X.
Egli aveva percorso molte stanze terrene; finalmente un servo gli aveva detto che la duchessa era stata veduta entrare nella gran sala, che dava nel giardino….
Don Francesco vi correva come un pazzo.
In un attimo fu vicino a donna Livia, le afferrò le mani, con esse le coprì il volto, come se ella avesse dovuto arrossire innanzi a lui.
Poi, guardandola tra la passione e la rabbia, con voce soffocata, tremante per la collera, per il dolore:
—Io so tutto, signora, mormorò, tutto mi è noto!
Un istante di confusione, di abbattimento, male interpretato da don
Francesco, un grido solo, un solo gemito avrebbe perduto la duchessa.
Ella lo comprese; misurò la situazione.
Ah! le abbisognava un gran coraggio!
Tal coraggio, impossibile ad una donna volgare in quell'istante, donna
Livia lo trovò.
Senza perdere un secondo, soffocando l'emozione immensa, che per tanti motivi sentivasi in cuore, si sciolse alquanto dal duca, e guardandolo con sicurezza:
—Ebbene? domandò.
Egli, che dal gran turbamento mostrato da lei poco tempo prima, nel riconoscere i caratteri di Federico, aveva creduto trovarla avvilita, disperata, che si era atteso a simulati deliquii, rimase attonito…. Si chiese un istante se ella fosse ancora la stessa donna, o se fosse impazzita per lo spavento.
La lasciò in libertà e la guardò immobile.
Non vi era provocazione nell'accento di donna Livia, non sfrontatezza ne' suoi begli occhi.
Ella si alzò.
—Quale colpa ho io commessa? disse al duca, quale errore perchè vi lasciate andar meco a tali trasporti?
La calma, il coraggio sono i soli ostacoli, nei quali dovrebbe urtar sempre il furore.
Quante volte non avrebbero essi evitate crudeli sventure!…
Il duca fissò severamente donna Livia.
—Quale errore?… Ma che! credereste voi di potervi giustificare?…
V'ingannate, io so tutto, vel dissi.
—Nulla saprete, di cui io debba arrossire. Credevo non aver d'uopo di giustificarmi.
—Quale ardire!
—So che volete dirmi; il figlio del cavaliere dell'Isola….
Chiarofonte….
—Non profferite quel nome, odioso sempre per me, e insopportabile sulle vostre labbra.
«Ohimè! pensò donna Livia, come potrò io persuaderlo?»
Ma senza perder tempo:
—E che per questo? quando lo amai ero libera, potevo disporre di me. Avreste ragione di rimproverarmi se io vi avessi lusingato, se per isposarvi vi avessi celato il vero…. Ma io non v'ingannai, vi dissi ogni cosa. Mi rispondeste, il rammentate? che ciò non vi preoccupava menomamente.
—Perchè, rispose il duca un po' confuso, perchè credeva che colui fosse morto, signora…. chè altrimenti certo me ne sarei dato pensiero….
Ed aggiunse furioso:
—Ma ora…. ora….
—Ora, signore, io non lo rivedrò giammai, ve lo giuro.
—Perchè sapete che ciò non vi sarebbe possibile.
—Credete dunque che il solo timore mi abbia fatto prendere tale risoluzione?
—Eh, signora, vedo che non vi lasciate mai sorprendere…. Ma dovrete rispondermi di molte cose.
Ed appoggiandosi ad un mobile vicino, guardò la duchessa con sdegno.
«Di molte cose? pensò ella, sa tutto davvero.»
—Voi lo amate ancora colui, disse con rabbia il duca. Lo compresi quest'oggi….. ah, vi sentivate male?… vi si oscurava la vista, eh?… Avevate riconosciuto i suoi caratteri…. Lo amate!…
—Lo amai….
Egli la guardò sorpreso:
—Che volete dire?
—Che ora voglio dimenticarlo.
—No, no, voi mentite…. È per salvargli la vita che parlate così…. Ma non vi riescirà di farlo…. Quest'uomo, che odiai sconosciuto, che abborrii, benchè creduto estinto, quest'uomo, donna Livia, deve morire….
E si mise a percorrere la sala a lunghi passi.
