CAPITOLO XXIX.
»Quest'abborrevol cella e il feral letto,
»Se a tal prova ti regge il guardo, affronta.
»Poi dal pensier tutta soave idea
»Sbandisci omai di que' beati spirti,
»Cui purezza francheggia, e dal compianto
»Della Terra seguiti, e da sinceri
»Voti d'amici ver l'empiree porte,
»Che si schiudon per lor, drizzano il volo.
»Tal partirsi dall'orbe a chi fè l'orbe
»Inorridir, non diè, quanto più tarda,
»Inesorabil più l'ira del Cielo.
Versi d'antica tragedia.
Intantochè la pausa venuta dopo al buon successo che ottennero gli assalitori, giovava a questi per allestirsi a trar buon partito de' riportati vantaggi, e agli assediati onde procacciarsi novelli modi a difesa, il Templario e Bracy tenean consiglio nella grande sala del castello.
«Ov'è Frondeboeuf?» chiese Bracy, che avea regolate le fazioni militari dall'altra parte della rocca. «O sarebbe vero che è stato ucciso, come alcuni ora mi dicono?»
«Ei vive ancora» rispose freddamente il Templario «ma fosse ancor la sua testa quella del toro ch'ei porta sull'armi, e l'avessero pur ricoperta dieci piastre di ferro, non potrebbe sopravvivere dopo l'ultimo colpo di azza vibratogli dal suo competitore. Poche ore ancora, e Frondeboeuf se ne starà in compagnia de' propri antenati. N'avran grande dissesto le cose del principe Giovanni.»
«E gran guadagno la casa del diavolo» aggiunse Bracy. «Ecco quello che si acquista chi dileggia gli angeli ed i santi, chi ordina che le statue loro vengan gettate dall'alto delle muraglie sulla testa degli inimici.»
«Va al diavolo tu pure! Sei pazzo?» esclamò il Templario. «L'incredulità brutale di Frondeboeuf non ha nulla da invidiare alla tua sciocca superstizione; perchè nè egli della prima, nè tu della seconda sareste in istato di dar motivi plausibili.»
«Ser Templario!» proruppe in tali detti Bracy «misurate le proposizioni, ve ne prego, quando mettete in campo la mia persona. Per la Madre di Dio! Io sono miglior cristiano di voi, e di qualunque altro del vostro Ordine, perchè è voce divulgata per ogni dove, che il santissimo ordine del Tempio di Sion non alimenta pochi eretici nel suo seno, e che fra questi ser di Bois-Guilbert non fa male la propria parte.»
«Non vi prendete affanno di tali voci, e pensiamo piuttosto a difendere il castello. Come si è battuta dal lato che difendevate voi questa ciurmaglia?»
«Come una falange di demoni incarnati. Son venuti fin sotto alle mura, condotti, se non m'inganno, da quel ribaldo che guadagnò il premio dell'arco al torneo; ne ho riconosciuti il corno e il pendaglio. Son questi i bei frutti della politica sì decantata del vecchio Fitzurse; politica che non fa altro se non se aizzarne contro questa schiuma di sciagurati. Il malandrino mi ha fatto bersaglio suo sette volte, nè una sola delle freccie che ha lanciato è andata in fallo. Non debbo che ringraziare la mia buona armatura e la mia sarcotta di Spagna; quanto a lui m'avrebbe trafitto collo stesso rimorso come se fossi stato un daino di queste foreste.»
«Voi però non avete ceduto terreno, e al contrario dalla parte di Frondeboeuf l'istesso rinforzo che ho condotto io, non è stato valevole a salvare il fortino.»
