XIII.
L'indomani Dal Pozzo si metteva in cerca di Federico; ne domandò al palazzo del principe, e gli fece dire da un servo che Dal Pozzo desiderava parlargli.
L'ufficiale non si fece aspettare. Oltre che aveva gran voglia di vedere il messinese, questi veniva a toglierlo da una situazione penosa. Gli pesava trovarsi in quella casa ove si parlava del duca, della duchessa ad ogni istante, con insistenza quasi.
Non aveva ricevuto notizie di don Francesco, ed era già il dopo pranzo; ciò gli faceva pensare che egli pure avesse ceduto a donna Livia.
Camilla non gli aveva fatto alcuna domanda, che a lei doppiamente sarebbe riescita sconveniente e dannosa. Suo marito credeva ch'ella ignorasse tutto; poi ei poteva risponderle con altre interrogazioni sulle carte del cavaliere dell'Isola e su Gabriella. La gelosia non l'aveva turbata a tal segno. D'altronde la gelosia istessa la consigliava a tacere onde poter macchinare segretamente a danno della duchessa. Come donna Maria, credeva più saggio dissimulare.
Dopo i primi saluti pieni di effusione, i due amici si allontanarono dal palazzo del principe; contavano fare una passeggiata nella campagna.
—Ah! disse Federico, se tu sapessi! Quali avvenimenti!.. Io sono cugino del duca, del marito di donna Livia… Ma che? lo sai?
—Sì.
—Chi tel disse?
—Il conte di San Giorgio, a cui domandai di te, e che mi narrò tutto.
—Il conte? Sa egli ch'io amai donna Livia?.. che ne fui amato tanto?
—No.
—Ah! son contento; chè troppo avrei arrossito se lo avesse saputo. Avrebbe potuto sospettare che io reclamassi conoscendo tutto, benchè io non gli abbia mai chiesto notizie di lei per timore di comprometterla. Fu soltanto ieri in casa della principessa appena giunto qui che intesi essere donna Livia la moglie del duca. Immaginati la mia emozione!
—Dimmi il vero, cercasti vederla?
—La vidi.
—La vedesti? E non avvennero catastrofi?.. È possibile?.. Il duca è gelosissimo…
—Tranquillati. Io feci cercare segretamente della vecchia governante, che m'introdusse dalla chiesa nell'oratorio del palazzo. Vidi donna Livia, mentre il duca era trattenuto da mio zio il superiore e dal principe degli Alberi.—Ed aggiunse sorridendo: Oh non ho perduto un secondo!
—Mi pare.
—Però, continuò l'ufficiale, nessuno il saprà mai. D'altronde volli parlarle soltanto per giustificarmi. Contava partire senza rivederla se non fosse stata la moglie del duca.
—E che ti disse?
—Che tutto era finito tra noi, che mi credeva, e mi perdonava. Poi mi fece promettere di evitare il duca e di non battermi seco.
—Povera donna Livia! E promettesti?
—Sì; ma a condizione che egli non mi provochi. Ella mi assicurò che sperava ottener questo da lui. Bisogna dire sia riescita perchè il duca non mi mandò finora messaggio alcuno, mentre ieri, all'udire che avevo portato il nome di Chiarofonte, egli disse a mio zio che avrebbe fatto chiedere di me, e che desiderava, assai conoscermi. Donna Livia mi aveva narrato che egli sapeva del nostro amore; compresi dunque che cosa volesse il duca da me…. Ma, te lo ripeto, non ebbi finora sue notizie.
—Sia ringraziato il cielo! Se tu sapessi quanto ho temuto, allorchè il mio servo mi raccontò di averti veduto risuscitato, e che ti recavi a Catania! Non potendo sospettare il vero, pensai che tu volessi riveder donna Livia… Lasciai Messina all'istante, e corsi qui come un pazzo.
—Comprendo, ma non avrei fatto scene; non sono sì imprudente.
—Meglio così; d'altronde hai moglie; è da un pezzo?
—Da due anni, rispose imbarazzato l'ufficiale.
—Come?… Appena….
