VIII.

Sul finir della settimana Marco era nella sua città natale. Si recò tosto in un ritiro di vecchie signore, ove dimorava la zia, che lo aveva fidanzato a Gabriella ed allevata questa.

—Dite alla signora Lorini che Marco Sabbia desidera parlarle all'istante, rispose egli ad un servo del luogo, che gli chiedeva cosa volesse colà.

Fu obbedito. Quel servo ritornò subito, dicendo che la signora Lorini lo attendeva con impazienza.

Marco seguì il domestico, che lo introdusse in una piccola sala. Rinchiuse la porta, e si avanzò verso sua zia, che lo abbracciò piangendo.

Era la signora Lorini una donna di circa cinquant'anni, ma ancor bella ed imponente.

Il marinajo era pallidissimo: nel suo aspetto aveva qualche cosa di duro e di tetro, che non gli era abituale.

La signora Lorini ne rimase tosto colpita.

—Che avete mai? gli chiese.

—Ho ritrovato Gabriella, signora.

—Che? sarebbe vero? e dov'è dessa? dove è stata sinora? Con chi era fuggita?

A queste domande, fatte con precipitazione estrema, Marco non rispose subito: per qualche momento rimase muto.

La signora Lorini lo guardava atterrita.

—Ma spiegatevi dunque, balbettò.

Marco fece uno sforzo, ed in succinto, più che gli fosse possibile, narrò i casi di Gabriella; ma senza accennare però nè a Federico, nè alla moglie di lui. Solo disse che era stata rapita da uno sconosciuto.

La signora Lorini ascoltava con emozione vivissima.

—Povera fanciulla! andava mormorando: povera fanciulla!

E quando Marco ebbe finito:

—Mi sembrava impossibile, disse, che ella ci avesse ingannati…. E non potrò vederla?

—Per ora no: è un po' ammalata.

—Ma se mi recassi da lei a Rimini?

—No: per ora, credetelo, val meglio non agitarla.

—Siete venuto per narrarmi tutto questo, è vero?

—Per questo, e per altro ancora, zia, rispose un po' imbrogliato il marinajo.

Ella lo interruppe.

—Vi credeva disgustato meco.

—Perchè?

—Dacchè Gabriella è sparita, non vi ho più veduto quasi.

—Oh sono sempre stato in viaggio….

Ed egli si arrestò fissando un istante sua zia, indi:

—Ho offerto nuovamente a Gabriella di sposarla.

—Voi siete sempre generoso, mio buon Marco.

Il giovane si turbò, ma cercò nascondere la sua emozione.

—Non so se ella accetterà, disse, stante la sua mala salute, ma in ogni modo desidero conoscere la vera origine di Gabriella.

—La sua origine? non la conoscete? rispose un po' accigliata la vedova.

Marco la esaminò attentamente; quel turbamento accrebbe i suoi sospetti; poi:

—La conosco, la conosco…. cioè so quanto me ne diceste voi…. So ch'ella è figlia d'un guerriero di ventura; sorella ad un altro guerriero di ventura, Federico di Chiarofonte…. Una volta ciò poteva bastarmi, ora no…. Io non ho più vent'anni…. L'esperienza, che feci degli uomini, mi insegnò a diffidare di tutto ciò che è oscuro.

L'accento secco di Marco spaventò la signora Lorini; mai egli le aveva parlato in tal modo.

—Io non vi riconosco più, nipote mio, mormorò.

Marco si sforzava a soffocare gl'impulsi del cuore, e col tuono di prima:

—Signora, rispose, voi sapete sui parenti di Gabriella più di quanto me ne avete detto sin qui… Del resto, l'ho sempre pensato, aggiunse.

In quel momento egli mentiva, e davvero vi aveva cattiva grazia.

La vedova rimase silenziosa.

—Zia! esclamò Marco.

—Che sospettate voi? Quale motivo vi sprona? domandò ella.

—Il motivo mi sembra avervelo detto, signora. Prima di sposar Gabriella, voglio saper meglio chi sia. Rispondetemi francamente. Vi è dunque qualche vergogna legata alla nascita di quella ragazza?

La vedova arrossì vivamente.