La duchessa rabbrividì; per un istante si tacque, indi:
—Non morrà! esclamò risolutamente.
—Come?… E dite che volete dimenticarlo?
—Lo ripeto, ma non posso dimenticare che lo amai…. e….
—Tacete.
—Non posso dimenticare soprattutto ch'ei salvò la vita a me ed a mio padre…. Voi pure, se mi amaste, dovreste pensare a questo.
—Perchè non mi dite a dirittura che io gli devo della gratitudine?… Molta gratitudine!—aggiunse con amara ironia;—perchè preferiste sempre la memoria di lui, creduto morto, a me vostro marito, che vi amo, e che voi derideste in mille modi diversi…. Ah non credeva esser giuocato a tal segno!… No, donna Livia, non vi supponevo sì mentitrice!… Chiedermi oggi di chi sospettassi!… Voi, che avevate inviato, il cavaliere a mio dispetto…. in traccia di colui!…—aggiunse con furore.
«Ohimè! sa tutto, e si contiene a stento, il vedo!» pensò donna Livia.
—Saprete però, gli disse, che io non potevo sospettare ch'ei fosse figlio del cavaliere dell'Isola…. Sapete bene d'altronde che lo credeva morto…. Ditemi almeno che non pensaste questo di me.
—Questo no…. Ma non più una parola di colui;—aggiunse con imperio.—Oh! ma sarà risuscitato per poco, ve lo prometto io….
—No!
—Perchè?
—Non innalzerete tra voi e me il suo sangue; sarebbe una barriera, che io, ve lo giuro, non oltrepasserei giammai!
Ella aveva esclamato ciò con fuoco.
Quelle parole ferirono l'alterigia del duca.
—Eh signora, le disse, meno orgoglio! Che cosa sono queste minacce?… Son vostro marito alfine. Che potreste voi fare?
—Saprei morire.
—Morire!… Pria che veder perir lui, n'è vero?
—Morire, prima che veder un duello tra voi e vostro cugino.
—Non chiamate colui mio cugino! Oh indegno! Come suo padre era destinato a versar l'onta, il disonore sulla nostra famiglia.
—Onta! Disonore! In che cosa vi ha disonorato?
—Se io vi credessi, ciò non tarderebbe.
—Voi mi offendete…. Sono pronta a dimenticare un uomo, che ora non devo più amare, a non più rivederlo, ed è così che mi parlate? Prendendo tale risoluzione, nulla faccio più del mio dovere, il so e non intendo vantarmene con voi, ma speravo almeno aveste a riconoscere che io non esitai in compierlo. Ed invece m'insidiate!… Non dite più che mi amate…. Quando si ama, si crede….
—Si crede, signora, si crede, quando non si è già stati ingannati….
E voi, in cento cose mi avete mentito.
La duchessa credette inutile parlare allora del conte, della missione affidatagli. Comprendeva che don Francesco ne faceva un affare secondario.
Pensò tentare la via della tenerezza, non mai tenuta con lui, non certo sciupata, e che per questo doveva riescire.
E guardandolo con insolita dolcezza, e con una emozione, che però era sincera:
—Poi…. se in questo duello moriste voi?…. gli disse.
Il duca parve scosso.
«Che significa questo?» pensò.
—Eh signora, signora!
E siccome ella lo guardava ancora.
—Che?… davvero…. vi dorrebbe…. se io morissi?…
—Ne dubitereste?… E se moriste in tal modo, non me ne consolerei giammai….
—Sareste liberata da una catena odiosa, da un uomo che vi tiranneggia, che vi annoja!…—esclamò don Francesco tra la tenerezza e la rabbia.
E dopo un istante:
—Ammiro la vostra presenza di spirito, ma non m'ingannerete…. È la vita di colui che vi preme; quella sola…. lo comprendo…. Ma non riescirete a serbargliela, no.
«Ah, disse tra sè donna Livia, sarà assai difficile persuaderlo!… E se sapesse che ho veduto Federico! Cielo!… Eppure io ho dei nemici…. quelli, che gli narrarono del cavaliere di Malta…. Ah! forse non potrò salvarmi!»
