Al medesimo. Si lamenta che gli sia stato risposto oscuramente circa la questione esposta nel sonetto che precede, » [ivi]
VIII. A Monte d'Andrea. Eviti le pene d'amore, mutando luogo, » [17]
IX. Amore gli renda piú pietosa la sua donna, » [ivi]
II. Si. Gui. da Pistoia.
I. A Geri Giannini da Pisa. Si compiace dell'amicizia offertagli da Geri, » [19]
II. Prega Dio che lo liberi dal dolore che l'affanna, » [20]
III. Lemmo Orlandi.
Canzone I. Si duole con Amore che la sua donna, da benigna, sia ora diventata con lui crudele, » [21]
Canzone II. Adducendo il triste esempio di se medesimo, che, senza saper perché, fu abbandonato dalla sua donna, esorta, chi voglia aver ricompensa del proprio amore, di scegliere una donna piacente e saggia, » [23]
Canzone III. È combattuto dalla necessitá di partire e dal dolore di dover lasciare la sua donna, » [25]
IV. Paolo Lanfranchi.
I. Esorta il re d'Aragona a prepararsi a difendersi dal re di Francia, » [27]
II. Ricorda a un uomo, superbo della sua ricchezza, l'instabilitá della fortuna, » [28]
III. Risveglio doloroso, » [ivi]
IV. Amore gli dona in sogno un fiore della sua donna. » [29]
V. Amore manifesti alla sua donna le sue pene, » [ivi]
VI. Amara delusione, » [30]
VII. Lamenta l'avversa fortuna, che gli fa fare sempre il contrario di quel che vorrebbe, » [ivi]
VIII. Vicende di fortuna, » [31]
V. Meo Di Bugno.
Coscienza netta non cura farneticar di gente, » [33]
Nota, » [35]
Glossario, » [43]
II — RIMATORI LUCCHESI
I. Bonagiunta Orbicciani.
Canzoni.
I. È colpito dalla sventura; ma non perciò tralascerá di cantare la gioia che gli viene a mancare, » [49]
II. Rinasce all'amore, perché la donna sua lo esorta a sperare, » [51]
III. Sulla natura dell'onore e del piacere, » [52]
IV. Si consola per aver ottenuto ciò che desiderava, » [55]
V. Lodi della sua donna, » [56]
VI. Ama la sua donna, della quale loda le virtú; ma non ha coraggio di manifestarle il suo amore, » [57]
VII. Dopo aver parlato della lotta, che combatte per la sua donna, disserta sul ben fare e sulla follia, » [59]
VIII. Lodi dell'amore: prega madonna che lo voglia amare, » [60]
IX. Si rallegra pensando alla gioia che spera d'avere, » [61]
X. Non ha l'amore della sua donna e vorrebbe dimenticarla: non essendogli ciò possibile, invoca da lei la fine dei suoi mali, » [63]
XI. Credeva di non essere amato: ma ha avuto torto. E n'è lietissimo, » [65]
Discordi.
I. Invita pulzelle e maritate a darsi alla gioia e all'amore, » [67]
II. Si lamenta della durezza della donna sua, che un tempo lo aveva fatto sperar bene: ha fiducia però ch'ella un giorno muti pensiero, » [69]
Ballate.
I. Non si vantino le proprie virtú. Dio disperda chi male amministra la giustizia, » [72]
II. Varie e tante son le bellezze della donna sua, » [73]
III. Se il poeta è rimeritato del suo affetto, sará il piú felice tra gli amanti, » [75]
IV. L'innamorata arde d'amore e prega l'amante, se ha intenzione di continuare nella sua fierezza, di volerla piuttosto uccidere, » [76]
V. Calda e viva esortazione dell'onore, » [77]
Sonetti.