—No, rispose con sdegno; e poichè siete sì diffidente, poichè avete bisogno di saper tutto, vi soddisferò.

—Parlate, disse Marco, lasciando alquanto il tuono burbero di prima.
Perchè non foste più franca meco in passato?

—Avete ragione, amico mio, rispose la vedova tristamente; avrei dovuto, forse sin dal giorno, in cui acconsentiste a fidanzarvi a Gabriella, dirvi quanto sapeva di lei; ma mi pesava troppo il farlo: ora ve ne dirò il perchè…

Marco era impaziente.

—D'altronde, continuò ella, voi nulla mi chiedeste allora; vi accontentaste di quanto vi dissi…

—Proseguite, proseguite…

—Ebbene… la origine di Gabriella e di Federico è illustre…

—Illustre?

—Per questo, continuò la vedova alquanto confusa, ero lietissima di averla fidanzata a voi…

—Che diavolo dite? Io non sono un patrizio…

—No, ma ricco e di nobili costumi. Gabriella certo non poteva sperare di più… Avevo temuto tanto essere costretta dalle circostanze, in cui versavo allora, ad unirla a qualcheduno che non avesse per lei i riguardi che meritava… Ahi! che quei miei timori si realizzarono invece, a quanto mi narraste… Se suo fratello se ne fosse occupato!…

Marco sospirò.

—Basta, chi sa che voi possiate ancora renderla felice.

—Felice! interruppe amaramente il giovane: poi, temendo di lasciar indovinare la sua agitazione, aggiunse con calma. Speriamo!…

La vedova interpretò quel momentaneo imbarazzo, come cagionato dall'idea che Gabriella era stata d'un altro, e lo trovò naturale. Ritornò al tema di prima.

—Vent'anni sono, disse, io conobbi il signor di Chiarofonte; egli era ancora assai giovane e militava nell'armata della repubblica. Non vi dirò in qual modo una semplice relazione divenne sincera amicizia, intrinsichezza anzi; benchè i nostri rapporti non abbiano mai assunto, ve lo giuro, il carattere dell'amore…. Entrambi eravamo infelici: io, per causa di un marito che mi aveva abbandonata per un'altra donna; egli, per ragione di una moglie infedele; ignoravamo entrambi se eravamo vedovi o liberi.

Però mai, ad onta nella stima che mi professava, dell'affezione, ch'egli aveva per me, mi disse il suo vero nome; nè mai io glielo chiesi, benchè comprendessi che quello da lui portato non era il suo…

La voce della signora Lorini era assai commossa: al turbamento, con cui parlava del padre di Gabriella, era facile scorgere che i suoi sentimenti per lui avevano varcato i contini dell'amicizia…. che lo aveva amato insomma…

E Marco lo comprese; ma non se ne dava pensiero molto; che gl'importava?…

—Io non aveva figli, proseguiva la signora Lorini; egli invece due: Gabriella era allora nell'età di cinque anni, suo padre l'amava assai, e se ne preoccupava ad ogni istante. Federico non gli dava tanta pena… Era già grandicello; il signor di Chiarofonte l'aveva consegnato ad un precettore. Sarà soldato al pari di me, diceva egli tristamente. Ha molta inclinazione per le armi, molto brio, molta vivacità… Ma Gabriella?… Non posso condurla meco, e da un istante all'altro sarò costretto recarmi a guerreggiare in qualche luogo lontano…

Io gli proposi presto di confidarmela; egli accettò con gioja, a condizione però che acconsentissi a ricevere una pensione per lei e…

Marco durava fatica a frenare la propria impazienza. Sua zia non era molto prolissa, eppure… Gli sembrava ch'ella andasse per le lunghe; ma non la interruppe, temendo sprecare altro tempo.

—Infatti, finchè egli visse, ricevetti da lui tale pensione; negli ultimi anni di sua vita fu quasi sempre assente. Veniva a vedermi alla sfuggita quando si recava a Venezia…. Federico contava appena diciotto anni, Gabriella tredici, quando il loro padre morì lontano da tutti… Marco, questo lo sapete.

—Sì, sì, continuate; ma non capisco, non vi fece altre confidenze?…

—A voce no, ma…

Ella si arrestò; sembrava perplessa ancora…

Il giovane marinajo la fissò; il suo sguardo era insistente, pieno di domande e di eccitamenti.

