IX.
Enrico Heine in uno dei suoi volumi di prosa ricorda una vecchia leggenda tedesca, che ha, secondo me, un notevole significato storico e psicologico. Un giorno di maggio, sul finire dal secolo XV, una compagnia di preti e di monaci passeggiava in un bosco. Disputavano di teologia, distinguendo, argomentando, sillogizzando, citando san Tommaso e san Bonaventura, Scotisti e Nominalisti. A un tratto, nel più forte della discussione, tacciono tutti, e restano interdetti e come inchiodati, sotto un bel tiglio fiorito, dove un rosignolo sospirava le sue note tenere e passionate. Quei cuori scolastici e dottorali si commossero — si aprirono alle tepide emanazioni primaverili, e ascoltavano attoniti.... Ma il malizioso rosignolo (una specie di Heine coll'ali) trillò: sono il Diavolo, e fuggì via.
In questa leggenda è adombrato il lato debole, antiumano del misticismo, quando predomina e regna dispoticamente sulle menti e nei cuori; il vedere cioè nelle più belle cose naturali un lato satanico, un laccio o un agguato.... Il Rinascimento, per reazione, negò il soprannaturale — ma il misticismo aborriva troppo dal naturale. Tuttavia, il misticismo è una forza e un istinto umano; e per variare di tempi non è mai morto affatto. Che dico? vive anche oggi, e conta fra i suoi rappresentanti il più possente romanziere dei giorni nostri — Tolstoi!
Anche nel Secento, il misticismo trionfa, ma come un angelo fosco. Dopo che alla fine del secolo precedente santa Teresa ebbe unito nel suo ardente cuore di spagnola l'estasi della contemplazione all'eroismo dell'azione — il Secento vagheggiò come mistico ideale l'annientamento dell'individuo e della volontà. Era il misticismo adattato a quell'epoca sinistra ed odiosa, nella quale il barocco, il mostruoso, invadono la letteratura, l'arte, il teatro, le mode, il mobiliare, i giardini, i sepolcri.... Una cupa severa monotona etichetta sembra dirigere tutte le azioni umane: uno sbadiglio enorme va da un capo all'altro d'Europa. Anche i più grandi scrittori del tempo son tristi. Molière e Pascal muoiono di malinconia. Hobbes e Molinos — la paralisi e il fatalismo in politica ed in morale — sono i veri rappresentanti di quell'epoca tenebrosa. Galileo e Gustavo Adolfo, i soli veri eroi in quel periodo stagnante.... I conventi si moltiplicano, e un misticismo opprimente, artificioso e patologico, dà loro l'aria di tenebrosi e silenziosi manicomi. Vi siete mai trovati per caso in certi quartieri di Roma, di Milano o di Napoli, dove le strade sono come incassate fra una doppia linea di enormi edifizi grigi, alla cui cima si affaccia la punta di un cipresso, con qua e là poche finestre mezze murate, e da cui sembra colarvi addosso un'ombra, una nebbia di tedio? — Sono i muraglioni dei conventi del Secento, dove annualmente si seppellivano migliaia di giovani e ardenti Gertrudi, a benefizio del giovin signore, l'orgoglioso, e spesso stupido erede dei titoli e della fortuna!
Allora l'acquiescenza assoluta, il non volere, il quietismo, il nichilismo, divennero i religiosi Ideali. La morte parve una voluttà. Eppure anche da questa palude morale levò l'ali e si alzò nell'etere puro una creatura privilegiata, nella quale rifulse il poetico carattere delle grandi mistiche del Medio Evo: voglio dire, Madama Guyon. In quel putrido stagno, essa fece correre i rivi freschi e cristallini dei suoi Torrenti — e il suo quietismo paragonato a quello di Molinos, è come il silenzio dell'Alpi paragonato al silenzio del Deserto. Il misticismo della Guyon vien dal cuore, come quello di santa Gertrude e di santa Caterina — quello dei mistici suoi contemporanei è tutto di testa. Il suo misticismo è un luminoso e confidente mattino d'amore — l'altro è un incerto crepuscolo amoroso, pieno di esitazioni e di equivoci.... Le parole sono di fuoco, e il cuore è di gelo. Situazione precaria, penosa, demoralizzante. Meglio troncare addirittura — e meglio ancora, non aver mai cominciato....