[T1] IV. CIPRO.

Quando nel 1473 morì Jacopo Lusignano re di Cipro, Catterina Corner veneziana a lui disposata nel 1468 assunse le redini del governo dell'isola in nome del figlio che, postumo al marito, le nacque. Pochi mesi visse il fanciullo e, lui morto, la Corner rimase sola a signoreggiare il reame. Vorrebbe il Pasqualigo che di questa donna si avessero monete, battute vivente il figliuolo; ma la sola ch'ei ne ricordi nelle sue schede non è che un mal conservato pezzo di rame dell'imperatore Michele Duca. Escludiamo perciò dalla nostra serie quel pezzo, che veramente non le apparterebbe s'anche fosse genuino, perché battuto anzi la cessione fatta dalla Corner dell'isola di Cipro a' Veneziani, avvenuta nel 1489.

Rileviamo da memorie di zecca che negli anni 1553 e 1559 si coniarono per Cipro monete appellate

[T5] Carzie.

Questo nome, che manca ora al greco volgare, suona moneta di rame, sia poi di semplice rame o di basso biglione, e deriva da [Gr[chalkòs]Gr], [I[aes]I], o da [Gr[chálkeios]Gr], [I[ex aere ductus]I], o meglio ancora da [Gr[chalkíon]Gr] preso in senso di moneta vile, come lo usò Aristofane ([Gr[Batrachoì]Gr], Act. II. [I[Antepirrh]I]. v. 8 e 9):

… [Gr[allà toútois tois ponerois chalkíois]Gr]

[Gr[Chthès te kaì próen kopeisi to kakísto kómmati]Gr].

È facile a spiegare colle corruzioni della greca favella ne' bassi tempi il non insolito mutamento della pronuncia della [Gr[l]Gr] in [Gr[r]Gr]. Infatti anche oggidì il coniatore è detto dal popolo greco indifferentemente [Gr[chalkias]Gr] e [Gr[charkias]Gr]. Né crederei diversa la origine della medicea [I[crazia]I] toscana, che però altri vorrebbero derivare dal [I[kreuzer]I] tedesco.

Ma i nostri numografi, ricordando le [I[carzie]I] di Cipro, e l'epoche del loro stampo surriferite, e il loro peso di k. 2. 2, e il titolo ragguagliato a 92 di fino, o a 1060 di peggio per marca, non si volsero ad applicare quel nome ad alcuna moneta delle cuse in quegli anni. Eppure, se non di Marcantonio Trevisan che regnò un solo anno, vi sono monete di Francesco Venier che ducò dal 1554 al 1556, e di Girolamo Priuli che montò nel 1559 il trono ducale, alle quali si può applicare senz'esitanza il nome di [I[carzie]I], corrispondendovi, oltre l'epoca, il titolo e il peso.

Sono queste due nummoli molto rari, i quali recano dall'un de' lati una croce con quattro fiamme o con quattro bisanti agli angoli che forman le braccia, e chiusa da un cerchietto, oltre cui gira l'epigrafe + FRANC . VENERIO . DVX negli esemplari del primo, e in quelli del secondo + HIERON . PRIOLI . DVX . Offre il rovescio il leone di S. Marco in gazzetta e intorno ad esso la leggenda + S . MARCVS . VENET . Degli unici esemplari che ne ho veduti, conservasi il primo al Museo Correr, l'altro alla Marciana. Il loro diametro è m. 0,013, il peso è il più sopra riferito di k. 2. 2, meno le piccole differenze portate dal non perfetto grado di conservazione. Il titolo del biglione corrisponde appunto a peggio 1060.

Non sappiamo il valore della carzia a quell'epoca, ma questo valore ci apparirà dal confronto con altra moneta notissima, cioè col ducato d'argento di Girolamo Priuli. Questo pezzo, il maggiore che fino allora avessero monetato i Veneziani in quel metallo, si fece a peggio 60 e del peso di gr. 651, cioè di k. 162. 3, ed aveva quindi di fino gr. 617. 3/32. Siccome il ducato stesso si valutava allora, per decreto 7 gennajo 1561, lire 6 e soldi 4, cosi ogni soldo vi era rappresentato da una particella di argento fino del peso di k. 1. 3875/3968. Ora, essendo nel ducato il bagattino rappresentato da circa quattro decimi di grano, e nella carzia avendosi parimente di fino grani 0,799, valutato alcun poco in quest'ultima il molto rame, credo poter affermare che la carzia equivaleva intorno alla metà del secolo XVI a 2 bagattini.

[T5] Soldo col doge armato.