E volgendosi al duca:
—Io dissi il vero. Se voi moriste in questo duello, quale esistenza mi rimarrebbe? Sarei straziata da rimorsi immeritati, e che pur nondimeno mi riescirebbero insopportabili…. Se morisse egli, che mi salvò la vita, non potrei più vedervi senza orrore….
—Orrore!
—Sì; dunque che mi rimane? Qualunque sia il risultato di questo duello, e voi sapete benissimo che non può essere certo nemmeno per voi, io sarei sempre infelice…. infelice tanto che prima eleggo morire. Vedrete che non lo dico invano! Il suicidio, dal quale abborrii sempre, nella posizione in cui mi trovo, è una necessità…. Vi ricorrerò senza esitare…. Iddio mi perdonerà!
E si assise dinanzi alla tavola, appoggiò il capo ad una mano e rimase immobile.
Il duca era un po' spaventato.
La duchessa era profondamente triste, ma risoluta.
«Ho timore faccia davvero!—pensò egli.—Non vorrei poi perderla!… E se fosse proprio disposta a dimenticarlo?… Ma pure di colui mi abbisogna il sangue.»
Si accostò un poco a sua moglie, senza profferir parola.
Per molto tempo durò il silenzio.
Vedendo che donna Livia nol romperebbe, il duca si decise di romperlo lui.
—Ma, signora, le disse con sdegno, dovrei dunque sopportare dinanzi agli occhi un uomo, che io odio?
—Non è soltanto un uomo, che voi odiate, è un vostro stretto parente spogliato sin qui, un uomo, che mi salvò la vita a prezzo del suo sangue….
—Tacete, non comprendete dunque che colle vostre parole, colle quali volete difenderlo, riaccendete il mio sdegno invece di calmarlo?
Ella tacque.
—Vi salvò la vita…. Vi salvò la vita…. sempre questo gran merito…. Se fossi stato nel suo caso, avrei fatto lo stesso anch'io…. Fu combinazione…. nulla più.
Attese un poco, indi:
—A che pensate?
—Che tutto è finito per me. Diceste che io desiderava esser liberata da voi, ebbene! sarete voi invece che rimarrete libero. Sposerete un'altra donna; sarà di me più dolce, vi renderà di me più felice. Mi duole, assai mi duole per mio figlio!… Ma sono risoluta. Dimenticherete presto una che vi derise, a quanto dite…. Eppure, nell'inviare il conte contro il vostro volere, feci soltanto quanto mi dettava la coscienza. Se dovetti ricorrere a qualche raggiro, fu mio malgrado…. perchè vi rifiutaste a riparare voi stesso, come ve lo avevo chiesto…. Pazienza, morrò!
—Eh via! disse il duca con una certa emozione, ed insieme con incredulità, eh via! che non morrete, e che io non isposerò un'altra donna, chè non potrei soffrirne alcuna.
—Se fosse vero, non esitereste a promettermi quanto vi chiedo.
—Sempre colui! esclamò il duca con furore. È una idea fissa! è il vostro pensiero continuo! Lo amate tanto! tanto vi preoccupa che per salvargli la vita vi raddolcite meco, mi parlate come non mi parlaste giammai.
Donna Livia pensò bene non rispondere.
Egli, dopo breve pausa, continuò:
—Ma non sarò vostro zimbello; abbastanza vi ho creduto…. e…. sì, stavo per credervi ancora…. Ma vedo a che mirate: è la salvezza di colui!… Tutte le vostre parole sono mezzi per giungervi…. Io stesso sarei un mezzo…. Non vi credo!
—Vi ho detto, interruppe la duchessa, perchè tal duello mi getterebbe nella disperazione…. Speravo vi persuadeste delle mie ragioni, ma poichè non mi prestate fede, poichè sempre di me dubitate…. morrò!… Credeva darvi una prova di fedeltà, ed invece mi trattate come se vi avessi tradito.
Il duca rimase pensieroso.
«Se non la sapessi sì accorta!… disse tra sè; eppure!…»
Eppure questa volta l'essere ostinato gli costava assai….
—Che pensate fare? chiese con una certa asprezza a donna Livia, per timore di lasciarle scorgere la sua emozione.
—Vel dissi: morire.
—Morire!… Questa parola le donne l'hanno sempre sulle labbra….