«Gli è un grave danno per noi, perchè il nemico trovandosi riparato, potrà assalire più da presso la rocca. E se non teniamo ben l'occhio vigile su questi sgraziati, faran presto a saltar dentro per qualche finestra dimenticata o da qualche torre indifesa; perchè, non giova dissimularlo, non abbiam gente a bastanza per sostenere tutti i punti; e una volta che gli abbiamo nel castello chi è più che resista a costoro? Aggiugnete, che i nostri armigeri sono sconfortati anzichè no; e lor non garba del tutto quel non poter mostrarsi un istante da qualsisia parte senza divenire scopo ad una grandine di frecce. Il valore di Frondeboeuf era bestiale ma pur ne avrebbe giovato assai, e questi muore. Attese le quali considerazioni mi sembra, ser Brian, che sarebbe ottimo partito il far di necessità virtù, e negoziare con questa canaglia la restituzione de' prigionieri.»
«Che ascolto?» sclamò il Templario «restituire i nostri prigionieri, farsi menar per bocca come persone che capitanarono un notturno assalto, eseguito per sorpresa contra viaggiatori indifesi! come persone che poi non seppero mantenersi entro una rocca, comunque gli assalitori fossero una ciurma di vagabondi e banditi, guidata da mandriani di porci, da buffoni, e in somma dalla feccia la più vile del genere umano! Quale obbrobrio! Maurizio di Bracy, ove siete? Quanto a me mi seppelliranno le rovine del castello prima ch'io cali mai a sì vergognosa capitolazione.»
«Torniam dunque ai baluardi» riprese a dire Bracy con aria d'indifferenza. «Non v'è mai stato uomo, sia pur Turco o Templario, che men di me faccia conto della sua vita. Credo però potere senza vergogna sospirare per non avere meco qualche dozzina d'uomini a cavallo della mia valorosa compagnia franca. O mie prodi lancie! Se sapeste ora in quale rischio si trova il vostro condottiero, non tarderei a vedervi raccolti in squadrone, e la mia bandiera spiegata precedervi; non tarderei a vedere questi sciagurati mettersi in fuga piuttostochè avventurarsi a sostenere l'impeto de' vostri corridori!»
«Sospirate poi quel che volete, ma difendiamoci come il possiamo co' soldati che ne rimangono. Appartengono per la maggior parte al seguito di Frondeboeuf, pari a lui nell'essersi fatti detestare dai Sassoni con mille atti di tracotanza e d'oppressione.»
«Meglio, così comprenderanno quanto rilevi per essi il difendersi finchè resta una stilla di sangue nelle lor vene. Corriamo dunque ove ne spetta Brian di Bois-Guilbert; e vedrete se Maurizio di Bracy sappia comportarsi qual cavaliere valoroso e di nobil legnaggio.»
«Dunque alle mura!» sclamò il Templario, e vi salirono entrambi per combinare congiuntamente tutti que' migliori espedienti che la pratica poteva inspirare ed il coraggio mettere in atto. Furono ad una nel ravvisare come la parte più pericolante del castello fosse quella, posta rimpetto al fortino caduto in potere degli assedianti. Gli è vero che la fossa lo disgiugnea dal castello, il quale ostacolo se prima non superavano gli assedianti, non poteano far impeto sulla porta di soccorso della rocca posta di contro alla porta di soccorso del fortino. Ma ben videro il Templario e Bracy, come gli assalti i più formidabili del nemico sarebbero da quella banda, o per ottenerne il bramato effetto se gli assedianti l'avessero lasciata sguernita, o per trarre colà tutte le forze del castello, ed intanto far prova di penetrar per sorpresa da un'altra parte. E a declinar possibilmente gli effetti d'un tale stratagemma guerresco, formidabile soprattutto a chi tanto d'uomini difettava, non videro miglior via, quanto il collocare alcune sentinelle di distanza in distanza sì, che fossero in vicendevole corrispondenza, e al menomo indizio di pericolo gridassero all'erta. Bracy si prese assunto di difendere la porta di soccorso del castello, intantochè il Templario comanderebbe una riserva di venti uomini, pronta a trasportarsi dovunque l'uopo di soccorso si manifestasse più urgente.