—Sì: fui curato da lei tanto affettuosamente; ero in sua casa…. È un destino il mio che abbia sempre a trovarmi ferito vicino a donne belle!…
Dal Pozzo sorrise.
—Non avevo dimenticato donna Livia però. L'ho amata sempre: ma a che sarei ritornato? A che darle mie notizie?… Doveva essere già maritata, pensava. Il marchese, lo comprendevo bene, non avrebbe perduto tempo. Egli non era contento; sai che l'ho sempre pensato. Per questo ero pentito d'aver parlato a donna Livia d'amore…. e dolente quasi d'esserne amato tanto…. Ah! perchè non ho saputo tacere?… Non avrei turbata la sua esistenza…
—Infatti sarebbe stato meglio. Tu mi sembri alquanto triste,
Federico.
—Come posso essere lieto? Mi trovo in una situazione imbrogliatissima. Questi parenti, questo riconoscimento, donna Livia, il duca, mia moglie… son tormentato da mille demoni.
—Datti pace; già fra poco potrai partire.
—Lo spero.
—Lascerai la vita militare appena ripreso il nome di tuo padre?
—No; cosa farei? Vorrei essere inviato alla guerra domani; sarebbe una distrazione. Sono così confuso!…
—Io starò teco in questi giorni.
—Mi farai il più grande piacere del mondo. Avrò una scusa per star lontano da questi parenti. Li vedrò soltanto nelle ore, in cui non potrò esimermene.
—Che disse donna Livia in saperti ammogliato?
—Parve un po' offesa; benchè mi abbia parlato assai dolcemente.
Basta, ora è fatta.
—Meglio così; ciò avrà contribuito a ricondurre la pace nel suo spirito.
—Ma dove andiamo? Non mi conduci verso la campagna dunque?
—Non vi pensava più. Hai ragione; siamo nel centro di Catania: cambiamo strada.
E si diressero da un'altra parte.
Allo svolto della via s'incontrarono in un cavaliere, che veniva verso di loro.
Dal Pozzo strinse fortemente il braccio di Federico.
—Il duca; mormorò.
Sì, era il duca, egli pure li vide.
Dal Pozzo, pensò, con un cavaliere forestiero! È lui!
E non potè fare a meno di gettare gli occhi sul cugino, che dal canto suo fece altrettanto.
Quei due sguardi s'incrociarono come per gettarsi una sfida superba, e si ricambiarono una fiamma di odio.
Ma fu un lampo!…
Il duca ebbe bisogno di tutto il suo impero sopra sè medesimo per proseguire il cammino.
Ah se la promessa fatta a donna Livia non lo avesse trattenuto!…
Questa volta, invece di salutare Dal Pozzo con benevolenza, non lo salutò affatto.
Si allontanò fremendo.
Qual pericoloso rivale! mormorò poi tremante di sdegno… Qual aria altiera, provocatrice! Ah sì! lo comprendo… Costui non mi avrebbe evitato… È valoroso, il so… Comprendo anche come il marchese non abbia ardito offrirgli una ricompensa.
Me l'aveva detto che era un bel giovane, ma non credevo poi… Difficilmente si vedono tali sembianti… E quei tratti nobili e delicati, quell'insieme elegante e marziale, quell'ammirabile espressione…. ed è mio cugino!… Maledetto!…
Donna Livia non lo rivedrebbe più, è vero, ma egli era geloso anche de' suoi pensieri.
Ah, diceva tra sè, quando rifletto che lo ha amato tanto!… Ma a che temere? No, non voglio più dubitare di lei; sarebbe offenderla. Non le dirò d'averlo incontrato però!…
Ah, signor cavaliere dell'Isola, appena vi si chiamerà con tal nome, ve ne andrete, lo spero, chè non potrei poi vedervi sovente, e tollerare ancora… Sì, affretterò il riconoscimento; poco starete a Catania… E costui, che in fondo dev'essere incostante e leggiero, alloggia in casa di donna Maria?… Sono persuaso che ella lo vede volentieri… Vi è la moglie di mezzo; chè per il principe è un imbecille… È lietissimo di ospitarlo… Non me lo disse lui? Basta vi pensino loro!…
Donna Livia mi disse finalmente d'amarmi!… Perdonò i miei trasporti!… dunque… Costui se ne andrà per sempre… Ora ella è rinchiusa nel suo appartamento… Mai lo rivedrà!… Me lo ha giurato!…
Ed il duca più calmo si diresse verso il suo palazzo.
