SCENA IX.

ANDREA dal fondo. Detti.

Andr. — Che fai tu qui, Luigi?

Luigi. — Venite, padre mio, e guardate... Fino i ferri del suo mestiere ha venduto, e loro non hanno nulla da sdigiunarsi!

Fior. — Non ho nulla da dare alla mamma... (buttandosi nelle braccia di Maria, singhiozzando) null'altro che le mie lagrime!...

Andr. (buttando via la mela strappata a Maria, che poi Oreste raccoglie) O per Diana, questo è troppo, mio caro Nanni! Luigi, corri a casa, aggiungi altre provvisioni alle tue e poi qui subito con una carrozza...

Luigi. — Corro! (via correndo dal fondo)

Andr. — Fiorenza, volete bene voi a vostra madre? ne volete al mio Luigi?

Fior. — E me lo domandate?

Andr. — Maria, vi sta a cuore la vostra salute?

Maria. — Non per me, per loro...

Andr. — E siete contenta che la vostra figliuola sposi il mio Luigi, e che Oreste impari un mestiere?

Maria. — Oh! non dite altro, Andrea; io non credo più alla felicità.

Andr. — Ebbene, se è vero che vi prema la vostra famiglia, se credete che io vi voglia fare del bene, su pigliate le vostre robe e via con noi per Pistoia.

Maria, Oreste, Fior. — A Pistoia?

Andr. — Sì, alla mia officina; ma via, prima che avvenga peggio e subito; altrimenti vi pianto e chi s'è visto, s'è visto.

Fior. — Oh! Andrea, Dio vi ricompenserà!

Maria. — (E il mio Nanni?)