La presa di quel fortino portava altra conseguenza molesta a quei della rocca, ed era togliere loro abilità di osservare coll'aggiustatezza di prima le fazioni dell'inimico: non che le alte mura del castello, non dominassero ampia estensione di spianato; ma la porta d'uscita del fortino toccava il lembo della foresta; laonde gli assedianti potevano introdurvi nuove forze, senza che gli assediati se ne accorgessero, e il poteano tanto meglio, che il fortino stesso li sottraeva alle nemiche frecciate. Dubbiosi quindi i confederati normanni sul luogo d'onde stava per iscoppiar la procella, ed ignari del numero dei nemici co' quali si doveva combattere, i due cavalieri furono costretti a premunirsi alla cieca contra contingibili eventi; la qual cosa, comunque di coraggio non mancassero i lor soldati, li sconfortò ed inquietò non lievemente, siccome accade a tutt'uomo, che si veda cinto da avversari, ne' quali sta l'arbitrio e del campo e del tempo per assalire.
In questo mezzo il signor della Rocca nel proprio letto giaceva tribolato dai patimenti del corpo e da mortali angosce di spirito per lui più crudeli; poichè era privo sino di quel conforto che tanto ben tornava alle persone devote giusta l'usanza di quel secolo superstizioso, intendiamo la sperata possibilità di riscattarsi da qualunque delitto col lasciare legati ad un monastero, modo facile di penitenza e di espiazione che giugneva a soffocare i rimorsi. Non negheremo certamente che una calma d'animo ottenuta a tal prezzo somiglia tanto a quella pace di cuore, figlia d'un pentimento sincero, quanto il letargo prodotto dall'oppio ad un sonno tranquillo e naturale; pure tal riposo artifiziale dello spirito era da preferirsi all'agonia de' rimorsi. Ma nella caterva dei vizi impossessatisi di Frondeboeuf l'avarizia il padroneggiò sovra gli altri, tal che non avrebbe sagrificato un bisanto d'oro per ottenere la remissione di tutti i commessi delitti. Ciò nullameno toccava l'istante in cui la terra e tutti i tesori da lui posseduti gli si dileguavano dinanzi agli occhi, e quel cuor duro quanto una macina da mulino incominciò a conoscere che si fosse spavento, allorquando portò la mente ad indagare il cupo abisso dell'avvenire. L'ardente febbre che lo struggea faceva più terribile l'agonia del suo spirito, laonde il suo letto di morte offeriva una mescolanza atroce di rimorsi che per la prima volta si destavano in lui, e di passioni inveterate che faceano lor prove per allontanarli. Orrido stato, sol comparabile a quello in cui vengono dipinti gli abitatori delle regioni spaventevoli, ove albergano pianti scevri da speranza, rimorsi disgiunti da pentimento, orrido senso de' mali presenti, e certezza che non possono nè cessare nè sminuire.
«Ove sono adesso» diceva digrignando i denti costui «ove sono questi cani di preti, che vendono sì caro le loro indulgenze, le loro assoluzioni? Ove si trovano questi carmelitani scalzi, a cui favore il vecchio Frondeboeuf fondò il convento di s. Anna, rubando a me, erede legittimo, tanti belli e buoni poderi? Dove sono questi affamati mastini? Staranno ad imbriacarsi nel proprio chiostro, o a farne alcuna delle loro presso il letto d'un moribondo. Ed io, figlio del lor fondatore, io, per cui se pregassero non compirebbero che un obbligo, obbligo derivato ad essi dall'atto medesimo della fondazione, io qui solo.... Mascalzoni ingratissimi! Lasciarmi morir qui senza preci, senza assoluzioni, come un cane che non ha nè padrone nè ricovero! Venga almeno il Templario! è una specie di prete, e può udire la mia confessione. Il Templario la mia confessione! Oh che pazzia! Tanto varrebbe confessarsi al diavolo quanto a Brian di Bois-Guilbert, che non crede nè cielo nè inferno. Ho inteso alcuni vecchi parlar di preghiere.... di preghiere che un uomo fa da sè stesso; per questo non fa d'uopo di prete. Ma io pregare?... No, non ardisco.»
