NOTE:

[1]. Introdurre la figura di re Carlo Alberto nelle scene del mio racconto, è ella una imperdonabile temerità? Spero di no. Nello svolgersi di questa storia, insieme colle varie classi sociali, ho pensato introdurre anche la monarchia in presenza del problema della plebe. E il monarcato non poteva meglio rappresentarsi che nella nobile, maestosa figura di Carlo Alberto. L'arguto lettore, a quest'ora, si sarà accorto che nei personaggi introdotti a sostenere una parte in questo dramma, si incarnano varii tipi, e in quello di Maurilio stanno raccolte ed espresse in gran parte le qualità, i bisogni, i sentimenti della plebe che conoscesse i suoi mali, e travedesse i rimedi di essi, ed avesse acquistato il sapere di formolarli ed esprimerli. Se questa plebe si troverà in contatto colla monarchia, non è ella la cosa la più naturale del mondo; e quando nessuna delle parti ne resti calunniata o le sue condizioni falsamente espresse, qual legge di convenienza o di verità potrà dirsi offesa?

[2]. Vedi Novelliere Contemporaneo.

[3]. Vedi nel volume 2º dei Miei Ricordi di Massimo d'Azeglio la narrazione dell'abboccamento avvenuto fra lui e Carlo Alberto.

[4]. Questa lettera fu scritta al conte di C.... nell'autunno del 1845.

[5]. Maurilio aveva ragione. Quest'uomo esisteva già nelle file della nazione: ed era lo allora ignoto — anzi, peggio che ignoto, malvisto — Camillo Cavour. Se questi fosse stato ministro di Carlo Alberto a quei tempi, chi sa quante cose a benefizio del Piemonte prima, dell'Italia poi non si sarebbero allora compiute!

[6]. Fra i tanti tribunali privilegiati che vi erano a quel tempo, contava l'Uditorato di Corte, il quale giudicava delle offese fatte alla Maestà Reale, e di ogni delitto commesso in palazzi reali o in luoghi dove fosse anche temporariamente qualche persona della famiglia regnante.

[7]. In regem Solem ad Sallustium, Julian. Op.

[8]. Una statistica francese ha calcolato che fra i coscritti mandati all'esercito, nel primo anno la mortalità è più del doppio di quel che dovrebb'essere; negli anni successivi questa mortalità diminuisce, finchè dopo quattro anni è ridotta allo stato normale. I superstiti si sono acclimatati.

[9]. Non sono molti giorni passati che io stesso ne vidi coi miei occhi un esempio. Una povera vedova campagnuola ha due figliuoli maschi ed una femmina; tutti tre allevati con somma cura dalla brava donna e rinomati un tempo per i migliori che fossero nel villaggio. Uno dei figliuoli andò soldato e fece i suoi cinque anni. Quando tornò, nessuno l'avrebbe più riconosciuto per quel desso, essendosi dato al vizio dell'ubriachezza, al libertinaggio, ed avendo perso quella religione che alle passioni del popolo è il maggior freno. Fu la disperazione dell'intiera famiglia. Ultimamente fu richiamato sotto le armi per la nuova guerra contro l'Austria. Cominciò per ispillare dalla madre, dal fratello, ed anche dalla sorella — e non senza minaccie e cattivi trattamenti — tutto il denaro che avevano e che poterono procurarsi, vendendo questa o quella di loro robe; e non era ancora partito a raggiungere il Corpo, che tutto già aveva consumato in bagordi. Giunto all'esercito, non iscrisse mai che per domandar denari, e la povera gente a farsi in quattro per procacciarsene e mandargliene. Alla battaglia del 24 giugno cadde ferito, fu recato in un ospedale di Brescia, e figuratevi se la povera famiglia non ebbe a tagliarsi le vene per nuovi sussidi. Breve! Gli fu amputata una gamba e rinviato a casa con congedo assoluto. Ci giunse appunto di questi giorni. I suoi lo aspettavano con affetto trepidante. Egli arrivò ubriaco marcio, e non era passata un'ora ch'egli aveva battuta la sorella, minacciato il fratello e perso il rispetto alla madre.

[10]. La prima cattedra di economia politica fu istituita all'Università di Torino nella primavera del 1847, e fu chiamato a professarvi lo Scialoja. Parve quella allora una gran concessione liberale.

[11]. Queste cose, che ora sembrano incredibili, succedevano allora nel nostro paese. Quando un nobile era troppo perseguitato dai suoi creditori, il sovrano lo traeva dalle peste in siffatta guisa, ma bisognava che egli fosse proprio nobile di tutti i quarti. Così rispettavasi a quel tempo la giustizia civile!

[12]. L'uso di recare in dono dolci e confetti alle signore che si vanno a visitare in palco al teatro Regio vive ancora oggidì — ma di vita stentata; — nei tempi addietro era assai più generale e seguitato.

[13]. Allora non eravi ancora la Banca Sarda.

[14]. Si dice bruciar carte il levarne dal mazzo una certa quantità che si gettano in mezzo a scarto e non si distribuiscono ai giuocatori.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (San Luca/San-Luca, desio/desìo e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Mancano nell'originale le intestazioni dei capitoli XVI, XVIII, XIX e XX.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.