AL VERSO

O verso piccioletto,

Aspide maledetto,

Lo sai ch'io ti detesto,

Perfido serpentello,

Che come il tarlo infesto

Mi trapani il cervello?

Benchè t'allinei dritto

E immoto allor che scritto

In pubblico tu appari,

Angue non c'è che pari

A te i disgiunti anelli

Dimeni, e si ribelli,

E si contorca pria

Che tu sul foglio a viva

Forza confitto sia.

Ma tu sei forte e bello,

O verso o serpentello,

Che adesso io malediva.

Io ti detesto e t'amo:

Ora di te vorrei

Disfarmi, ora in delirio

D'amor t'invoco e chiamo.

Tu a un tempo il mio martirio,

E la mia gioia sei.

A chi ti scalda in seno

Come al villan succede,

Tu lo ferisci al cuore.

E se però non muore,

Pur contro il tuo veleno

Invan rimedio chiede.

Ma chi alle forme belle

Soltanto e all'apparenze

Ti giudica, il perverso

Umor, le renitenze

Dell'indol tua ribelle

Ignora, o picciol verso.

Quando pel mondo il nido

Tu lasci ove nascesti,

O vago serpe infido,

Di molle musco odori,

E delle gemme vesti

Gli splendidi colori;

E vellicando i sensi

Col morso tuo sottile.

Metti nel sen gli intensi

Affetti ed il gentile

Filtro nel sangue infondi

Dei sogni tuoi giocondi.

Ma noi che tanta parte

Gittiam di nostra vita

Per educarti a questa

Grande e difficil arte,

Che all'uom fa men molesta

La via trita e ritrita;

Noi, maledetto verso,

Ti conosciamo a fondo,

Vediam siccome in terso

Vetro ogni tuo difetto,

Che non discerne il mondo,

O verso maledetto.

Io notte e dì mi vengo

Accapigliando teco;

Ma la fatica spreco;

Piegarti al mio pensiero

Assai di rado ottengo,

O indocil serpe altero.

Pullula il mio cervello

D'un popolo di larve,

Ma come a te le affido,

O picciol verso infido,

L'illusione sparve,

Esso non è più quello.

Però di te m'offendo

Spesso e ti faccio in brani

Colle mie stesse mani.

Ahimè, nè forse intendo

Che solo il vizio ond'io

T'accuso è vizio mio.

La scimmia un dì si scorse

Dentro lo specchio, e offesa

Di sua bruttezza resa

Da quello, su vi corse

E il ruppe al tempo istesso,

Quasi colpevol esso

Fosse se brutta ell'era.

Ad un egual maniera

Cadon gli sdegni miei

Su te verso innocente,

Che sol d'un impotente

Estro lo specchio sei.

[ INDICE]

Prefazione [Pag. 1]
Ideale [3]
Tragedia umile [9]
Parallelo [27]
Natale [33]
Per una ignota [37]
Brindisi [39]
Fantasime [43]
Per un amico estinto [49]
Insonnia [55]
Realismo [61]
Piccolo mondo [67]
Catastrofe [117]
Storia d'ogni dì [123]
Nel chiostro [129]
Ode al vino [135]
Pioggia di Maggio [141]
La strada [143]
Mendicanti campestri [147]
Miramar [149]
Alla signora L. C. P. [157]
Licenza: La rocca di Garda [161]
Frammento epico [167]
Conclusione: Al verso [173]

Finito di stampare
il dì 30 Marzo MDCCCLXXX
nella tipografia di Nicola Zanichelli
in Modena.