La vedova ne comprese l'espressione.

—Sì, voi volete saper tutto, Marco, ed io promisi soddisfarvi…

—Bene.

—Qualche mese dopo la sua morte ricevetti una lettera di lui; uno de' suoi soldati, che gli era intieramente devoto, me la recò; egli solo aveva assistito alla morte del signor di Chiarofonte…

—E questa lettera?

La signora Lorini non rispose, ma si mosse; aprì uno scaffale, e ne trasse un foglio, che porse a Marco con mano poco ferma.

—Oh che io manco a quanto ei mi chiese! mormorò; ma è pel bene di sua figlia; d'altronde io potrei morire; tale responsabilità mi pesa troppo….

Marco non la udì; stava spiegando la lettera; la lesse; ecco che cosa conteneva.

«Mia buona signora e cara amica….

»Quando partii da Venezia l'ultima volta, quando mi recai ad abbracciare allora i miei figli, un segreto presentimento sembrava avvertirmi che mai gli avrei riveduti. Vel rammentate? Voi cercaste combattere le idee melancoliche, da cui mi sentivo preso, ma non poteva riuscire a scacciarle… I miei timori si realizzarono. Muoio qui solo, abbandonato, lontano… Giammai rivedrò Federico, giammai rivedrò Gabriella…. A stento posso tracciare queste parole…

»Io voglio prima di morire confidarvi tutto…. Sì tutto…. Anche il mio nome di famiglia, che mio padre mi aveva ordinato, sotto le più terribili minacce, di non profferire mai con alcuno; ma prima di morire…. alle volte…. io sono tanto certo del vostro silenzio…. Ebbene, io sono il figlio secondogenito del duca dell'Isola di Catania.

»Un amore insensato, violento fu la prima causa de' miei mali; per esso io perdetti famiglia, averi; dovetti rinunziare ad un nome illustre…. E quella donna, cui avevo tutto sacrificato, benchè non sapessi allora quando la sposai di essere così terribilmente punito; quella donna, la madre de' miei figli… io vi dissi che mi fu infedele, ma non vi narrai ancora in qual modo…

»Voi, coll'usata vostra discrezione e delicatezza, non mi domandaste mai più di quanto io vi dicevo… Oh mia buona amica! quanta riconoscenza!…

»Ma sulla incertezza di poter ultimare questa lettera, mi conviene affrettare…

»Col denaro, che avevo ricevuto dalla mia famiglia, io comperai nel Vicentino una terra isolata, chiamata Chiarofonte, e ne assunsi il nome…. Ma fui presto obbligato a venderla… Mia moglie, ella, che avevo tratto dalla miseria…. anzi da…. ma non voglio dire di più… Ohimè! consumò presto la nostra fortuna abbastanza ragguardevole, e colla quale ai miei figli avrei potuto assicurare un'agiata esistenza…

»Prima di essere ridotto nella miseria presi servizio nell'armata della repubblica veneta; comperai un grado… ero alla guerra da qualche mese, quando mia moglie fuggì con un ricco condottiero di un reggimento tedesco, che da poco era giunto ove ella si trovava.

»Ora una cosa voglio dirvi; ella condusse seco l'ultimo dei nostri figli… Fu una bizzarria, chè certo non poteva essere sensibilità; ma lo amava con trasporto, a quanto mi si disse…. Era nato un mese dopo la mia partenza, io non l'ho mai veduto.

»Ohimè! quel fanciullo lo odiai un tempo, perchè sua madre lo amò; ma in questi istanti supremi sento che il suo ricordo mi trafigge il cuore…. esiste egli ancora?… od è morto?… Lo ignoro, e nulla posso fare, nulla posso dire, perchè lo troviate…. Io non ho voluto cercarlo; mai l'ho tentato, perchè di sua madre non volevo saper più nulla, temendo vendicarmi in modo orribile….

