III.

Dante (permettete che brevemente vi ricordi) visse lai 1265 al 1321. Nato da famiglia di Grandi, e d'antica cittadinanza, in Firenze, poco prima che la parte sua Guelfa, sbanditane nel 1260, nel 67 stabilmente vi restaurasse la propria potenza; crebbe egli durante l'espandersi di questa in forme di governo artigiano e progressivamente democratico: accettò quelle forme, e col farsi popolano partecipò al reggimento. Divisi i Guelfi fiorentini in Bianchi e Neri dietro due potenti famiglie Cerchi e Donati; Guelfi temperati i Bianchi, gelosi della indipendenza del Comune, e a questo patto non alieni da conciliazioni coi Ghibellini; Guelfi radicali i Neri, e strettamente legati con la Corte di Roma non senza pregiudizio e pericolo di quella indipendenza; Dante, co' migliori cittadini, è dei Bianchi: cade con essi; e la proscrizione che lo colpisce nel 1302, lo distacca da Firenze per sempre. Il Poema, la cui prima ispirazione antecede all'esilio ed è connessa con le visioni amorose della Vita Nuova, fu scritto durante questo: e all'esilio certamente appartengono il Convivio, commento scolastico alla sua lirica amorosa ed etica; e la Volgare Eloquenza, trattato latino dove, pure con forme scolastiche, indaga e determina le potenze dell'idioma italiano alle opere letterarie: di dubbia data l'altro trattato, pure latino, De Monarchia, su l'autorità imperiale e le relazioni sue con la ecclesiastica.

La vita di Dante, da quanto ne conosciamo e che al desiderio nostro e al bisogno è sì poco, la vita nel mondo vissuta da quest'anima, la quale parve accogliere in sè le virtù più efficaci, i più geniali caratteri, dell'età e della patria che furono sue, appartiene, per la gioventù, alle rime d'amore, al servigio in armi del suo Comune guelfo, all'addottrinamento: per la virilità, alle cure e alle passioni civili, nelle fazioni e nei magistrati di quel medesimo Comune parteggiante fra Guelfi Bianchi e Guelfi Neri, che è il più breve periodo e culminante, e che l'esilio interrompe: per i successivi anni, all'esilio. Intorno a ciascuno di questi aspetti di Dante nostro, dai tre regni ch'egli ha architettato e popolato, si aggirano, figure riviventi intorno a lui vivo, persone a lui note ed egli a loro; e il luogo in quello o questo de' regni eterni ad esse assegnato le caratterizza per ciò che furono e fecero, e che il Poeta pone in relazione con ciò che ha fatto ed è egli. Quindi su loro, e sulla vita da lui insieme con loro vissuta, la poesia dantesca concentra sentimenti di pietà e di sdegno, di reverenza e di dispregio, d'amore e d'odio; e gioie, e dolori, e memorie, e pentimenti, e rimpianti, e disinganni, e speranze; e soavità di preghiere, e asprezza di scherni, e lacrime di patimenti, e violenza di rinfacci, e maledizioni feroci: onda che si rimescola e bolle entro l'animo del Poeta, per traboccarne impetuosa, o pianamente diffondersi, ne' suoni, a tanta varietà di contenuto con mirabil magistero appropriati, d'una poesia che rimane unica al mondo.