II.

Poichè il Poema di Dante, concepito con intendimento mistico verso una figura (Beatrice) e un affetto reali, svolge e atteggia, intorno a questa figura e a questo affetto sovrani, la realtà umana in universale, ma con molto maggiore abbondanza e rilievo di figure e concentramento d'interesse la realtà storica contemporanea; il protagonista di tale rappresentazione non lo possiamo pensare in guisa diversa che come uomo nel quale questa realtà odierna s'individua, per lo meno, tanto potentemente, quanto negli altri personaggi che con lui convissuti egli nel Poema introduce con sè. È questa una necessità estetica del concepimento dantesco, la quale informa e caratterizza la figura di lui che vi opera. Dante, nell'azione del Poema, è l'uomo, la creatura umana, che tende al divino: ma l'uomo del tempo suo: e poi l'italiano; e ancora, il fiorentino; del tempo suo, sempre: anzi è egli stesso lo scrittore, è Dante Alighieri, il cui proprio nome in un luogo solo del Poema, e solamente “per necessità, si registra„, ma la vita sua co' suoi affetti e i pensamenti e i dolori e le colpe quel Poema l'occupa tutto: quel Poema al quale il Gozzi, sotto tale rispetto, foggiava, secondo lo stampo tradizionale, come appropriatissimo, il titolo di Danteide.

E poichè quel vasto rappresentamento della realtà storica contemporanea, al quale diciamo essere ordinato tutto il Poema, si eseguisce mediante episodi lungo lo spiritale viaggio; nei più gagliardi e vivaci di cotesti episodi, dove o il suo cuore d'uomo e di cittadino batte più forte, o la virtù sua di pensatore si leva dietro questi affetti più vigorosa e ferisce più in alto, stanno le linee del ritratto che di sè ci ha lasciato Dante nel Poema immortale.