SCENA III.
BONAVENTURA dal fondo. Detti.
Bonav. — La mia mazza?
Bobi. — Non ha sentito, signor cavaliere? (via dal fondo coll'involto).
Nanni. — La torni; avrà la sua mazza.
Bonav. — Badate che non scherzo, e che sono deciso, se non mi viene restituita dentr'oggi, a fare tutti i passi necessari presso le autorità...
Nanni. — La si cheti e non incomodi le autorità che in giornata la sua mazza le sarà resa... o pagata da me.
Bonav. — Da voi? Sapete che vale quaranta lire?
Nanni. — Ah! Ah! quaranta lire!... La vada tranquillo, e la torni; vedrà la mazza o le sue quaranta lire, e vedrà anche meglio, molto meglio!
Bonav. — E voi vedrete peggio, se credete di aggiungere al danno le beffe! (Parla di quaranta lire, lui, come io di quaranta centesimi!... pagliaccio!) (esce dal fondo).
Nanni. — Poverone! per quaranta miserabili lirette! Ah! non so quanto Bobi potrà ricavarci da quei ferri, ma sarà sempre poco! Bisogna che io porti tutto quello che è possibile: che monta se ora do per un soldo ciò che ne vale cento, quando fra poco quel soldo diventerà un migliaio di lire? Ah! tutti i giornali hanno da parlare di me. A proposito, i soldi di Oreste! Io non ci pensava! (apre un cassettino nell'armadio e ne prende una vecchia borsa) Sono pochi soldi, ma in questo momento sono un patrimonio...