«Reginaldo di Frondeboeuf ha vissuto tanto da trovar cosa ch'ei non ardisca di fare?» Sclamò una voce sgradevole, acuta, e prossimissima alle cortine del letto.
I presagi sinistri della coscienza e l'infiacchimento di nervi di Frondeboeuf così interrotto nel suo monologo, lo trassero facilmente in persuasione d'udir la voce di un di que' mali angeli che la superstizione del secolo metteva attorno ai letti de' moribondi, attribuendo ai ridetti angeli il ministerio di divagarne lo spirito, e impedirli dal fermarsi in que' pensieri da' quali potea per essi dipendere l'eterna salvezza. Fremè di repente, e freddo sudore gli coperse tutte le membra; ma ripresa ben tosto la solita risolutezza, fece ad allontanar le cortine uno sforzo, tornatogli vano per la spossatezza de' muscoli: «Chi va là?» sclamò. «Chi se' tu, tu che osi ripetere le mie voci con accento più funesto del gracchiar d'augelli marini? Appressati, fa ch'io ti veda.»
«Sono il tuo cattivo angelo» quella voce rispose.
«Assumi dunque tal forma che ti renda visibile agli occhi miei» soggiunse il cavalier moribondo «nè credere che la tua voce abbia forza ad intimidirmi. Lo giuro per le rocche infernali! Se potessi lottare contro le orrende immagini che mi circondano, come seppi affrontare i pericoli della terra, il cielo e gli abissi non avrebbero cose capaci di atterrir Frondeboeuf.»
«Medita i tuoi delitti, o Reginaldo! Ribellioni, assassinii, rapine! Chi eccitò Giovanni, quel principe privo d'onore a ribellare contra il padre suo incanutito, contra un fratel generoso?»
«Sia tu uno stregone o un demonio» sclamò Frondeboeuf «mentisti per la gola. Non io eccitai Giovanni alla ribellione, o almeno non fui io solo. Cinquanta baroni, il fiore della cavalleria, le migliori lancie che si conoscano, gli diedero tale suggerimento. Debbo io solo essere tenuto pe' falli di tutti? Spirito d'abisso, chiunque tu sia, ti disfido. Se sei cosa mortale, lasciami morire in pace, se appartieni all'inferno, l'ora d'avermi non è ancor giunta.»
«No, che in pace non morirai. Anche all'istante della morte ti si affacceranno tutti i delitti che commettesti. Ascolterai i gemiti di cui rintronarono le vôlte di questo castello, contemplerai il sangue che ne inondò tutti gli atrii.»
«Non t'avvisare di spaventarmi con vane parole» ripigliò a dire con forzato riso Frondeboeuf. «Non sarà per me che un merito al cospetto del cielo l'avere usato siccome usai verso gli Ebrei miscredenti. Se ciò non fosse, perchè vedremmo santificati coloro che si lordan le mani nel sangue de' Saracini? Quanto ai porcaiuoli sassoni, se ne ho fatto strage, ho puniti i nemici del mio paese, del mio legnaggio, del mio sovrano. Ah! Ah! il vedi? Non hai potuto trovare il lato debole della mia armatura. Sei tu sparito? sei tu costretto al silenzio?»
«No, detestabile parricida» rispose la voce. «Pensa a tuo padre! pensa alla morte cui soggiacque! Pensa alla sala del suo estremo banchetto, tinta del sangue suo sparso per la mano del figlio!»
«Ah!» sclamò il barone dopo alcuni istanti di silenzio «poichè ciò non ignori, ti ravviso veramente siccome il padre del male, e tu sai tutte le cose, come i nostri frati ne insegnano. Io credea tale arcano racchiuso nel mio seno e in quello della mia tentatrice, della complice del mio delitto. Lasciami, maligno spirito, va in traccia della strega sassone Ulrica; di colei che sperse tutte l'orme di nefando misfatto, che lavò le ferite, che seppellì il cadavere; che ad una morte violenta diè colore di morte naturale. Va in traccia di colei che fu l'instigatrice e l'orrida ricompensa d'un tal delitto. Costei assapori com'io un saggio de' tormenti che le apparecchia l'inferno.»