Tutti i giorni vogliono morire….
—Da me tale parola non l'avrete intesa mai.
«È vero infatti, pensò il duca. Poi ella non è una donna come le altre.»
E non sapendo a che decidersi:
—Voi scherzate! le disse.
—Come potete voi presumere che io scherzi in tal momento? rispose amaramente donna Livia. Vi avvedrete che non scherzai quando non sarete più in tempo da richiamarmi in vita….
—Ma sarebbe una follia, signora; e per vostro figlio almeno dovreste vivere.
—Lo dovrei, ma nol posso. D'altronde io non gli sono assolutamente necessaria…. Voi gli rimarrete…. Allora, quando sarò morta, mi avrete conosciuta. Vi rimprovererete la vostra durezza, che mi avrà spinta a privarmi di vita…. Vi occuperete maggiormente di quel fanciullo…. lo avrete caro come una mia memoria….
Il duca era commosso ed assai perplesso.
—Ma, siete risoluta davvero? disse quindi.
—Sì, non morrò senza pena, il confesso, ma non esiterò.
Don Francesco passeggiò qualche tempo; poi arrestandosi:
—Ma colui, mormorava, come potrei soffrire di vederlo?
—E chi vi costringe a vederlo?
—L'inferno vuole ch'ei sia mio…. mio cugino…. sì…. dunque vi è questo riconoscimento di mezzo….
—Che importa! Tratterete con suo zio; non è necessità che lo vediate….
—Poi si fermerà in Sicilia…. a Catania…. Potevo soffrire che pensaste ad una tomba, ma non ad un uomo, che si aggirerà fra queste mura…. che potreste vedere ad ogni istante…. D'altronde si saprà che voi lo avete amato…. Sarei io dunque uno di quei mariti…. Ah mai!… mai!… mai!…—aggiunse con rabbia.
—E…. disse donna Livia, benchè un po' esitante… se egli fosse disposto ad allontanarsi per sempre… se…
Il duca la interruppe.
—Che significa ciò? chiese alteratissimo; come potete voi dir questo?… Se sapessi che un solo istante lo avete veduto, guai…
La guardò come se avesse voluto fulminarla. Indi:
—Parlate, rispondete…
A che doveva risolversi donna Livia? Federico poteva essere stato veduto. Se il duca venisse a sapere del colloquio avuto da altri che da lei, sarebbe stato peggio. Ella si decise.
—Ebbene sì, per un istante lo vidi, disse.
—Lo vedeste? gli parlaste? e me lo confessate?… Siete voi divenuta pazza?… Oh! il vile!… Vi ha pregata lui che gli salvaste la vita… Ma ora non isperate da me alcuna pietà…
E fece per avvicinarsele… Poi ad un tratto arrestandosi… Ma se fu per un istante!… Se me lo confessa ella medesima!…
—Attendete, gli disse amaramente donna Livia…. Potete farlo senza timore… Già io non saprei sfuggirvi…. D'altronde sono risoluta a nulla tentare per sottrarmi alla vostra collera…. Ma prima voglio dirvi che per un solo momento acconsentii a riceverlo nell'oratorio… che gli parlai in piedi mentre eravate col principe e con quel superiore….
—Ah! egli non ha perduto tempo! esclamò furioso il duca…. E voi pure…. Il vostro deliquio cessò per trovarvi seco… Ah questo è troppo… Ma che fate?… Vi serbate calma!… Credete voi salvarvi?
—Io no! sono disposta a morire: chè, se persistete a volervi batter seco, morrei egualmente se voi non mi uccidete….
—Ma, che vi disse quel seduttore, quell'indegno?
—Che sino all'arrivo del conte a Milano ignorò la sua origine, e che non sapeva esser io la duchessa dell'Isola… perchè altrimenti mai si sarebbe indotto a reclamare.
—Dunque gli preme la vostra stima?
—Per questo volle vedermi, ed io acconsentii a riceverlo, perchè volevo chiedergli ciò che chiesi invano a voi….
—Ed ei promise? domandò il duca con sanguinosa ironia.