»Non potrò più continuare a lungo. Ora una preghiera vivissima… Che mai Gabriella, che mai Federico istesso sappiano il mio nome e quanto vi rivelai… Inutilmente, e parlo con fondamento, i miei figli potrebbero aprire il cuore a speranze vane… Io fui costretto firmare un atto, in cui rinunziavo ad ogni diritto…. Speravo, il confesso, che prima di morire mio padre mi perdonasse… ma egli non è più… Me ne informai segretamente; morì senza ritirarmi la sua maledizione.

»Oh se potessi rifabbricare il passato!… Che i miei figli ignorino dunque…. Io vi confidai ogni cosa, perchè, se il duca mio fratello provasse un sentimento di pietà, facesse cercar di me nell'armata della repubblica, questa lettera potrebbe servir di prova; ma non mostratela ai miei figli che in un supremo momento… Io non possiedo più le mie carte di famiglia, che avevo portate meco da Catania, e che stavano, con qualche memoria scritta di mia mano, rinchiuse in una cassetta d'ebano intarsiata d'argento. Mia moglie deve averla involata; per quale scopo non so!… Voleva ella forse provocare scandali, accrescere il mio rossore?… Indegna!…

»Non parlate mai a' miei figli della loro madre…. Gabriella ve la raccomando…. Addio… Federico è ora un uomo; mi si promise dargli il mio grado, entrerà tosto nell'armata, e si farà onore…

»Fra poco io non sarò più…

»Addio… signora Matilde… addio…

»Anselmo cavaliere dell'Isola».

Durante la lettura di questo foglio mille sensazioni diverse colorivano e scolorivano a vicenda il volto di Marco; quel volto sì bruno, che sembrava non dover lasciare scorgere impressione alcuna.

Quando ebbe finito di leggere, che sperò? che disse?.. Nulla disse, nulla sperò.

Aveva voluto conoscere esattamente l'origine di Gabriella, pensando che tale conoscenza potesse condurlo a qualche scoperta, che gli alleggerisse il peso enorme, da cui sentivasi oppresso; onde vedere se altri motivi, fuorchè quello supposto prima, avessero guidato Camilla… Ma che scorgeva ora?

Nulla, od almeno supposizioni orribili, che accrescevano la sua confusione, il suo terrore.

Era agitato… e lo diveniva sempre più… Pallido, commosso, senza sapere ciò che doveva fare, si alzò… Si appoggiò ad una tavola, e rimase immobile.

La signora Lorini, benchè agitatissima ella pure, si scosse prima di lui; prima di lui ruppe il silenzio.

—Ebbene? Marco? mormorò; perchè tale agitazione, tale perplessità?…
Gabriella non è forse degna di voi?

Il giovane non rispose.

—Comprendete, continuò la vedova, tra la sorpresa ed il timore, come la sola speranza di render felice la figlia del migliore amico che abbia avuto al mondo, potè persuadermi a mostrarvi questa lettera;… ma perchè tacete? Non comprendete quanto mi è costato il permettervi di leggerla?

E con qualche veemenza la tolse al nipote, che la lasciò fare: sembrava pietrificato.

Povero Marco! non era nato per gl'intrighi, per i delitti. Il suo pensiero vi si smarriva…. Quella curiosa penetrazione, che spinge talvolta delle persone onestissime ad occuparsi di essi con ardore, onde prevenirne di nuovi, ei non la possedeva…. Però sapeva cercare di comprendere qualche cosa, come aveva già fatto a Rimini….

—Sono confuso, disse a sua zia; mai avrei immaginato che Gabriella fosse una gran dama; credevo suo padre nobile sì, ma senza parenti, che potessero rimproverarla d'aver contratto matrimonio con un capitano di nave.

La signora Lorini sospirò.

Però Marco aveva lasciato il tuono secco e brusco di prima; ciò la tranquillizzava.

—Ohimè! disse: mi avevate atterrita!

—Che volete? mi sembra naturale il mio stupore.

—Infatti.

Ella si appagò di quella risposta.

—Vedete dunque, riprese poi, che potete senza timore offrire di nuovo la vostra mano a Gabriella?

—Oh no!… Ora che so chi ella è, non oserei!

—Ma non vedete che mai sarà riconosciuta?… Suo padre non nutriva alcuna speranza, e passarono tanti anni dalla sua morte….

—È vero….