«Ella gli assapora da gran tempo» soggiunse Ulrica spalancando le cortine e mostrandosi agli occhi di Frondeboeuf «da lungo tempo ella bee in questo calice, e sol meno amara le sembra l'infernale bevanda dacchè sei costretto ad appressarvi il labbro tu ancora. Non digrignare i denti, Frondeboeuf, non girare attorno quegli occhi tuoi furibondi, non comporre alle minacce il tuo volto. Pensa che quel braccio tuo sì terribile dianzi, ha perduta ogni forza; e che quell'Ulrica, già scopo a' tuoi dispregi, in questo punto domina sopra di te.»
«Abbominevole malfattrice! degna figlia dell'inferno!» sclamò Frondeboeuf «sei tu dunque che vieni a pascer lo sguardo della disperazione cui mi trassero i tuoi scellerati consigli!»
«Sì, Reginaldo, ella è Ulrica, la figlia di Torquil Wolfganger, la sorella de' figli suoi trucidati insieme al lor padre in questo castello, ella che viene a chieder conto a te ed a' tuoi, del padre suo, de' suoi fratelli, del suo onore, della sua fama, di tutto quanto ha perduto per la mano dei Frondeboeuf. Pensa agli oltraggi che ho ricevuti, e rispondimi se mentisco. Tu fosti il mio cattivo angelo, il voglio essere di te; e le mie maledizioni t'accompagneranno sino all'ultimo tuo sospiro.»
«Abbominevole furia!» sclamò Frondeboeuf «i tuoi occhi non arriveranno a veder tale istante. Olà! Gilles, Clemente, Eustachio, san Mauro, Stefano! Impadronitevi della esecrabile strega, e precipitatela dall'alto di queste mura. Ebbene! Ove siete dunque, perfidi vassalli? Perchè non obbedite alla mia voce?»
«Tu puoi ben chiamarli a tua posta, valoroso barone» gli disse la vecchia con ischernevol sorriso «e minacciarli di prigionia e di morte, se non adempiscono i tuoi comandi, ma sappilo, non ne riceverai nè risposta nè soccorsi. Ascolta» soggiunse di poi interrompendo per un istante il suo dire. «Non ti feriscono l'orecchio questo fragor d'armi, queste grida di combattenti? Questo frastuono orribile non ti annunzia che si dà l'assalto al castello, non ti predice la caduta della tua casa? Non ne aver dubbiezza. La possanza dei Frondeboeuf, assodata col sangue, crolla dalle sue fondamenta, e va a diroccare sotto i colpi di que' nemici ch'ella più vilipese. I Sassoni, Reginaldo! i Sassoni assaliscono la tua rocca. Perchè ti stai in ozio, mentre il Sassone scala le tue muraglie?»
«Santi e demonii!» sclamò il cavaliere «ah! restituitemi un istante le mie forze, tanto ch'io mi precipiti nella mischia, e perisca in un modo degno del nome mio.»
«Non pensare a ciò, valoroso guerriero. Non morirai della morte de' prodi. La tua morte sarà come quella della volpe, poichè i villani han posto fuoco alla sua tana.»
«Tu menti, sciagurata strega; i miei armigeri varranno a rispignere l'inimico; queste mura sono forti ed alte abbastanza, nè i due amici che vegliano in mia difesa paventano un esercito di Sassoni, quand'anche Hengist e Horsa ne fossero i condottieri. Il grido di guerra del Templario e della compagnia franca s'innalza su tutti gli altri. La vittoria è nostra, e sull'onor mio il fuoco festevole che accenderemo per celebrare il trionfo ti consumerà perfin l'ossa. Vivrò quanto basta per saperti passata dal fuoco di questo mondo a quel dell'inferno, che non vomitò mai sulla terra un demonio di te più esecrabile.»