—Promise d'evitarvi e non battersi con voi, a meno di un insulto…. Sì, questo sacrificio d'orgoglio ei me lo fece, e non senza molta esitazione, chè egli pure è valoroso, il sapete…. Perchè non mel farete voi?…
—Ma sperate persuadermi ancora?
—Nulla io spero; siete, come sempre, il vedo, duro ed inflessibile…. Non ragionate nemmeno; chè, se il voleste, potreste ben comprendere che io non v'inganno…. Mi lasciaste nella mia camera, vi rimasi un poco ancora;… da un pezzo ero già qui…. Appena ebbi il tempo di scambiar seco poche frasi…. Tutto è finito tra noi, gli dissi…. Ed egli, che più di voi mi stima, mi rispose che lo comprendeva, che si allontanerebbe per sempre….
Il duca parve scosso.
—Uccidetemi pure, continuò donna Livia, perchè volli evitarvi un duello, perchè dissi eterno addio ad un uomo, che amai quando non vi conoscevo, perchè lo esortai a lasciar la Sicilia…. Tanto io non potrei poi tollerare a lungo d'essere continuamente supposta, offesa…. Voi non fate di me alcuna stima…. Sembra quasi crediate che, se avessi un istante di libertà, ne approfitterei tosto per disonorarvi…. Pensate voi che ciò non mi muova a sdegno?… Se non faccio scene gli è perchè date subito in mille trasporti…. Io non vi temo però…. Vedo che in un modo o nell'altro dovrò morire, e sono pronta:… chè alfine la morte è preferibile al vedermi trattata come una mentitrice, una ipocrita; considerata come una donna senza carattere….
Don Francesco l'aveva ascoltata colle braccia incrociate, le ciglia corrugate: immobile, pensieroso….
Infatti, rifletteva, ha forse ragione: per pochi istanti rimase seco…. Ella fu sempre di costumi austeri… Ma l'idea che lo ha amato tanto!…
Donna Livia non parlava più….
È coraggiosa davvero, pensò il duca.
—Via, le disse quindi perplesso…. continuate.
—Più nulla mi rimane a dirvi.
Il duca era agitatissimo. Finalmente si avvicinò a lei, e prendendole una mano:
—Giuratemi che diceste il vero.
—Lo giuro!
—Ebbene, vi credo: perdono, ma a voi sola; chè di colui io voglio vendicarmi…. Non rispondete?… Non siete dunque lieta?
—Lo sarò quando mi avrete promesso che non vi batterete….
—Ma egli osò venir qui… parlarvi…. E se fosse stato per lui…. certo….
—Già vi dissi perchè vi venne…. Se non fossi stata vostra moglie, contava partire senza rivedermi…. Mi supponeva maritata, non voleva turbarmi; tanto temeva di compromettermi che non chiese mai che fosse avvenuto di me al conte di San Giorgio…. Egli è un uomo d'onore….
—Ah voi volete salvarlo ad ogni modo; se non siete colpevole, i vostri pensieri sono per lui ancora…. Ciò basta.
—Siete deciso?
—Sì.
—Bene, sono decisa anch'io…. Morrò.
Il duca rimase silenzioso…. sembrava non sapesse a che risolversi….
—Voi direte a mio figlio, continuò donna Livia con un amaro sorriso, che mi lasciaste perire innocente, anzichè sacrificare una sol volta il vostro orgoglio…. Gli direte che confidai invano in voi…. e….
Donna Livia era necessaria al duca…. Senza di lei la sua esistenza sarebbe stata cupa e buja come l'inferno…. Mai un raggio d'amore l'avrebbe allietata… Ella era la sola, che egli avesse potuto amare…. Vicino anche a donne più belle avrebbe sempre sospirata la duchessa…. Poi non gli era dessa fedele?… Perchè la perderebbe?… Ah! non resistette!…
—Ebbene sì…. giuro…. disse, tutto quel che volete….
Povera donna Livia! ella abbisognava di queste parole…. Non avrebbe potuto sopportare il prolungarsi di quella situazione penosa!…
—Sia lodato il cielo! esclamò alzandosi, che una volta avete ceduto!
—Per Iddio! donna Livia, chè Iddio stesso non mi avrebbe strappata tal concessione!… Se sapeste quanto essa mi costa!…
—Lo comprendo, rispose ella, e vi ringrazio!…
Poi, cedendo ad un movimento del cuore, ad un subito impulso, gli stese la mano.