I. Al Guinizelli. Disputa sulla nuova maniera di poetare, » [79]
II. L'uomo deve resistere fortemente ai colpi di fortuna, » [80]
III. Sebbene ferito, tacerá, perché cosí spera di vincere la durezza della donna sua, » [ivi]
IV. Chi ha la fortuna favorevole non si rallegri troppo, » [81]
V. Non basta cominciare bene: perseverare bisogna, » [ivi]
VI. È come il fanciullo, che torna al fuoco ove s'è bruciato, » [82]
VII. Giuoca intorno alla parola «fiore», » [ivi]
VIII. Piú la ama e piú ella non cede, » [83]
IX. Senza sapere, i signori possono perdere la signoria, » [ivi]
X. Ella ha in sé ogni cosa piacente, ogni valore, ogni conoscenza, » [84]
XI. Molti amano non ricompensati, e il poeta è fra questi; ma sarebbe cortesia che il suo amore fosse un giorno veramente compreso, » [ivi]
XII. Si sente lieto, ché, per ben servire, otterrá l'amore di lei: ma non ne fa mostra, » [85]
XIII. 1. Di un anonimo a Bonagiunta. Come farsi riamare dalla sua donna, » [ivi]
2. Risposta di Bonagiunta. Il vero amore cresce per il servire e per il tacere, e non per il parlare, » [86]
XIV. 1. Di un anonimo a Bonagiunta. Domanda se debba o no manifestare alla donna il suo amore, » [ivi]
2. Risposta di Bonagiunta. Vero amore è quello che è noto tanto all'uomo quanto alla donna, » [87]
XV. Si rifletta prima di operare e di dire, » [ivi]
XVI. Vuol salire in alto sulla sedia del comando, » [88]
XVII. Loda le bellezze di lei, » [ivi]
XVIII. Per quanto abbia pregato la Madonna, non ha potuto levar gli spiriti malvagi da alcuni sonetti, » [89]
Sonetto di dubbia autenticitá.
Spera di ritornar lieto, » [90]
II. Tenzoni.
I. Tenzone fra Gonnella Antelminelli, Bonagiunta e Bonodico.
I. Gonnella a Bonagiunta. Perché il ferro si lima col ferro, » [91]
II. Risposta di Bonagiunta a Gonnella. L'un ferro vince l'altro per forza dell'acciaio, » [92]
III. Risposta di Bonodico a Gonnella. Il ferro corrode il ferro per artifizio, » [ivi]
IV. Risposta di Gonnella a Bonagiunta. Perché vera arte non si può imparare?, » [93]
V. Risposta di Bonagiunta a Gonnella. L'arte corregge la natura; ma, mentre vuol sollevarla, non cerchi d'opprimerla, » [ivi]
II. Tenzone fra Bartolomeo e Bonodico.
I. Bartolomeo a Bonodico. Se donna gentile debba amare amante baldo e ardito o incerto e dubbioso, » [94]
II. Bonodico a Bartolomeo. Donna valente deve amare colui che a lei piaccia, » [95]
III. Gonnella degli Antelminelli.
Stanza. Come deve contenersi il franco amatore?, » [97]
IV. Fredi.
Canzone. È caduto dall'altezza primiera, ma spera di risollevarsi, » [99]
V. Dotto Reali.
Canzone. Privazioni e disagi, che sostiene per causa d'amore, » [101]
Sonetti.
I. A Meo Abbracciavacca. Domanda schiarimenti perché egli abbia cuore scontento e volontá perfetta, » [104]
II. Allo stesso. Sulla questione: Se l'anima viene compíta da Dio, com'è che può fallire, » [105]
Nota, » [107]
Glossario, » [121]
III — RIMATORI PISANI
I. Gallo o Galletto.
I. Ha ricevuto da madonna una rosa e molto spera per questo lusinghiero principio, » [135]
II. Canzone equivoca. Si lagna che da piú d'un anno sia caduto in servitú di lei, e ne loda le bellezze, » [137]
II. Leonardo del Guallacca.
A Gallo. Brutti lacci quelli d'Amore, e quanti affanni esso procura!, » [139]