Egli non aveva fatto a Federico minor effetto di quanto questi ne avesse fatto su lui, benchè tal effetto fosse in parte diverso.
—Ah! disse l'ufficiale a Dal Pozzo, appena il duca si fu allontanato, che sembiante, quale contegno orgoglioso, provocante!… Povera donna Livia! Ed è fra le mani di costui?
—Ma ascolta, rispose il messinese; avresti preferito che ella ti avesse atteso per trovarti ammogliato?
—No, ed io dal resto le ho sempre offerto di renderle la sua libertà; chè troppo grande era la distanza, che ci separava; solo sembrami che questo duca debba farle paura. Hai veduto come mi fissò? Sembrava volesse gettarsi sopra di me!…
—E neppur tu l'hai guardato in modo amabile… Credetti che gli occhi d'entrambi stessero per prender fuoco!… Per fortuna che nessuno si fermò!…
—Volevi tu che io volgessi il capo?
—Sarebbe stato assai più conveniente in te che in lui… Alfine, se tu hai una ragione d'odiarlo, egli ne ha cento… È vero che tuo padre fu spogliato dal suo, ma egli non c'entra.
—Oh questo non monta! Ma, se avessi volto il capo, avrebbe creduto che lo facessi per paura, ed io non temo alcuno, il sai?
—Oh lo so, lo so! Ma senti, penso che se egli, anche vedendoti e riconoscendoti, come mostrò di riconoscerti, o piuttosto d'indovinarti, si trattenne; bisogna dire che donna Livia abbia su lui un gran potere, giacchè egli ha per costume di provocar tutti.
—È valoroso?
—La prima spada di Sicilia, a quanto dicono.
—Eh non sarebbe stato questo, che mi avrebbe impedito… La mia non ha soggezione di nessuna!… Poi che cosa è la morte? L'ho affrontata cento volte.
—Sì, è vero; sei stato anche pianto estinto!
—Ma è inutile pensare ad un duello col duca…
—Mi pare… Comprendo che non sarete mai due buoni cugini… Ho avuto un momento di angoscia a quell'incontro improvviso.
—Ed io vidi vicina una sfida!
—Del resto tu non sei mai riescito simpatico ad alcun marito.
—Oh, dopo che amai donna Livia, non fui più lo stesso! Quell'amore fu diverso da tutti gli altri… E… guarda! Ora, te lo giuro, sono annojato di donne. Ho un'amarezza in cuore… un senso di disgusto…
—Che dici? ma tua moglie non l'ami?
—L'ho amata, il confesso, perchè è davvero bellissima; ma il suo carattere non mi piace. Basta, bisogna subire il destino tal quale è… strano, stranissimo…
—Infatti vi è del maraviglioso nel tuo… Ma dimmi, quando sapesti che la famiglia di tuo padre dimorava in Sicilia, che qui dovevi recarti, che pensasti?
—Il mio primo pensiero fu di rinunciare a tutto; ma poi riflettendo che nessuno mi conosceva a Catania, che mi sarebbe stato possibile informarmi segretamente a te di donna Livia senza rivederla, e che siccome la famiglia istessa di mio padre desiderava il riconoscimento avvenisse nell'ombra, pensai che partendo appena ripreso il mio nome, donna Livia non avrebbe saputo nulla… Poi avevo già accettato, consentito già a reclamare… Il conte mi sollecitava, mio padre in una sua memoria mi ordinava di riprendere il suo nome e le sostanze se mi venissero offerte… D'altronde il nome che portavo era come a prestito… non sapevo nemmeno più come chiamarmi… Rimasi confuso, stordito… e venni…
—Comprendo la tua posizione… Ma alfine, poichè tutto procede bene, finirai per esser contento di divenire il cavaliere dell'Isola.
