SCENA IV.

SILVESTRI dal fondo. Detti.

Prosp. — L'avvocato Silvestri. Venga, venga!

Gius. — Benvenuto, signor Silvestri. (a Bobi) Ma se io non posso avere il piacere di servirla e le basta un consiglio, ecco un avvocato che conosce la legge appuntino e che è cortese quanto bravo.

Silv. — Troppo onore, signor commendatore. (a Bobi) Dica liberamente.

Bobi. — (Commendatore? Ma allora non è lui). Ecco, le dirò: io ho avuto una commissione curiosa. Sa lei del processo Valori che si sta per fare?

Silv. — Nessuno lo conosce meglio di me. Farà molto rumore, sebbene non mi sia riescito di mettere le mani addosso al reo.

Bobi (sbalordito). — Lei?

Silv. — Sostituto Procuratore del Re ai suoi comandi.

Bobi. — Obbligato!... Non s'incomodi!... Mi rincresce di essermi dato tanto disturbo... Cioè!... Basta.

Silv. — Come le piace. (si riavvicina a Giuseppe)

Prosp. (a Giuseppe). — Mi dimenticavo di dirle che il cocchiere domanda se ha da andare alla stazione ad aspettare il cavalier Valori.

Bobi. — Valori?!

Silv. — L'industriale di Belmonte, quello che poco mancò non fosse per ogni verso vittima dell'imputato...

Gius. — Se approfitta del mio legno per recarsi alla stazione, lo vede.

Bobi. — Grazie tante! Non voglio far altre conoscenze io! E poi mi fa meglio andare a piedi... Ma lei non ha un figliuolo che s'è messo soltanto or ora a far l'avvocato?

Gius. — Il nipote, Tullio Savelli.

Bobi. — Ecco quello che io cerco, quello di cui parla il giornale, Tullio!

Gius. — Se ritorna fra un'oretta, o va alla stazione lo vede.

Bobi. — Vado alla stazione. (Ma non vorrei imbattermi nel Valori...) (a Prospera) Non c'è altra strada per andare alla stazione?

Prosp. — Sicuro che c'è; il sentiero per i campi in faccia alla porta del giardino, giù dritto fino in fondo alla scesa. Laggiù troverà una bella casa con tanto d'arme sulla porta, la infili sicuro come in chiesa, attraversi l'orto e darà subito del naso nella stazione.

Bobi. — Gli è il fatto mio... Ma che cos'è quella bella casa coll'arme sulla porta in cui devo entrare?

Prosp. — La caserma dei carabinieri.

Bobi. — La caserma dei carabinieri?! (esce rapidamente dal fondo seguito da Prospera sino alla soglia)

Prosp. — Ma non di li! Per il sentiero! — Gli dico di qua e lui va di là! (gli scompare dietro)

Silv. — Mi permette, signor commendatore, che io approfitti di questo momento in cui siamo soli per dirle due parole?

Gius. — Volentieri. S'accomodi. (Che mi vorrà dire? Forse del processo...)

Silv. — Comprendo che abuso forse della sua bontà; ma non posso differire la preghiera che sto per farle.

Gius. — Lei non abusa di nulla, ed io sarò lietissimo di provarle quanta stima ho per lei. Dica adunque liberamente.

Silv. — Ebbene, sappia che io non ho potuto frequentare la sua casa senza rimanere vivamente colpito dalle grazie dello spirito e della persona della sua signorina.

Gius. — Come? Come? E aspetta a venirmelo a dire adesso che sta per arrivare quel nipote che desidero dare in sposo a mia figlia?

Silv. — Sì, perchè non l'ho saputo che stamane.

Gius. — E lei, appena saputo che io desidero questo matrimonio, invece di dire: pazienza, dovevo venir prima, sono arrivato troppo tardi, viene a confessarmi il suo amore giusto quando sta per arrivare l'altro! Eh! non c'è che dire, questo si chiama proprio scegliere il momento buono! Ma sa che se io non la conoscessi per giovane educato e modesto, m'avrebbe l'aria di dirmi: non la dia al nipote la sua Luigia, che non la merita, la dia a me che la merito il doppio!

Silv. — Mi perdoni; ma io non posso esser venuto a domandarle la mano della sua figliuola.

Gius. — E a quale scopo mi viene allora a fare la sua confessione? Dal momento che sa che la ragazza è destinata ad altri, mi pare che l'incidente sia bell'e esaurito! Io l'ho invitata alla piccola festa che faccio in casa per l'inscrizione del nipote nel collegio degli avvocati: se rimane mi fa un piacere; ma se teme di non potersi contenere, io la lascio in libertà, e amici come prima.

Silv. — Mi farò forte, e poi il rispetto che ho per lei basterebbe a ricordarmi il mio dovere.

Gius. — (Povero giovane!) Ma un momento: Luigia non sa nulla di tutto questo?

Silv. — Oh, senza il suo consenso!

Gius. — Bravo! Bravo davvero! (Lo fa apposta a condursi così bene!) Mi duole, sa, che m'abbia fatto questa sua confessione, mi duole davvero e tanto più quanto è grande la stima e la simpatia che ho per lei... Si, e non esito a dirle chiaramente che se non avessi il nipote, se il nipote non convenisse, sarei ben contento di avere per genero un giovane come lei. (si alza)

Silv. (con calore, alzandosi). — Dice davvero?

Gius. — Ho sempre detto quello che penso in casa, in tribunale, in Parlamento.

Silv. — Allora io la ringrazio di gran cuore di concedermi quanto sono venuto a domandarle, una speranza.

Gius. — Ma che speranza dal momento che la dò al nipote?

Silv. — Perdoni; ma lei ha detto che se il nipote per qualche verso non convenisse...

Gius. — Sì che l'ho detto; ma perchè non ha da convenire? Crede forse che Tullio sia brutto come uno scarabocchio e scipito come una testa di rapa?

Silv. — No; ma se per caso non piacesse alla signorina o non contentasse lei...

Gius. — Piacerà! Contenterà!

Silv. — Può essere, ma io non rinunzio alla speranza che possa non piacere e non contentare...

Gius. — Ma guarda che chiodo s'è fitto in capo! Quasi quasi darei subito subito la figlia al nipote senza condizione!

Silv. (ridendo). — Di questo non ho punto timore.

Gius. — Oh sta a vedere che mi mette in puntiglio! E chi le dice che io non sia capace di farlo?

Silv. — Tutto quanto il suo passato.

Gius. — Ha ragione.

Silv. — E poi me l'ha già permesso di sperare!

Gius. — Ebbene speri, speri pure; ma mi lasci dire che se non ha altri moccoli, dovrà andare a letto al buio... e solo!

Silv. — Solo, no... colla mia speranza!

Gius. — Padrone! Padronissimo!

Silv. — E io la ringrazio nuovamente di questo altro permesso.

Gius. — To', ora gliel'ho già permesso due volte! Ma ad ogni modo rimane fra di noi due, eh?

Silv. — Sul mio onore.

Gius. (porgendogli la destra). — Bravo! Io al suo posto dispererei; ma dal momento che a lei fa piacere sperare, che gli ho da dire? Tutti i gusti sono gusti!