Era il segnale di una riconciliazione!
Il duca lo comprese…. Strinse quella mano tra le sue: e:
—Mi amerete voi?… le chiese.
—Sì!
—Sia lodato il cielo! posso dire anch'io, che una volta avete ceduto….
Ed aggiunse sorridente:
—Dopo di me però….
Donna Livia sedette, che le mancavano le forze.
Dopo qualche tempo di emozione il duca, che era andato a sederle vicino, le domandò:
—E null'altro diceste a quel signore?
—Lo pregai a rendermi due lettere, che di me possedeva.
—Tale domanda era giusta: e che vi rispose?
—Che le aveva sopra di sè quando rimase ferito a Lepanto, e più non le trovò allorchè esci dal delirio…. Crede quindi averle smarrite colà….
Il duca esitò un poco: indi:
—Di una di queste lettere, disse, potrei darvi notizia io….
—Voi? chiese ella attonita.
—Sì, eccola.
E trasse quella, che gli era stata inviata dalla principessa.
—Date qui, disse donna Livia arrossendo un poco… Come mai capitò in vostra mano?
—Or ora ve lo dirò…. Lasciate prima che vi dia un'altra occhiata….
—È lacerata!
—L'ho lacerata io!… Perchè…. vi sono delle frasi… che non mi garbano…. Qui per esempio è scritto:—Nessuno potrà mai forzarmi ad un altro nodo, che mi sarebbe odioso.
E la guardò sorridendo.
—Si scrivono tante cose, diss'ella…. Io non pensavo allora ciò che penso adesso…. Via, non mi tormentate…. Abbruciate quella lettera, aggiunse con qualche imperio.
Il duca attese un poco, chè gli piaceva tenerla perplessa. Egli era molto originale.
Finalmente si alzò; accostò i due pezzi della lettera alla fiamma d'una candela, della lumiera che li distrusse.
—Mi rammento, disse tornando al suo posto, quando voi abbruciaste la pergamena.
—Che! ne parlerete ancora?…
—Perchè no?
—Feci male forse?
—Comincio a credere che faceste bene.
—Ma in qual modo vi giunse quella lettera?
—Mi fu inviata da donna Maria.
—Ella?
—Sì, guardate la sua accompagnatoria.
E le mostrò la lettera della giovane principessa.
Donna Livia la scorse.
—Ah! vostra sorella ha creduto che avessi inviato il conte, sapendo chi era il figlio del cavaliere dell'Isola?
—Se non lo ha creduto finse crederlo.
—Ma voi sapevate dunque dell'abboccamento, che io ebbi col conte al castello?
—Sì….
—Donna Maria pensa che vi abbiate assistito….
—E infatti…. un poco….
—Come mai non me ne parlaste? chiese sorpresa donna Livia. Non udiste quale ne era lo scopo?
—No; intesi discorrere di donna Rosalia e del principe…. Sentii anche che l'amore del cavaliere per voi era affatto platonico e senza speranza…. Ciò mi bastò e ritornai a Catania.
—Se udiste quanto mi diceva il conte…. perchè dunque?…
—Ne mostrai talvolta gelosia?… Oh perchè…. vi vedevo sempre pensierosa; riflettei che potevate cangiare….
—Spero però che in avvenire non diffiderete più di me.
—No, no….
Ed aggiunse con sdegno:
—Ma il conte ha mentito, mi ha deriso…. Mostrarmi un ordine del gran Maestro! Indegno! Me ne renderà ragione….
—Oh non fate questo!
—Che! vi preme anche il conte?
—Mi preme che non affrontiate inutilmente la vostra vita….
D'altronde io stessa gli consigliai quell'artifizio….
—Voi?…
—Non so che dire, ma è così: dunque non pensateci più.
—Veramente, disse il duca sorridendo con ironia. deve essersi divertito assai nell'obbedirvi…. Corse fino a Milano, a quanto ne udii…. Mi sembra vederlo quel povero conte cavalcare per le strade della penisola dietro alla sua impresa…. impresa, da vero cavaliere di Malta….
