SCENA IX.
PROSPERA e l'avvocato PETRONIO BARBARICCIA dal fondo. Detti.
Prosp. — (ironica) Un amico intimo del sor Tullio!
Gius. — Favorisca, signor avvocato.
Petr. — Sono amico di suo nipote, anzi compagno di università. Ciao Marcolini. Tullio mi ha dato appuntamento qui, ed io ci sono venuto senza géna.
Gius. (a Luigia). — Deve essere un francese. — S'accomodi.
Petr. — Dopo due ore di tram? Basta.
Gius. — Padrone. Fa anche lei l'avvocato?
Petr. — A che? Noi si bada ai principii e non ad arrangiarci. So quello che mi dico.
Gius. — (È più fortunato di me).
Marc. — Di' loro subito che dirigi un giornale.
Petr. — La Torpedine, al loro servizio.
Gius. — Alla larga! Ma il signore propugna forse la difesa delle nostre coste?
Petr. — Io non difendo nulla, al contrario. La Torpedine sociale.
Gius. — Allora la rottura! Ma, mi perdoni, non l'ho mai intesa nominare.
Petr. — Non mi meraviglio. So di quali idee lei è imbibito...
Gius. — Finora non capisco di quali sia imbibito lei; ma, ad ogni modo, sappia che le mie non hanno mai escluso nessuna opinione onesta e sincera.
Petr. — Il signor Silvestri potrà dirle quali sono le mie idee.
Silv. — Mi scuserà se in conversazione non ricordo mai quanto ho saputo o detto in correzionale.
Petr. — Tanto meglio; ma vorrà almeno aggiungere in processo di stampa.
Silv. — Se crede che debba dire così, sia.
Luig. — (Che amici curiosi ha Tullio!)