SCENA VII.
BOBI con paniere coperto da un tovagliuolo. Detto.
Bobi (squassando il cappello a cencio). — Piove, governo ladro!
Nanni. — Hai finito di vendere il tuo bollente che è più secco di un panforte!
Bobi. — E perchè avrò finito?
Nanni. — Perchè ho giuocato i nostri numeri, il mio Bobi!
Bobi. — Buffone. Non ti ho dato che mezza lira questa volta... Mi hai rattoppato le mie scarpe?
Nanni. — Eccole.
Bobi. — Quattro punti mal cuciti. E i chiodi nelle suola?
Nanni. — Non ho chiodi... cioè ne ho tanti che non ne posso piantar degli altri.
Bobi. — Lasciami stare che ho la luna di traverso... Quanto costa?
Nanni. — Fra amici... due soldi (si alza e scende con Bobi alla ribalta).
Bobi. — Ti darò due pani (glieli porge).
Nanni. — Tu non hai il becco di un quattrino dunque?
Bobi. — Sfido io! Il commercio va a rotoli.
Nanni (colla bocca piena). — Non si mangia più!
Bobi. — Le tasse pigliano ogni cosa! Mi dai un foglio di carta per involgere le scarpe?
Nanni. — Dove lo piglio io un foglio?
Bobi. — Già; sono appunto i fogli che ti mancano. Le metterò qui.
Nanni. — Col pane di ramerino?
Bobi. — Le metto in fondo, non si vedono. Te li ho dati i pani?
Nanni. — Sì... e sono bollenti... di ier l'altro!
Bobi. — M'addormentai e non fui più a tempo a pigliarli appena sfornati.
Nanni. — Si vede che tu fai bene il tuo mestiere.
Bobi. — O non son padrone di farlo come mi piace? C'è ella questa benedetta libertà sì o no?
Nanni. — Sì, ma c'è anche quella di non desinare!
Bobi. — Di' piuttosto che non c'è nè questa, nè quell'altra.
Nanni (continuando a mangiare). — Uhm.
Bobi. — Con questo governo, mondo birbone!
Nanni. — Io m'intendo poco di politica... c'ho il figliuolo che fa il giornalista... ma ci leggo poco io... fuori del libro dei sogni!
Bobi. — Se tu leggessi, vedresti che con questo governo (dopo di aver dato uno sguardo in fondo) non c'è sugo!
Nanni. — Perchè? Di' su, Bobi, mi fai passare il tempo.
Bobi. — Grazie... Libertà; sempre libertà; ma che libertà è questa, se mi tocca sempre sgobbare, io che non sto bene che a sedere?
Nanni. — Siamo giusti: il denaro corre ora più d'una volta...
Bobi. — Sì... corre... corre... corre tanto che non si arriva mai!
Nanni. — Dillo a me che sono senza un quattrino! È vero che se io lavorassi...
Bobi. — Bravo, se io lavorassi! Ma che dovrei fiaccarmi l'osso del collo a lavorare, se ci fosse un po' di vera libertà? Senti la bella libertà che s'ha adesso. Fin da piccino tutti i giorni mi buscavo mezza dozzina di scappellotti per non volere andare a scuola... Ma se voglio essere un asino, io diceva al babbo...
Nanni. — E per asino mi par che tu sia riuscito benino!
Bobi. — Ma mio padre vedendo che non c'era verso di farmi andare a scuola, si mette subito in testa di farmi imparare un mestiere... e non erano più scappellotti, sai... ma io preferiva le legnate al mestiere, perchè proprio sono nato troppo amante della libertà... O Nanni, tu non hai idea di quello che ho patito per la vera libertà io!
Nanni. — Tuo padre morì che tu avevi vent'anni, mi hai detto...
Bobi. — Sì... e respirai... Gli volevo bene; ma le nostre opinioni politiche erano troppo diverse.
Nanni. — D'allora in poi fosti libero.
Bobi. — Libero? sì, giusto! mi toccò subito di fare il soldato... Io il soldato? Otto ore di esercizi? Piuttosto in prigione!... Finisco di fare il soldato e mi butto a girare il mondo... E subito, sai quei signori: dove va? che fa? nulla? sospetto! vagabondo! all'ombra! — In Italia, dà retta a me, non c'è neanche la libertà di passeggiare!
Nanni. — Ah! ah! che esagerone!
Bobi. — Gira di qua, gira di là... sempre lavora! lavora! sei grande e grosso, lavora! — Che colpa ci ho io se sono grande e grosso? Che mi son fatto da me? Fo del male a qualcheduno? Se c'è libertà, lasciatemi fare quello che mi piace... mi contento di far nulla! Nossignore! ho dovuto assoggettarmi, ho dovuto farmi coraggio: vendere i semini d'estate e il pane di ramerino d'inverno! Bene, ora che mi strapazzo, ora che mi martirizzo, siete contenti, razza di cani?
Nanni. — Che vorresti tu alla fin fine? Rimpastare il mondo!
Bobi. — Oh! se lasciassero fare a me, mondo ladro!
Nanni. — Sentiamo, sentiamo, Bobi...
Bobi. — Rifarei ogni cosa da capo a fondo.
Nanni. — Sentiamo, via. Che cosa faresti?
Bobi. — Articolo primo: Signori... psst!
Nanni. — Tutti a un modo; bravo!
Bobi. — Secondo: lavoro... psst!
Nanni. — Abolito; benone!
Bobi. — Terzo: tutti i regolamenti, tutte le leggi...
Nanni. — Psst!
Bobi. — Meno il lotto!
Nanni. — Bravissimo!
Bobi. — Quarto ed ultimo: tutte le donne... parlo delle giovani...
Nanni. — Psst!
Bobi. — No... libertà completa!
Nanni. — Purchè tu non mi chieda la figliuola... se vuoi la moglie; magari subito!
Bobi. — Piuttosto un accidente!