—Quando il vedrete non lo stuzzicate. Ei non lo fece per me soltanto, ma perchè gli pesava molto la responsabilità lasciata a tutti, ed a lui in particolare dal padre vostro…. Dunque pacificatevi con lui….
—Non vi basta quanto feci?
—Molto faceste, ma molto vi rimane ancora. Se volete che io vi ami ingentilitevi, moderatevi, don Francesco…. Datemi un'altra prova dell'amor vostro pacificandovi col conte.
—Volete dunque che io non tragga più la spada?
—Inutilmente no.
—Eh via! voi siete coraggiosa! Guardavate alla morte sì freddamente….
—Era un caso diverso; promettetemi pacificarvi col conte!…
Il duca esitò un poco, indi:
—Sì, via; farò anche questo per voi…. D'altronde quando penso all'esito della sua impresa, al vantaggio che ne ottenne…. non posso adirarmi seco.
—Basta…. sono contenta….
Poi, gettando gli occhi sulla lettera di donna Maria, che teneva sulle ginocchia:
—Ah! disse, vedo, sua moglie gliel'aveva involata.
—Oh! non credo vogliate pigliarmi a confidente ora!…
—Dissi così, perchè pensavo che donna Maria potrebbe possedere anche l'altra, e che vorrei ricuperarla.
Il duca si annuvolò.
—È vero! colei è capace di mostrarla a tutta Catania per vendicarsi e deridermi. Lasciate fare a me…. Che gli scrivevate nell'altra lettera?
—Che mio padre aveva dato il suo assenso, e che egli poteva presentarsi a lui.
—Infatti il marchese mi disse che avevate condotta la cosa in modo, così abilmente, che gli era stato impossibile rifiutarsi.
—Come potete tenermi ora tali discorsi? disse sorridendo donna Livia.
—Perchè pensavo che vostro padre aveva ragione nel dirmi che, quando vi eravate fitta una cosa in capo, o per una via, o per l'altra vi giungevate sicuro…. Lo so per prova…. E ditemi, aggiunge con quella curiosità, che in lui era un po' eccessiva, ed anche per rischiarare un suo dubbio; vi dolse, eh! il sapere che quel signore aveva moglie?
—Compresi che non mi aveva amata quanto credevo; però vi prego persuadervi che il dispetto non mi fu consigliere, e che non avrei esitato egualmente a fare quanto feci.
—Lo credo, ma confessate che rimaneste offesa nel non trovare in lui una fedeltà eguale a quella, che voi avreste voluto serbargli.
—Ebbene non lo nego.
—Vedo dunque che questa vostra grazia, così difficile ad acquistarsi, ed io lo so, si può anche perdere.
E siccome ella taceva, proseguì:
—Quante volte, donna Livia, non fui per istancarmi!….
—Non parlate più del passato. D'altronde non potevo essere tranquilla…. Mio padre, con qualche frase un po' pungente, aveva quasi spinto vostro cugino a recarsi a Lepanto, ove avrebbe potuto esimersi dall'andare…. Cosicchè io provavo anche come un rimorso della sua morte.
—Bene, bene, non parliamone più. Io affretterò il riconoscimento; farò che presto i figli del cavaliere dell'Isola riprendano il loro nome….
—Egli si recherà subito dopo nell'Italia superiore.
—Lo spero. Possa trattare ogni cosa col procuratore di quel cappuccino, che parte domani, e lo preferisco perchè anche quel frate mi è riescito antipatico. In pochi giorni tutto sarà finito.
Ed aggiunse:
—Donna Livia, io vi ho creduto…. ma, finchè costoro si tratterranno a Catania, voglio che non lasciate il vostro appartamento….
Voglio! era una parola, che suonava sempre un po' male all'orecchio indipendente di donna Livia, che tante volte l'aveva udita dal duca.
E rispose:
—Oh! l'avevo già pensato; comprendete che non desidero vedere alcuno.
—Va bene. Ora mi occuperò della vostra lettera. Se donna Maria la possiede dovrà renderla.
Si alzò, si fece portare da un servo un tavolino coll'occorrente per iscrivere e sedette un po' più lungi.