E dopo un istante di esitazione dubbiosa;

—Ma questo figlio, di cui parla il signor di Chiarofonte?… Non giungeste mai a saperne qualche cosa?…

Ed intanto tra sè diceva: Ah sì! lo temo; Camilla ha sposato davvero
Federico….

—Come lo avrei potuto? rispondevagli intanto la signora Lorini. Sua madre lo avrà condotto seco in Alemagna…. Chiarofonte non dice il nome del seduttore della sua sposa…. Forse lo ignorava, e per tal mezzo soltanto sarebbe stato possibile….

—Ciò che dite è giusto, interruppe Marco.

E si chiese un istante se dovesse confidar tutto a sua zia, onde ella lo ajutasse a decifrare nell'orribile bujo, in cui temeva penetrar collo sguardo, allucinato dalle immagini terribili, che sole vi scorgeva. La signora Lorini amava Federico e Gabriella: sapeva serbare anche per lunghi anni un segreto; egli ne aveva avuto la prova quel giorno istesso; senza timore adunque poteva confidarle le sue inquietudini, narrarle….

Per qualche momento riflettè, esitò…. Ma ad un tratto si decise a respingere una tale idea…. Lo spavento, la tenerezza istessa potrebbero condurre la vedova a qualche passo imprudente…. Perchè d'altronde far dividere a quella povera donna l'inferno, ch'ei sentivasi in cuore?… Se fosse necessario, sarebbe sempre a tempo a parlare con franchezza in avvenire…

—Marco, gli diceva intanto sua zia, voi non comunicherete mai a
Gabriella, a nessuno ciò che sapeste quest'oggi, n'è vero?

—Mai, a meno che impreveduti casi mi vi costringessero.

—Come? io credeva ad un silenzio incondizionato… E poichè la famiglia del signor di Chiarofonte lo ha dimenticato, perchè agitare i suoi figli?…

Ed aggiunse con amarezza:

—Vi fu un tempo, in cui non avreste esitato a promettermi quanto vi chiedo; possibile che siate divenuto sì diffidente…. che di tutto sospettiate?…

Marco alzò un poco le spalle. Era stato lì, lì per gridare: Se sapeste quanto ne so io!… sospettereste assai più di me; ma non profferì parola.

—Che casi potete voi prevedere? continuava la vedova…. Vedete bene….

—Non so; io dissi così perchè certo, se venisse un giorno, nel quale il parlare potesse essere necessario a Gabriella, parlerei….

—Almeno promettetemi che non lo farete senza di ciò.

—Ve ne ho già data parola.

La signora Lorini non rispose; bisognava che si accontentasse.

Intanto una nuova idea aveva attraversato lo spirito del giovane; se avesse avuto motivo di credere fondata questa idea, egli avrebbe scorto più in là di quanto vedeva.

Per sapere se potesse accoglierla, fece alla vedova la seguente domanda:

—La madre di Gabriella non sarà stata sempre in Alemagna? Sapete voi di sicuro che non sia più ritornata in Italia?…

—Nulla so di sicuro, ma presumo questo, perchè la collera di suo marito offeso dovrebbe averla tenuta lontana di qui. È probabile che il timore di una vendetta l'avrà persuasa a non riporre il piede sulle nostre terre. Chiarofonte non l'ha più riveduta; da lungo tempo è morto, è vero, ma forse ella lo crederà ancora in vita…. Forse ella stessa non è più!…

—Potrebbe essere!

—Ma che importa questo? Ella è morta pei suoi figli; e voi, se sposate Gabriella, non dovete preoccuparvene.

Marco si accontentò di rispondere con un cenno equivoco.

—E siccome, continuò la vedova, parlai di entrambi i suoi figli, sapreste dirmi ora ove si trova Federico? So che si è ammogliato: me lo hanno detto.

Marco fece un movimento di terrore, ma sì impercettibile, che non fu notato dalla zia.—Ah sì! l'ha sposata davvero, pensò. Colei sa forse tutto.

La signora Lorini proseguiva.

—So che egli ha lasciato bruscamente Venezia; so che la sua sposa è ricca…. Mi sembra impossibile ch'ei non sia più militare; forse prese servizio in qualche altra armata…. Dite: non ne sapete nulla?

—No; l'ho veduto una volta, ma non gli ho parlato.

