SCENA VII.
BOBI dal fondo, col solito paniere. Detto.
Bobi (fuori di scena). — Bollente!
Nanni. — Accidenti anche a te! Ma venga; mi trova disposto a riceverlo! S'io avessi lavorato tutte le ore che mi ha fatto perdere quel poltrone, non sarei ridotto a questo punto (si pone al deschetto e lavora).
Bobi. — Ohe! Nanni, gran novità, sai!
Nanni (senza badargli seguita a lavorare).
Bobi. — Ti ricordi, Cecco l'arrotino? Ebbene, venerdì scorso, mentre stava cenando, che è, che non è, sua moglie gli casca fredda stecchita in terra! Ma guarda che cosa vuol dire nascere colla camicia! Un altro intanto si sarebbe disperato o sarebbe andato all'osteria... lui invece va dritto al botteghino del lotto e gioca il numero del colpo, l'età della moglie e il giorno della sua morte. Ma o fosse stralunato da quel che era successo o pensasse troppo alla vincita, fatto sta che invece di dare al botteghino un cavurrino, gli lascia bell'e intero un foglio da venti, e il Ricevitore gli mette un biglietto da venti sul terno.
Nanni (crolla le spalle, ma rallenta il lavoro). — Me ne importa assai!
Bobi. — Il giorno dopo, sabato, Cecco guarda la polizza e s'accorge soltanto allora di aver giocato venti lire!... Spaventato, corre qua e là per trovare qualcheduno che glie la pigliasse; ma sì! ebbe un bel cercare, non la potè vendere a nessun prezzo... Figurati come si limava dentro! Ma qui viene il buono: all'ora dell'estrazione va in piazza, e...
Nanni. — Eh?...
Bobi. — Vede tirar fuori uno dopo l'altro i suoi tre numeri!
Nanni. — Gesummaria!... Ma che me ne importa? Tanto io non gioco più (si rimette a lavorare).
Bobi. — A me lo vuoi dare ad intendere? Sai quanto ha vinto l'arrotino?
Nanni. — Quanto?
Bobi. — Centomila lire!
Nanni. — Caspita!... se le goda!
Bobi. — No, che non se le gode, perchè dalla consolazione gli ha dato volta il cervello.
Nanni. — Che grullo! Ma a me che importa? Non gioco più.
Bobi. — Non ti credo.
Nanni. — Senti, stanotte mia moglie ha sognato sua madre buon'anima che si può dire le portava i numeri e io non li gioco, non li gioco, capisci?
Bobi. — Dio, se sortissero!
Nanni. — Ma che sortissero! se c'ho la maledizione! Se in trent'anni non ho mai guadagnato un terno!
Bobi. — E se ti toccasse di vederli sortire senza averli giocati? C'è da morire d'accidente!
Nanni. — Non li guarderò, non lo saprò e così non me ne importerà nulla.
Bobi (carezzevole). — Nanni...
Nanni (sempre sulle sue). — Lasciami lavorare. Va via.
Bobi. — Raccontami il sogno di tua moglie, e io vado via subito. E se vinco, il terzo.
Nanni. — Bobi, se non te ne vai, ti mando io!
Bobi. — O mondo cane! Se non vuoi giocare, padrone; ma rifiutare poi di guadagnare senza rimetterci altro che due parole, questa davvero non la posso mandar giù!
Nanni (si alza e scende con Bobi alla ribalta). — Ebbene, senti, e poi vattene all'inferno te, il sogno e il giuoco e chi lo ha inventato. Mia moglie sognò dunque che la sua mamma morta or sono tanti anni, la svegliava...
Bobi (tira fuori un libro unto e stracciato e lo consulta rapidamente). — Un momento, un momento. La madre morta... e la figlia che dorme... due numeri... tredici e diciotto...
Nanni. — Uno solo: la figliuola svegliata dalla mamma, ventisette; la so a memoria io la cabala...
Bobi. — Ma prima di essere svegliata, dormiva... diciotto.
Nanni. — Allora prima di dormire sbadigliava, lavorava, mangiava e discorreva... Che bestia!
Bobi. — Sei tu una bestia! Che t'importa se non giochi più?
Nanni. — È vero, ma la cabala non si consulta in quel modo.
Bobi. — Ma neanche nel consultare la cabala ci ha da essere un po' di libertà?! Dunque tredici e diciotto.
Nanni. — Ventisette.
Bobi. — Io giocherò il tredici e il diciotto.
Nanni. — E sortirà il ventisette.
Bobi. — Come ti pare. Avanti.
Nanni. — La sveglia, come ho detto, e le dice con una voce che va al cuore... cinquantadue...
Bobi. — Al cuore o ai piedi, tira via!
Nanni. — Figlia mia, se tu hai costanza...
Bobi. — Costanza? aspetta... costanza... ca... ca... che... chi... co... cu... costanza non c'è.
Nanni. — Costanza vuol dire forza, coraggio... trentanove.
Bobi. — Sarà, sebbene io che ho la costanza di non far nulla, non abbia mai avuto coraggio di far qualcosa... Ma via, tiriamo di lungo...
Nanni. — Se hai costanza, vedrai ancora la fortuna in casa tua, nella tua famiglia... settantotto...
Bobi. — Un momento, un momento: ha detto casa o famiglia?
Nanni (stizzito). — Quando la smetti? Una o l'altra non capisci che qui torna lo stesso, testa di ciuco?!
Bobi. — Nossignore, la casa bisogna giocare, la casa!
Nanni (in collera). — La famiglia, che tu sia maledetto, perchè casa non ne abbiamo!
Bobi. — O questa casa, perdindediana, non è tua pagando la pigione?
Nanni (sulle furie). — No, perdinderindella, perchè la pigione non l'ho mai pagata!