Si custodisce nella Marciana un soldo, del peso di k. 2 d'argento, a peggio 550 per marca o poco meno, recante da un lato la imagine in piedi di Pietro Loredan, doge dal 1567 al 1570, volto a sinistra, coperto d'armatura, cinto il capo del corno ducale, e stringente colla destra il vessillo. Intorno a lui la epigrafe PETRVS . LAVRETA . DVX .; al rovescio il S. Marco in soldo chiuso da cerchietto, oltre il quale la consueta leggenda + S . MARCVS . VENETVS . Di questo pezzo, d'esimia rarità e di molta bellezza, il Museo Correr possede un esemplare, ignorato allo Zon e agli altri numismatici, simile al suddescritto nel peso, nel titolo, nel tipo del diritto, e totalmente svariato nel rovescio, perché reca la figura del Cristo in piedi, veduta di prospetto, che tiene il mondo nella sinistra, e colla dritta sta in alto di benedire, ed è attorniato dal motto TV SOLVS SANCTVS; tipo ricorrente in altre monete di quest'età, senza nome di doge, e che probabilmente spettano al Loredan. Vorrebbe lo Zon che questa monetina, da lui veduta soltanto nella Marciana, fosse allusiva alla guerra coi Turchi principiata nel 1569, e battuta per uso della veneta armata (ib. p. 35); e più sotto (p. 68) la novera fra le monete di Cipro. Io non nego che il doge possa aversi effigiato nella singolare rappresentazione di catafratto per aver egli incoata la guerra co' Turchi a proteggere il minacciato reame; ma non posso convenire collo Zon nell'ascrivere ch'ei fa alla serie delle monete di Cipro il soldo presente. I due esemplari, che forse unici se ne conservano, recano ambedue, come indicai testé, simile il diritto, diverso il rovescio; e questo rovescio medesimo vediamo in monete affatto comuni di quella età. Non potrebb'egli meglio spiegarsi il tipo e la rarità del controverso pezzo, ritenendo che i due esemplari del Correr e della Marciana, fossero semplici prove di una moneta a cui si volle poi sostituire un diverso rovescio?

[T5] Bisante.

L'unica moneta che i Veneziani stampassero nell'isola di Cipro è il [I[bisante]I], nummo ossidionale lavorato da' difensori di Famagosta stretta da terribile assedio. Nella sua operetta [I[Historia de Salamina capta]I], edita la prima volta a Venezia nel 1843, Antonio Riccoboni, storico contemporaneo a quel fatto, tocca dell'origine di questa moneta: [I[Cum autem IV. Non. Majas ]I](a. 1570)[I[ per totam insulam Cyprum bellum inter Venetos et Turcas promulgatum esset, ipse]I] (intendi Marcantonio Bragadin difensore della piazza, che dopo la resa fu scorticato vivo da' fedifragi nemici) [I[pecuniis indigens… quod totum aurum et argentum quod haberet in equestres et pedestres copias consumpsisset, nec facile propter locorum distantiam opportunum nummorum subsidium sperare posset… aerarium confici quamprimum voluit nummosque diu noctuque signari aereos mandavit; alteros duodecim assium, alteros quattuor quadrantium, atque hujusmodi moneta peditibus italis et graecis, equitibusque et omnibus qui in praesidio erant satisfaciebat, edicto facto ut suspendii poena illis esset proposita quicumque talem pecuniam recusarent]I].

Il pezzo ossidionale di Famagosta, ovvio a trovarsi, è di puro rame ed ha un diametro di m. 0,028; il peso ne' varii esemplari è tanto incerto che sembra affatto arbitrario; il minimo da me riscontrato fu di k. 17, il massimo di k. 46. Nel mezzo del campo del diritto è il leone seduto e rivolto alla sinistra del riguardante, e sott'esso l'anno 1570, e all'ingiro PRO. REGNI. CYPRI. PRESSIDIO. Nel rovescio è in tre linee la iscrizione VENETORV = FIDES. INVI = OLABILIS, sopra la quale un amorino, svolazzante verso la destra, allude alle tradizioni mitologiche dell'isola cara a Venere; e nell'esergo il nome di BISANTE colle note, varie negli esemplari, IIII, .I., . I . E ., . I . F . Ma come discernere fra questi pezzi quelli [I[duodecim assium]I] e quelli [I[quattuor quadrantium]I] che il Riccoboni distingue? Le sigle stessissime occorrono in un pezzo del massimo e in uno del minimo peso; dunque il peso non è dato regolatore. Il tipo nemmeno perché in tutte è simile, come simile è il metallo che in tutte è semplice rame. Se tutte avessero la cifra IIII potrebbero essere i pezzi di 4 quadranti, pezzi che d'altronde non sappiamo a che moneta corrispondessero. Ma quello di 12 assi, nome parimente a noi sconosciuto, parlandosi di monete coniate da' Veneziani, qual mai sarebbe? Forse quel nummo di biglione, custodito alla Marciana, del diametro m. 0,021 e, del peso di k. 14, che offre da un lato in quattro linee la epigrafe ÆS = ARGE = NTI = .X., e dall'altro il leone di S. Marco gradiente verso manca con all'esergo 1571? Lo Zon (p. 69) non esita a dirci anche questo pezzo, di rarità straordinaria, spettare alla guerra di Cipro; ma per uniformarsi al detto dal Riccoboni dovrebbe portare la cifra XII anziché quella X. Confessiamolo, ci mancano i fondamenti per basare una più plausibile conghiettura.