SCENA VI.

BONAVENTURA con una mazza che ha il pomo d'oro, più azzimato del solito, dal fondo. Detti.

Bonav. — Si può? Buon giorno, spose...

Fior. — Sì, davvero!

Nanni. — I suoi stivaletti non ho potuto ancora accomodarli, ma fra un paio d'ore saranno in ordine.

Bonav. — Non importa... Quella è la moglie?

Nanni. — Dicono.

Maria. — Per servirla. S'accomodi.

Bonav. — Mezza malata mi pare...

Maria. — Ho la febbre... ma come è venuta se ne andrà!

Bonav. — Male, male!... Bisognerebbe sentire un medico, pigliare le sue ordinazioni...

Maria. — Eh! Il medico, il medico! So io quel che ci vorrebbe!

Bonav. — Un cibo più sostanzioso... buona carne... buoni brodi... Badate che colle febbri non si scherza...

Fior. — Povera mamma!

Bonav. — Capisco... i tempi sono così cattivi... poco lavoro... tante tasse...

Nanni. — Oh! per le tasse... a dirle la verità, ne discorro anch'io... ma quanto poi a pagarle... sfido l'esattore a pigliarmi la croce d'un quattrino! Dica piuttosto che ora tutto costa un occhio...

Bonav. — E le pigioni? Un orrore!

Nanni. — A me lo dice? Io ho tanta paura della scadenza che non ci penso mai!... Ma a parte lo scherzo, sono davvero brutti momentacci questi per me: la moglie, la vede, un'ombra; la figliuola che pure non faccio per dire sa far di tutto, con poco lavoro e sa come sono pagate le donne; il figliuolo poi meno che mai... sono in tanti oggi!

Maria. — E sì che è svelto la sua buona parte!

Bonav. — Che mestiere fa il vostro figliuolo?

Nanni. — Fa il giornalista.

Bonav. — Caspita! se ha dell'ingegno...

Nanni. — Ingegno? Se lo sentisse come strilla!

Bonav. — Ah! È della sinistra?

Nanni. — Oh lui va a sinistra e a destra... pur di far quattrini!

Bonav. — Ah! bene! bene! E voi, bella ragazza, quando vi maritate?

Fior. — Oh sì giusto! Chi lo sa più quando!

Bonav. — Allora, caro Nanni, perchè non la collocate come vi ho detto io?

Nanni. — Senti, Renza, questo signore; se tu volessi fare la cameriera a sua moglie...

Fior. — Ha moglie?

Bonav. — Sì... Avreste trenta lire al mese, più lo spoglio dei vestiti, le mancie di capo d'anno, dei pranzi, e via dicendo...

Maria. — Davvero?

Fior. — Ma io non ho il piacere di conoscerlo...

Nanni. — Con una parola lo faccio conoscere subito: è un cavaliere!

Bonav. — Bonaventura, qui vicino, sul canto.

Nanni. — E un cavaliere Bonaventura non può recarti che fortuna...

Fior. — Può essere; ma io non posso lasciare la mamma in quello stato.

Bonav. — Oh! la vedrete quando vorrete... Voi piacete a mia moglie... Vi ha vista più volte dalla finestra... In casa mia, non faccio per dire, starete bene: c'è poco da fare, e mia moglie è sempre fuori di casa...

Maria. — O figliuola mia, ma è la provvidenza che te lo manda!

Nanni. — È come se tu avessi guadagnato un terno!

Fior. — Il signore è anche troppo buono per quello che so fare io... (Eppure sento una ripugnanza!)

Nanni. — Per me ti lascio libera, non ti dico una parola; tu sai in che miseria ci troviamo..... Fa come ti pare: tua madre ha bisogno di essere nutrita bene, tuo fratello di essere vestito, ed io non posso lavorare perchè sono senza pelle!

Fior. — Ma che dirà Luigi?

Nanni. — Che ha da dire? Saresti a due passi e lo vedresti ogni giorno egualmente; ma fa come ti pare... Pensa però che fra quindici giorni il padrone di casa ci dà lo sfratto...

Maria. — Che dici tu mai? Oh! Nanni! Nanni!

Nanni. — Ora è inutile il tuo Nanni, Nanni... Tu fai quello che ti pare: fame, freddo, fuori di casa, e senza pelle... sei in libertà!...

Fior. — Avrei voluto dir prima una parola a Luigi; ma egli non può disapprovare che io colga una così buona occasione di essere utile alla famiglia...

Maria e Nanni. — Non può!

Fior. — E allora accetto e vi ringrazio.

Maria. — Che tu sia benedetta!

Nanni. — L'è buona come un marzapane! È mia figlia!

Bonav. — Poverina! Stava lì tutto il giorno ad agucchiare, a guastarsi le mani, a rompersi il petto... Ma io vado subito ad avvertire mia moglie: voi intanto preparatevi, e allegra, che d'or innanzi, non vi dico altro, sarete contenta in tutto... e via dicendo (via dal fondo).

Fior. — Non vi posso nascondere che sto in una certa apprensione: ha un certo modo di guardarmi quel signore!

Nanni. — Sguardo da cavaliere!

Maria. — Ah! un'idea... aspetta... Sai, la merciaia? lei conosce mezza la città e mi saprà dire, non dubitare, se sono o no gente di garbo... O poveretta me, appena mi reggo ritta... e che brividi... con quel vento strapazzone!

Fior. (aiutandola a coprirsi). — Par fatto apposta... Coraggio, mamma! (Maria esce dal fondo). Sei contento ora, babbo?

Nanni. — Ed io contenterò anche te... Già, giocare non gioco più, te lo giuro. Tu ricordati intanto di mandar giù di cucina il più che potrai. È l'appetito che ci fa rabbiosi, sai: manda giù della roba che ci faccia la bocca dolce e poi vedrai!

Fior. — Vado a mettere insieme quel po' di biancheria... Ah! purchè Luigi sia contento! (via dalla destra).

Nanni. — Oh perchè non ha da essere contento anche lui? Trenta lire al mese; poco alla volta si paga la pigione, si leva dal Monte la nostra roba. Io, un paio di lire e anche tre al giorno me le guadagno... perchè se una volta con una lira codina si desinava, bisogna anche dire che a guadagnarla ci voleva poco meno che la giornata... Oreste se lo piglia Andrea; la mia Maria appena vede le cose avviate un po' per bene, la guarisce subito, e lavora e guadagna anche lei. E io moriva di fame! Ah! maledetto sia il giorno in cui mi ficcai in testa quel gioco scellerato!