SCENA VIII.

BONAVENTURA dal fondo con due stivaletti accartocciati. Detti.

Bonav. — Si può?

Nanni. — Avanti! (sottovoce a Bobi) Maledetto seccatore!

Bobi. — Psst!

Bonav. — (Che miseria!) Siete voi il calzolaio Nanni?

Nanni. — Per servirla.

Bobi. — (Che muso tinto!)

Bonav. — Vorrei che rimetteste i tacchi a questi stivaletti.

Nanni. — Domani... (Ma se vinco stai fresco).

Bonav. — Quel punto agli stivali da caccia lo avete dato? Sono quelli...

Nanni. — Ah! la riconosco; me li ha portati il servitore...

Bonav. — Quanto costa?

Bobi (sottovoce a Nanni). — Il doppio sai, è un signore...

Nanni. — Questi sono bell'e pagati... per questi... una lira.

Bonav. — Eccovene due, galantuomo.

Nanni. — Non ci ho resto... me li pagherà domani.

Bobi. — L'amico non ha mai spiccioli.

Bonav. — Che importa? Faremo patta con altri lavori per me, la famiglia... e via dicendo...

Nanni. — Come la vuole... (a Bobi sottovoce) Fosse venuto ieri, che bella posta!

Bonav. — (Potessi mandar via quell'importuno!) (a Bobi) Vorreste, pagando, farmi il servizio di portare subito quegli stivali a casa mia colle loro forme?

Bobi. — E fin dove?

Bonav. — Qui vicino, sul canto, al N. 17. Saranno cento passi a dir molto.

Bobi. — A pian terreno?

Bonav. — No, al primo, tre scale.

Bobi. — Tre scale!

Bonav. — Quanto pretendete?

Bobi. — Oh! la faccia lei che sarà ben fatto.

Bonav. — No, no, patti chiari.

Bobi (sottovoce a Nanni). — (Se non mi paga bene, non mi muovo). Mi dà una lira.

Bonav. — Una lira per portare a due passi un paio di stivali?

Bobi. — Che vorrebbe che portassi anche lei?

Bonav. — No, ma che foste più discreto... Con una lira piglio una carrozza.

Bobi. — Se la piglia mi fa piacere. Ci ho sempre gusto io a vedere la gente in carrozza.

Bonav. — (Maledetto!) Via, farò come volete, ecco una lira (la porge a Bobi). Grazie.

Bobi. — Di che? (s'avvia al fondo senza pigliare gli stivali).

Bonav. — Dove andate? Pigliate gli stivali.

Bobi. — Ora... ora... Vado qui da Bista pel necessario (via).

Nanni. — La ritornerà lei a pigliare gli stivaletti?

Bonav. — O io o il servitore... Ma è facile che torni io stesso. Non ho nulla da fare, e mi piace trattenermi coi lavoranti.

Nanni. — La venga o la mandi dunque domani a buio.

Bonav. — Sta bene.

Bobi (dal fondo, mentre un piccolo barroccino a paniera si ferma dinanzi alla porta: Bobi vi mette dentro gli stivali, quindi vi si adagia). — Vai, Bista... (Il barroccino spinto da un fanciullo scompare).

Bonav. — Oh! mi dimenticava una cosa. Voi che vedete molta gente, particolarmente di servizio, non conoscereste una ragazza che volesse venire a servire mia moglie?

Nanni. — Io no, almeno per ora.

Bonav. — Una ragazza di bell'aspetto e buona, s'intende. In quanto a capacità, non importa; mia moglie cerca, più che una cameriera, una donna di compagnia nei pochi momenti in cui sta in casa... e non faccio per dire, in casa mia si sta bene!

Nanni. — Lo credo io; ma proprio non saprei a chi indirizzarla... Aspetti... no... no... non saprei davvero.

Bonav. — Non avete una nipote, una parente, e via dicendo? Ah! mi dimenticava di darvi il mio indirizzo... Cavaliere Bonaventura, sul canto della strada, sopra il caffè, al primo piano.

Bobi (dal fondo). — Ecco fatto.

Bonav. — (Già tornato!)

Bobi (a Nanni sottovoce). — C'era un servitore che voleva lo aiutassi a portare la legna in cantina... Che bestia! Io invece gli ho fatto portare su gli stivali... Ora ho il diritto di riposarmi! (si sdraia sulla panca) Bella casa, sai, quella del signore.

Nanni. — Oh! l'ho sentita nominare più volte... Caspita, so che Andrea il tappezziere qui vicino lavora per lei...

Bonav. — Una bazzecola! Rifà il quartiere di mia moglie... Mi dispiace davvero che non abbiate qualche giovinetta per bene... Io ho sentito parlare di voi ed i vostri casi m'interessano... Vi ho anche visto qualche volta nel botteghino del lotto... Giuoco anch'io di quando in quando...

Nanni. — E non ha mai vinto?

Bonav. — Ho vinto una volta dopo di aver giuocato per tre volte gli stessi numeri.

Nanni. — Sicuro, così si deve far sempre. Ah! lei conosce il giuoco, sebbene non abbia bisogno di vincere, come l'ho io!

Bonav. — Oh! per questo, no; ma il denaro non guasta mai!

Nanni. — E a me poi che sono proprio al verde!

Bonav. — Ma se potessi fare qualche cosa per voi, procurarvi qualche altra occupazione...

Bobi. — Oh! la faccia per me, che per disperato e giuocatore di lotto non ce n'è uno compagno in tutta l'Italia! Lei che ha le braccia lunghe, se mi trovasse qualche impiego!

Bonav. — Come? voi che pigliate un barroccino per portare un paio di stivali, volete un impiego?

Bobi. — Un impiego da stare a sedere, badiamo, in qualche anticamera... sotto un portone... Un lavoro... da poco... un lavoro senza lavoro... non so se mi spiego.

Bonav. — Vedrò. Dunque non se ne fa nulla di questa cameriera?

Nanni. — Per ora non saprei davvero dove metter le mani.

Bobi (a Nanni). — O la tua figliuola? (a Bonaventura) Tenera e bianca come una vitella da latte!

Nanni. — Smetti! L'è sposa lei.

Bonav. — Se lo sposo è contento, meglio, meglio assai...

Bobi (fra sè). — (Ho bell'inteso!)

Nanni. — Non se ne fa nulla, sa...

Bonav. — Trenta lire al mese, e anticipate, le avrei spese volentieri... Poi ci sarebbe lo spoglio di mia moglie, le mance di capo d'anno, dei pranzi...

Bobi. — Un affarone, Nanni!

Nanni. — Non se ne parli neanche.

Bobi. — Grullo.