SCENA II.
BOBI dal fondo. Detto.
Nanni. — Ebbene?
Bobi. — Sono stato in tutte le botteghe qui attorno; ma non c'è nessuno che voglia prestarmi un quattrino.
Nanni. — Ve ne pentirete, razza di cani... Avete da crepare tutti d'invidia!
Bobi. — Spicciati, che manca meno d'un'ora a mezzogiorno.
Nanni. — Sì, sì, cerchiamo, pensiamo... Su, inventa tu qualcosa per far quattrini...
Bobi. — Sì giusto, è tanto facile! Ad ogni modo una bella giocata sugli stessi numeri della tua suocera l'hai portata ieri sera...
Nanni. — Ma non capisci che si tratta di diventare un signore davvero? Che stanotte è apparsa anche a me? Che m'ha detto le stesse stessissime parole dette a mia moglie la notte passata?
Bobi. — E non canzono! Non t'ho mai visto così persuaso!
Nanni. — Persuaso? Sono convinto, sono sicuro! No, no, non si dà per nulla un caso così straordinario, un caso che non succede due volte in cent'anni! O povera anima, tu mi rendi bene per male... ma lascia fare a me: se sei in purgatorio, ti farò dire tante messe che andrai in paradiso a vapore.
Bobi. — In prima classe... Senti, se sei così sicuro, perchè non vendi i tuoi ferri?
Nanni. — Gli arnesi del povero babbo? I ferri del mio mestiere? No davvero!
Bobi. — Ah! Ah! Sei sicuro di vincere e pensi ancora a fare il ciabattino?
Nanni. — È vero... Se si potessero soltanto impegnare?
Bobi. — Di qua al Monte e tornare in mezz'ora? Nemmeno se si trattasse della vita!
Nanni. — E allora vadano anche loro! Prendi tutto, corri dal rigattiere qui vicino e poi subito al botteghino che ci sarò anch'io; ma spicciati, per carità!
Bobi. — Uff! se non fosse per finire questa vitaccia scellerata! (va al fondo e poi si ferma). Ah! sai che ho paura che tu giuochi troppo in una volta?
Nanni. — E Cecco l'arrotino?
Bobi. — È vero. Oh! il cavaliere per la mazza.
Nanni. — L'hai presa tu dunque?
Bobi. — Presa? l'ho trovata.
Nanni. — Ma in casa mia...
Bobi. — Mi daresti torto?
Nanni. — No... no... non perder tempo... Va... gli dirò che torni... che vada al diavolo!