—Colla sua sposa?

Chiedere di colei a Marco…. obbligarlo a parlarne… ah veramente era più di quanto potesse fare in quel momento!

—No, no, rispose.

—Ahimè! nulla potete dirmi di Federico?

—Nulla.

Marco era sazio di fingere; ma non voleva partire ancora. Che sperasse trattenendosi? Nol sapeva…. Gli sembrava aver a fare altre domande importanti…. Eppure non ne trovava alcuna.

Quanti non hanno provato in certe circostanze quella specie di speranza, che resiste alla volontà, che trattiene in un luogo ove si trova male?…

E Marco era ben lungi dal sentirsi a suo agio, dinanzi a quella donna, che gli aveva confidato sì importante segreto…. che nulla gli aveva nascosto…. lasciatogli leggere persino nel proprio cuore…. indovinare i sentimenti, che lo avevano fatto battere quando era giovane e bella… sentimenti celati sin là…

Egli la ingannava:… era pel bene istesso di lei, per la sua pace….

Ma quel simulare, che per tanti è una graziosa abitudine, a lui era una cosa insopportabile.

Eppure si tratteneva ancora.

—Federico, continuava la vedova, mi ha sempre trascurata; e dopo la disparizione di Gabriella non è più venuto in mia casa. Era a Venezia di rado, è vero, poi certamente ha creduto che io non avessi vegliato bene su sua sorella…. Lo compatisco…. Ah se avesse saputo quanto ho sofferto nel perdere quella fanciulla!… che amavo ed amo ancora come fosse mia figlia!…

E la signora Lorini si mise a piangere.

Marco si sentì commosso.

—Via, le disse dolcemente: non vi affliggete. Vedrete Gabriella, ve lo prometto, appena sarà ristabilita…. combinerò di condurvela; vi vedrà tanto volentieri.

Un raggio di gioja apparve sul volto della signora Lorini.

—Temevo, disse, che non mi aveste perdonato di avervi mentito un giorno.

—No, zia, vi compatisco; alle volte si sa, bisogna mentire per forza.

Ed infatti egli la compativa davvero.

—Povera donna! aggiunse, stringendo tra le sue mani la destra ancor delicata di lei.

Se in quell'istante il giovane non si fosse fatto forza, avrebbe pianto con essa; tanto era amareggiato! Se trattenne le lagrime che sentiva vicino, non fu però per timore di mostrarsi debole, ma perchè comprendeva essergli necessario conservare il suo sangue freddo più che gli fosse possibile.

Per qualche tempo ella pianse, ed e gli cercò farle coraggio, e soprattutto infonderne a sè medesimo.

Ad un tratto la signora Lorini si rasserenò:

—Perdonate la mia debolezza, disse al nipote; ma ora sono vecchia, ed i vecchi, il sapete, piangono talvolta senza ragione. Infatti, continuò cercando sorridere, come volesse far dimenticare lo sfogo involontario di prima; io non ne ho alcuno, non devo essere forse più lieta? Credevo Gabriella perduta, ed invece la ritrovaste; un po' sofferente, ma alfine non disonorata, come lo temetti per tanto tempo…. Il suo stato di salute è malfermo, ma non disperato, mi diceste.

—Oh no, no….

—Dunque non so davvero quali idee mi vennero; da tanto tempo conduco una vita sì uniforme, sì isolata…. La vostra venuta…. quanto mi narraste…. le domande che mi faceste…. la lettera di Chiarofonte che vi mostrai…. tutto ciò mi scosse…. mi alterò…. Mi sentii come mancare….

Marco non era sorpreso da queste parole, che ad un altro avrebbero potuto sembrare incoerenti…. Aveva sempre conosciuto sua zia per una donna energica, ferma tanto, che per indurla alle confidenze ottenutene, gli era sembrato necessario prenderla un po' colle brusche. Quella sua emozione, quel cangiamento rapido non gli facevano dunque gran colpo…. Poi da qualche giorno nella mente di lui eranvi stati tanti contrasti, che non poteva meravigliarsi di trovarne negli altri, nè aver tempo e voglia di occuparsi ad osservarli.