«Cielo! ti ringrazio, pensò allora la duchessa, di avermi data tanta forza!… Ah! se avessi ascoltato quel movimento di passione, che mi destò in cuore la vista di Federico, che sarebbe avvenuto di me?… dove sarei caduta?… Ed invece potei escire da una situazione pericolosa, ed evitare quel duello fatale!… Sono tranquilla, quasi lieta!… Ah sì! si deve saper vincere sè stessi….»
Tale impresa ella l'aveva compiuta ed era degna di lei….
«Poi, pensava, ebbi prove dell'amore del duca; sarei ingrata se non lo riconoscessi!… Ed ora che cominciò a cedere, spero poterlo cangiare intieramente, e condurlo al bene….»
Donna Livia potrà sembrare a qualcheduno un po' fredda, un po' severa. Vi è chi dice che il preferire l'onore alla passione è troppa riflessione, od è egoismo…. Ma allora è un virtuoso egoismo, un egoismo eroico, che innalza al disopra della materia….
Che rimane poi d'un amore colpevole? Taluni persino lo strazio di dover arrossire dinanzi a chi ne fu oggetto.
Da alcune donne tale strazio non può venir sentito, come non ponno venir sentiti i rimorsi…. Ma certo la duchessa non aveva con costoro somiglianza alcuna.
Mentre ella rifletteva, ecco che cosa scriveva il duca a donna Maria:
«Sì, sono ancora ingiuste le vostre accuse, e perfide ancora le vostre insinuazioni.
»Nulla mi apprendeste di nuovo. Sapevo che la duchessa aveva amato un guerriero veneziano chiamato Chiarofonte, il quale le aveva salvato la vita. Me lo aveva detto ella medesima prima di accettare la mia mano.
»Non vi dico che le era impossibile sospettare che ei fosse figlio del cavaliere dell'Isola, poichè sono persuaso che lo sapete benissimo.
»Donna Maria, ci conosciamo ……………………………………………………….. ………………………………………………………..
E qui seguiva una lunga interruzione, che ad una giovane di spirito come la principessa doveva dire assai…
Indi:
»Sapevo della missione affidata al conte, ma non è per dirvi tutto questo che io vi scrivo, chè certo non vi devo spiegazione alcuna.
»Voi dovete possedere un'altra lettera di donna Livia, nella quale si parla dell'assenso del marchese del Faro….
»Mandatemela dal servo, che vi porterà questa mia, altrimenti domani vostro marito me ne renderà ragione.
DON FRANCESCO
Suggellò il foglio e lo consegnò egli stesso al suo cameriere, ordinandogli di non ritornare senza risposta.
—Se donna Maria ha quella lettera non dubito vi sarà restituita fra poco, disse quindi alla duchessa.
—Lo desidero.
—Ora, riprese don Francesco, ho voglia di veder terminato tutto. Fra pochi giorni la terra di S…. colle sue dipendenze sarà resa ai figli del cavaliere dell'Isola…. Siete contenta?
—Sì certamente; vedo che vi sareste poi pentito della vostra ostinazione.
Il duca credette bene non rispondere.
—Il voto di vostro padre moribondo sarà appagato, continuò donna
Livia…. Egli vi benedirà dalla sua tomba….
—Lasciate le tombe, cara duchessa; ora sono felice, e non voglio pensare ad esse…. Ma qui fa un caldo soffocante…. Volete respirare un po' d'aria in giardino?
—Volentieri.
Ed ella si alzò, ed escì con lui dalla sala.
Vi rientrarono qualche tempo dopo.
Il cameriere attendeva in piedi con una carta in mano.
La porse al duca; egli la scorse, indi:
—Va bene.
Ed il servo escì.
—Eccovi la vostra lettera, disse don Francesco alla duchessa, che la prese.
—Donna Maria ha creduto conveniente, continuò egli, non aggiungere nulla del suo.
Guardava intanto donna Livia, che stava abbruciando la lettera.
Ella dava con quell'atto al passato un eterno addio; e quando quella carta fu consumata volse lo sguardo al duca, il quale, ad onta della sua incredulità, provò per lei una sincera ammirazione:
—Siete davvero una donna eccezionale, le disse: ed in avvenire, lo spero, sarete anche felice….