—Non credo.
—Fra qualche tempo penserai forse diversamente.
Federico non rispose. Egli era veramente triste, era pentito della sua leggerezza.
La costanza è creduta una virtù rarissima… Eppure lo è anche più di quanto lo si creda.
Alcuni sono fedeli perchè non possono far altro, ma chi si trova in mezzo alle seduzioni resiste di rado.
Quegli amori profondi, generosi, che tutto rifiutano, il cui solo ricordo basta ad una intiera esistenza, tali amori si possono trovare, benchè difficilmente, in donne come la duchessa e donna Rosalia, quantunque di carattere diverso, ma sono quasi impossibili in un giovane abituato ai piaceri.
E del resto chi, lontano da una donna creduta già legata, perduta per lui, trovandosi vicino ad un'altra bellissima, come Camilla, non avrebbe fatto come Federico?
Pochi certamente…
D'altronde nell'ufficiale l'alterigia aveva sempre superato l'amore, ed appena aveva creduto scorgere qualche cangiamento nel marchese, si era pentito di aver ispirato una sì viva passione alla figlia.
Mille cose dunque l'avevano trascinato, e la gran facilità ad amare, la leggerezza avevano fatto il più.
Eppure egli era un uomo d'onore, di rara delicatezza: e, cosa strana ma vera, queste qualità appunto lo avevano fatto mancare alle sue promesse a donna Livia….
Per giustificarsi dinanzi a sè stesso, dopo i leggieri rimproveri indirizzatigli dalla duchessa, continuava a ripetersi che egli aveva preso moglie come si prende un rimedio eroico.
Poi altre ragioni contribuivano al suo pentimento. Benchè non avesse rimproverato molto Camilla del silenzio serbato con lui su di un affare, che riguardava lui solo, benchè avesse detto di perdonarle, pure da quel tempo provava per lei un senso di diffidenza vivissima.—Sapeva tutto!… Sapeva di Gabriella!… pensava…. Basta, terminati questi affari, vedrò….
E tali riflessioni lasciavano nell'animo suo una traccia dolorosa, mille dubbii…. ed il timore di essersi troppo facilmente legato ad una donna indegna di lui!…
E Federico sì ammirato, invidiato forse, oggetto di tanti pensieri, Federico, di cui il duca era sì geloso, Federico, che stava per assumere un gran nome, che si vedeva trattato con cortesia ed amicizia da nobili parenti, era più infelice di quanto lo fosse stato mai in passato, anche nelle circostanze più dolorose della sua vita….
E quel dover contenersi di continuo, dover parlare, discorrere, recitare una eterna commedia aggiungeva alle sue noje, accresceva le sue amarezze.
Il duca, benchè tutt'altro che mite, se gli avesse letto nell'animo, si sarebbe sentito vendicato molto più che uccidendolo di sua mano.
La fatalità pesava veramente sui figli del cavaliere dell'Isola, come si era aggravata sopra di lui!
Ma Federico poteva trovare forse la pace, qualche conforto nell'avvenire….
Dal Pozzo continuava a ripeterglielo, e tentava calmare le agitazioni, le inquietudini, cui lo vedeva in preda.
—Via, gli diceva, via, non istare a tormentarti così…. Tu, che hai sempre preso la vita dal lato migliore, fa lo stesso ancora; pensa a tuo padre; gli daresti dolore col non essere lieto d'ottenere quanto ei bramava per te.
—Povero padre! Egli fu molto sventurato, interruppe l'ufficiale.
—Ma egli non ti disse mai una parola sull'esser suo?
—No, mai: credeva ogni speranza vana, i suoi parenti inflessibili, eternamente sdegnati; per tenerezza voleva risparmiarmi inutili emozioni…. Io non avevo il menomo sospetto, non tel disse il conte?
—Sì.
E Dal Pozzo si arrestò a riflettere.
L'ufficiale tornò a parlare di donna Livia, e chiese in qual modo avesse sposato il duca.