—Ora, caro Marco, vi aprii il mio cuore, disse la signora Lorini con dolcezza ed insieme con dignità. Sono sicura di non aver a pentirmi. I casi impreveduti, cui accennaste, io li ritengo affatto impossibili…. Chiarofonte, lo vedeste, desiderava il segreto…. Non lo approvate voi di aver voluto evitare a' suoi figli agitazioni inconsulte, rifiuti umilianti se si fossero presentati alla sua famiglia? ed anche di aver loro impedito d'arrossire della loro madre?…

—Certamente.

—Dunque sono tranquilla, Marco; e spero in un più lieto avvenire.

Ed ella asciugava le ultime vestigia delle lagrime, che suo malgrado aveva versate.

Ebbi ragione, pensò il giovane, di non dirle nulla. Perchè gettare in lei le angosce, che io provo? Ella ha in passato abbastanza sofferto…. Che non darei per sperare, come ella spera?

—Di Federico, continuava ella, non posso dolermi molto, non ha mai saputo quale amicizia mi legasse a suo padre; ignora che io possiedo i suoi segreti…. È naturale che egli, cavaliere brillante, ricercato, non abbia potuto occuparsi di me: suscettibile, come tutti i militari valorosi, è giusto che il disonore di una sorella lo abbia offeso al punto, da rendergli impossibile il parlarne…. soprattutto con chi l'aveva in custodia… Ma non dispero disingannarlo…. Se sapesse la verità, si pentirebbe; tornerebbe a vedermi…. Cercatelo, Marco, narrategli tutto, ditegli che io comprendo la sua freddezza verso di me e la scuso, e che prima che io muoja mi dia la consolazione di vederlo ancora una volta…. Ditegli che mi conduca la sua sposa….

—Sì, sì, interruppe Marco. Cercherò,—ora, aggiunse, volendo dare un altro indirizzo al discorso, capite come io voglia pensare soltanto a Gabriella….

—Sì, e vi approvo…. Oh se desidero tanto veder Federico, che non ho allevato, pensate come brami stringere fra le mie braccia quella povera ragazza, la quale, come vi dissi altra volta, è il ritratto dello sventurato suo padre. Seguendo i vostri consigli, non recandomi a vederla, io vi faccio un gran sacrifizio…. un sacrifizio che mi costa infinitamente….

—Voi, chiese Marco, non diceste mai nulla a Federico, n'è vero, che potesse fargli sospettare la sua origine?

—Mai, mai una parola più di quanto dissi a Gabriella ed a voi in passato. Comprendete che i segreti bisogna serbarli intieramente, e che le mezze confidenze sono più dannose delle complete.

—Egli non sa dunque nemmeno che soltanto per affetto teneste per tanto tempo luogo di madre a Gabriella?

—No; vi è noto come io asserissi sempre essere stata pagata per lunghi anni da suo padre; ei forse ha creduto fare abbastanza per me, non chiedendomi conto alcuno—aggiunse con qualche amarezza: ma poichè ignora ogni cosa, non è colpevole; mi duole soltanto che allora io non potei far vivere Gabriella che ristrettamente…. Voi lo sapete, non fu se non dopo la morte di mio marito, che ricuperai tutto il mio.

—Non voleste mai accettar nulla da me….

—Potete voi biasimarmi di ciò, caro Marco? Non avreste voi fatto lo stesso?—Ed aggiunse con un mezzo sorriso—-Ma il so, serbate per gli altri una misura diversa che per voi…. Severo nel giudicarvi, siete indulgente con tutti….

—Non ho tanta virtù, zia; non vi ho forse rimproverata quest'oggi stesso?…

—Non parliamone più; io vi approvo, benchè abbia penato nel soddisfarvi: sarà per il meglio….

Ella nuovamente cercava persuadersi che tutto andava bene… Marco non voleva turbarla. Posso partire, pensò, più nulla mi rimane a chiederle, e giacchè le mie domande imprevedute non le destarono alcun sospetto, a che rimango?

—Nuovamente vi prego, gli disse la vedova, vedendo che egli stava per partire; appena Gabriella non avrà più bisogno di voi cercate di Federico…. Desidero tanto ch'ei sappia ciò che è avvenuto di sua sorella…. Un tal riguardo d'altronde gli è dovuto….—E con qualche esitazione:—Sperate voi che ei crederà tutto, e non dubiterà di Gabriella?