III. Panuccio del Bagno.
I. È contento di servire madonna, » [143]
II. È contento di soffrire gravi pene per lei, » [145]
III. Si lagna d'aver perduto la gioia che prima aveva avuto, amando madonna, » [148]
IV. Si lagna delle pene in cui si trova per servire madonna, » [150]
V. Ancora mostra il suo dolore per la crudeltá di lei, » [152]
VI. Si lamenta ancora di dover tanto soffrire per essere servo d'Amore, » [155]
VII. Si lamenta delle prepotenze e ingiustizie che commetteva in Pisa la parte che spadroneggiava al governo della cosa pubblica, » [158]
VIII. Vorrebbe trovar rimedio contro le pene d'amore, ma non sa come, » [161]
IX. Dice d'esser tutto preso dall'amore di lei e di non avere altro pensiero, » [164]
X. Rintronico. Consiglia a soffrire le avversitá con rassegnazione, sperando d'averne un giorno lenimento, » [167]
XI. Non potendo piú reggere alle amare pene che lo affliggono, si risolve a parlarne, ma in forma coperta, perché non lo intenda un tal Corso, » [169]
XII. Anche qui parla chiuso, per dare sfogo al dolore che lo affanna, » [171]
XIII. L'anima viene pura dall'alto; ma si guasta poi e si travia, come quella del poeta, che ha dato a madonna l'impero del suo cuore, » [173]
XIV. Instabilitá della fortuna, » [174]
XV. Conforta un amico d'un grave dolore che lo affanna, » [175]
XVI. Dice ad un amico come giá da tre anni sia servo d'amore, e gli domanda consiglio, » [ivi]
XVII. Esorta altri a mostrare, ch'è tempo, il proprio valore, per togliersi dal basso stato, ov'è caduto, » [176]
XVIII. Discopre le sue pene per essere in signoria d'amore, » [177]
XIX. Si lamenta di vedere abbandonata la giustizia e trionfare la slealtá, » [178]
XX. Ogni sua volontá, ogni diletto è in piacere a lei, » [179]
XXI. Amore ha preso tutta la sua anima ed è porto d'ogni sua virtú, » [ivi]
XXII. Ha la graziosa immagine di madonna fissa sempre in cuore, » [180]
IV. Betto Mettefuoco.
Si mostra lieto di essere in servitú d'Amore per una donna avvenente, » [181]
V. Ciolo Della Barba.
Chiede a madonna, poiché è in tutto servo di lei, che si mova a pietá del suo amore, » [185]
VI. Pucciandone Martelli.
I. Si lagna delle pene che gli dá Amore e chiede a madonna che si mova a pietá del suo dolore, » [187]
II. Della gioia che prova a guardar lei, » [190]
III. Si lagna che madonna lo faccia tanto soffrire, » [191]
IV. Si lamenta che Amore lo abbia ingannato, e lo prega a far sí che madonna abbia pietá di lui, » [192]
V. In madonna è ogni bellezza e gentilezza, ed è onorato chi ha fermezza in amar lei, » [194]
VII. Bacciarone di messer Bacone.
I. Stolti coloro che lodano Amore, fonte di tanti mali, » [195]
II. Si lagna di Amore, che con tante pene lo tormenta, e chiede perdono a Dio d'essersi fatto schiavo di lui, » [199]
III. Esprime il dolore che sente a veder governata Pisa da tali che non curano il bene e fanno strazio della patria, » [202]
VIII. Geri Giannini.
I. A Natuccio Cinquino. Si duole della sua dolorosa vita e chiede pietá a Dio, » [205]
II. Risposta di Natuccio Cinquino. Conforta il dolore che ha, sperando che abbia una volta a finire, » [206]
III. A Si. Gui. da Pistoia. Se preferisca che la loro amicizia invecchi o sia sempre fresca, » [ivi]
IX. Natuccio Cinquino.
Tenzoni fra Natuccio e Bacciarone.
I. 1. A Bacciarone di messer Bacone. Perché il dolore e la gioia siano date all'uomo sempre per il suo meglio, » [209]
2. Risposta di Bacciarone. Nel dolore l'uomo impara a soffrire, e nelle prosperità apprende ad essere grato a Dio, » [210]
II. 1. A Bacciarone di messer Bacone. Perché il peccato sia piú amato che fare e dire il bene, » [210]
2. Risposta di Bacciarone. Il peccato è amato piú del bene a causa dell'abitudine, che è piú forte della natura e della ragione, » [211]
X. Lotto di ser Dato.
I. Loda la bellezza e la virtú della sua donna e le chiede scusa se non sa celebrarla come essa merita, » [213]
II. Si lamenta della sua infelice vita e soprattutto di essere abbandonato dalle persone piú care, » [215]
XI. Nocco di Cenni di Frediano.
Si lagna che madonna gli abbia prima fatto sperare d'aver gioia del suo amore, e poi lo abbia ingannato, » [219]
XII. Geronimo Terramagnino.
I. Dice ad un poeta che è bene riflettere lungamente prima di parlare, » [223]
II. Doctrina de cort, » [224]
Nota, » [251]
Glossario, » [275]
Indice dei capoversi, » [287]