Dal Pozzo gli rispose soltanto che, dopo essere stata certa della sua morte, si era rassegnata a seguire i consigli del marchese moribondo.
Federico, stanco di vivere, come lo sembrava, non aveva certo bisogno di nuove emozioni.
—Ora donna Livia ha un figlio, aggiunse Dal Pozzo; lo ama molto, a quanto ne udii. Io credo in fondo il duca più stravagante che cattivo. La vita ritirata, che conduce donna Livia, probabilmente se la elesse ella medesima…. Sai che amava star sola, e non si curava di piaceri…. Poi ha una certa libertà: per esempio, so che sovente si reca ad un suo vicino castello, dove passa molto tempo; insomma è tranquilla, se non felicissima…. Tu le salvasti la vita: ciò farà che sempre ella serbi di te grata memoria…. Sarai meno coraggioso di lei? tu, che alfine, lascia che io te lo dica, fosti assai meno costante?…
—Hai ragione; forse quando sarò lontano di qui….
E l'ufficiale sospirò con una certa apatia elegante, che assumeva alle volte e che gli era tutta particolare…
Dal Pozzo comprese però che quelle penose riflessioni provenivano più da stanchezza di sè medesimo che da amore per donna Livia. E cercò distrarlo….
—Dunque, gli disse, tua moglie possedeva le carte del cavaliere dell'Isola, tuo padre?
Aveva scelto un bel diversivo. Ma egli non era molto fino; d'altronde non poteva saper tutto.
Federico si annuvolò più di prima.
—Sì, rispose secco secco.
Pareva che su quell'argomento ei non volesse altre interrogazioni.
Dal Pozzo mutò discorso.
—Ah sì! una cosa volevo chiederti; hai una sorella dunque?
Federico lo interruppe.
—So che vuoi dirmi. Infatti è naturale ti sorprenda come non te ne abbia parlato mai; ma la credevo fuggita coll'amante, disonorata, morta per me…. Ed invece si era maritata in casa della signora, cui la aveva affidata nostro padre…. Quella signora…. io…. l'avevo perduta di vista…. Seppi dopo tutto ciò…. Mi fu mostrato l'atto di matrimonio…. Compresi che mi ero ingannato, e mi riconciliai seco….
—Ah capisco tutto.
Capiva anche che, se il discorso di prima non era piaciuto a Federico, questo era lungi dall'essergli grato; e che, come per troncarlo, aveva con precipitazione dato gli schiarimenti, che dovevano terminarlo.
Dal Pozzo non sapeva che pensare.
Vedi, rifletteva filosoficamente, fragilità delle grandezze umane!
Federico, guerriero di ventura, colla sola sua spada per fortuna, era assai più felice…. Ed io stesso, che ho desiderato tante volte, che il cielo me lo perdoni! la morte di don Alfonso mio zio, che mi teneva sì corto, ora che possiedo tutto il suo, quante volte non mi annojo!…
E per qualche tempo entrambi si tacquero.
Erano nella campagna bella e sorridente, in tutto il lusso di una vegetazione di giugno; magnifici panorami si stendevano dinanzi a loro…. e non vi badavano….
Un sole ardente li feriva de' suoi raggi…. e non si curavano di evitarli….
Ad un tratto il rumore di una carrozza gli scosse…
Si volsero.
Era essa trascinata da focosi cavalli neri, condotta da servi vestiti con uno sfarzo eccessivo.
Due donne di rara bellezza sedevano in quella carrozza.
Vedendo Federico ed il suo amico, una di esse, la più giovane, ordinò ai servi di rattenere i cavalli, e volgendosi all'ufficiale:
—Conduco vostra moglie a visitare un mio vicino castello, gli disse sorridendo, lo vedete? sfidiamo il sole.
Camilla sorrise. E prima che Federico avesse tempo a rispondere, quella, che aveva già parlato prima, continuò:
—Vi direi di venire con noi, cugino; ma vedo che siete in compagnia….
E sorrise anche a Dal Pozzo, che s'inchinò estatico.
—Sì, principessa, rispose l'ufficiale, ho ritrovato qui un amico, un antico compagno d'arme.