—Come? Pensate dunque che ella non meriti piena fede?

Ed un sospetto, che non aveva ancora provato, gli avrebbe attraversato la mente forse, se Camilla non si fosse immischiata al rapimento…. Ma no, la sua fiducia in Gabriella sarebbe stata intiera egualmente.

La domanda fatta da Marco aveva atterrita la signora Lorini.

—Oh mio Dio! no…. sarei, disse, sfortunata a segno d'avervi fatto nascere io stessa dei dubbj sulla mia figlia adottiva?

E con vivacità estrema, stringendo le mani del nipote:

—Ditemi che non è vero! esclamò.

Il suo accento era sì straziante, che Marco ne ebbe pietà.

—Oh! io non ho dubitato un istante, rispose. Sono persuasissimo di
Gabriella.

—Non m'aspettavo meno da voi; però io ebbi torto di gettarvi un sospetto, credendo comunicarvi un mio pensiero…. Comprendete ciò che volevo dire….

—Sì, sì.

—E poichè avevo principiato, mi spiego. Federico visse sempre in un altro mondo di noi. Egli frequentò nobili dissipati, dame viziose…. Vi fu trascinato anche dalla sua posizione, dalle sue brillanti qualità personali, che lo facevano sì ricercato dovunque. Le storie di seduzioni, gli amori sfrenati, colpevoli, gli intrighi, che a noi appajono come attraverso un velo, egli forse li vide in effetto…. E questo può averlo reso incredulo e sospettoso…. Perciò temetti potesse dubitare di sua sorella; benchè io le creda, come le credeste voi, senza restrizione alcuna.

—Avete ragione, ma….

Egli si arrestò; stava per dire: Le ha creduto, ed invece:

—Le crederà, disse.

—Oh spero! adoperatevi, perchè ciò avvenga presto.

—Farò il possibile. Ora, zia, devo lasciarvi; ho qualche affare qui in Venezia; un piccolo viaggio in Dalmazia, da cui non posso esimermi senza dar sospetto…. Desidero terminar tutto presto, onde recarmi sollecitamente a Rimini da Gabriella, che mi attende… Ve la condurrò poi.

—Grazie; ditele quanto io pensi a lei, e che mai l'ho dimenticata.

—Non vi mancherò. Voi pure le foste sempre a cuore, ella stessa me lo disse.

—Poveretta!

—Intanto non narrate ad alcuno che l'abbiamo ritrovata, è un mio desiderio.

—Farò quanto mi chiedete; d'altronde io non vedo più alcuno de' miei antichi conoscenti.

—Bene, taceremo entrambi.

E Marco, fatto un cenno d'addio alla signora Lorini, escì.

«Quali avvenimenti! mormorò allora la vedova, mentre riponeva nello scaffale la lettera del signor di Chiarofonte…. Tante interrogazioni mi avevano fatto temere qualche cosa di male. Povero Marco! egli è davvero generoso e buono. Qual altro uomo avrebbe al pari di lui compatita Gabriella di non aver tentato sfuggire al suo rapitore?… di averlo amato?…. Eppure…. che poteva ella fare?… Quando mai la rivedrò?… Basta, seguirò il consiglio di Marco, checchè me ne costi…. Non andrò a Rimini.»

E si assise.

Voleva riandare nella sua memoria gli avvenimenti trascorsi, le cose udite, le parole di Marco, la storia di Gabriella…. Aveva d'uopo di pensarvi sola ed a lungo…. Poi tutto ciò la conduceva ad altre riflessioni. Le memorie del passato si erano risvegliate in lei tutte quel giorno…. Esso gli appariva non come un sogno lontano, ma come realtà vicina ancora…. e con precisione si rammentava il bene ed il male, che vi aveva trovato.

Il lungo periodo d'esistenza passiva e monotona da lei condotta, che aveva cicatrizzato delle ferite, cancellato dolci emozioni…. in quell'istante era scomparso….

E Marco intanto?

A che pensava?… Quali deduzioni aveva tratte dal segreto rivelatogli?…

Una sola, che Camilla doveva saper tutto….