—Siciliano?
—Messinese.
Le due sirene si scambiarono uno sguardo più rapido del lampo, che voleva dire: Costui sa tutto.
—Allora vi lasciamo seco, riprese donna Maria; ci rivedremo al palazzo.
E la carrozza si allontanò.
—Per bacco! esclamò Dal Pozzo. Sono stato lì lì per avere un capogiro: che eleganza! che bellezza! che sorrisi! che brio!… Vedo che non ti mancheranno distrazioni….
L'ufficiale per tutta risposta sorrise tristamente.
—Quella dai capelli neri è tua moglie?
—Sì, rispose Federico, che non si era curato di presentargliela.
—Divina! non c'è che dire, e comprendo….
Federico fece un movimento quasi d'impazienza.
L'altro continuava.
—E la bionda è la principessa degli Alberi, n'è vero?
—Sì, la cognata di donna Livia.
—Affascinante e gentile insieme! Adorabile insomma! Vedesti come ha sorriso anche a me?… Sono rimasto incantato!…
—Vedi, disse l'ufficiale, se io non sono più quel d'una volta!… Se una di quelle donne non fosse mia moglie, io non vi penserei nemmeno; nemmeno vi baderei!
—Mi spaventi davvero! Donna Livia è più seria, e non è sì bella.
—Donna Livia lascia impressioni più profonde…. Sono sazio di sorrisi continui, di questo spirito leggiero, di questi motti frizzanti…. Fuochi fatui che brillano senza illuminare!… Vedi, Dal Pozzo, queste donne, che incantano alla prima, finiscono per annojare….
Dal Pozzo non rispose. A lui sembrava che donne sì belle non potessero annojare giammai!… Non sapeva che il povero ufficiale aveva gravi motivi per parlare così. Sarà, pensava, perchè molte lo hanno amato…. Ciò rende difficile. Io non sono mai stato guastato….
—Vogliono essere ammirate continuamente tali donne, proseguì l'ufficiale con una specie d'ironia.
—Si ammira!… disse sorridendo l'altro.
—Ammirare non è amare! lo comprendo pur troppo… Se ciò non fosse, allora, posto tra donne egualmente belle, non sapresti chi scegliere.
—Forse hai ragione; ma io non ho mai provato…. Non mi sono mai confuso nell'abbondanza, io….
—Basta; ora non ho che un desiderio: lasciar questi luoghi al più presto! lasciarli per sempre!… Ti raccomando di nuovo, Dal Pozzo, rimanti meco in questi giorni….
—Non dubitare; ed ora che vedo a chi mi preferisci, son lusingato davvero.
—Parliamo d'altro….
—Sì, sì….
E si allontanarono.
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Qualche tempo dopo la carrozza di donna Maria rientrava in città.
Allora Camilla si volse alla principessa.
—E non si potrebbe, le disse, vedere la duchessa ad una finestra?
—Comprendo il vostro desiderio, rispose donna Maria; ordinerò si passi innanzi al palazzo del duca, ma sarà difficile che scorgiate donna Livia. Proveremo però.
E diede gli ordini al cocchiere.
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Delle molte stanze, che componevano il vasto e ricco appartamento della duchessa, una sola, quella delle sue donne, dava sulla via.
Donna Livia non vi si recava quasi mai.
Era quel dopo pranzo nel suo gabinetto col bambino. Il duca ne era appena escito, quando ella vide entrare la vecchia governante.
—Illustrissima, le disse sotto voce, la carrozza di donna Maria si dirige verso il palazzo lentissimamente…. Venite a vedere; è con lei una dama forestiera; entrambe guardano alle finestre.
Donna Livia sapeva benissimo che sarebbe stato meglio non andare; tale curiosità esciva dal suo carattere: ma pure….
Si alzò tosto, si recò nella stanza delle donne, e dalla fessura delle imposte, quasi chiuse per garantire dagli ardentissimi raggi del sole, guardò.
Vide, non veduta, Camilla….
Ah! ch'ella era troppo bella perchè Federico l'avesse sposata soltanto per riconoscenza!…