«Godi d'una tale speranza» disse Ulrica, mettendo infernale sorriso. «Ti aspetto alla prova. Ma no:» fece una pausa, indi soggiunse «gli è d'uopo che tu sappia fin d'ora qual sorte ti aspetta, sorte che la tua possanza, la tua forza, il tuo coraggio non ti giovano ad evitare, benchè questa debole mano te l'abbia apparecchiata. Non osservi tu qual vapor denso e soffocante empie la stanza! Il credevi forse un'apparenza nata o da' tuoi occhi che s'appannano, o dal respiro che ti divien più difficile? No, Frondeboeuf, quanto provi ora ha un'origine tutta diversa. Non ti ricordi che il magazzino delle legna sta sotto di questo appartamento?»
«Donna!» egli sclamò. «Vi avresti tu appiccato il fuoco? Sì, pel giusto Iddio! questo è fumo, e il castello sta per essere in preda alle fiamme.»
«Esse non tarderanno a sollevarsi per l'aere» disse Ulrica col tuono il più crudelmente tranquillo «un mio segnale avvertirà i Sassoni di profittar dell'istante che i difensori del castello daranno opera ad estinguere l'incendio. Addio, Frondeboeuf. Possano Mista, Scrogula, Zernebock, e tutte le divinità degli antichi Sassoni, che sono i presenti demonii a quanto ne insegnano i nostri preti, esserti consolatori al tuo letto di morte. Ulrica vi ti abbandona. Sappi nondimeno, se questa è consolazione per te, che m'appresto al viaggio medesimo; poichè gli è giusto che come già ai tuoi delitti, io partecipi alla punizione cui ora t'affretti. Intanto, addio parricida, addio per sempre, o parricida. Possa ogni pietra di questa vôlta acquistar favella per ripeterti una tal voce finchè il tuo orecchio non sia più in istato di nulla udire.»
Pronunziando tai detti uscì della stanza, e Frondeboeuf ascoltò il romore della doppia vôlta da costei data alla chiave, e l'altro quando la ritrasse dalla toppa, a fine di togliergli persino qualsivoglia probabilità di scampo. Disperato il cavaliere alzò il grido quanto potè per chiamar servi ed amici che non erano in istato di udirlo.
«Stefano, san Mauro, Clemente, Gilles! mi lascerete voi morire consunto dalle fiamme senza arrecarmi soccorso? Prode Bois-Guilbert, valoroso Bracy, aiutatemi, aiutatemi! È il vostro amico quello che vi chiama! Abbandonerete voi un confederato, un fratel d'armi, cavalieri spergiuri, felloni cavalieri? E voi perfidi vassalli, obbedite così ai cenni del vostro padrone? Possano tutte le maledizioni dovute ai traditori cadere su i vostri capi, o voi che mi lasciate così miseramente perire! Ma essi non mi odono, non possono udirmi; lo strepito della pugna affoga quello della mia voce. Il fumo si fa denso più che mai. Oh! mi fosse dato respirar l'aere puro un istante, anche a costo del mio annichilamento! Cielo! la fiamma attraversa il suolo; il demonio vien contro di me spiegando le bandiere dell'elemento a lui sacro. Lunge di qui, spirito malefico, non è giusto ch'io ti segua se non vengono con me i miei compagni; tutto quanto è fra queste mura ti appartiene. Avvisasti forse non trascinare con te che Reginaldo di Frondeboeuf? No, l'infedele Templario, il dissoluto Bracy, l'infame Ulrica, gli armigeri che mi soccorsero nelle mie imprese, que' cani di Sassoni, i maledetti Israeliti, miei prigionieri, debbono seguirti con me. Così ti presenterai con una bella e splendida scorta in sul sentier dell'inferno.» Nel tempo stesso mandò uno scroscio di convulso riso cui ripetè ogn'eco di quel vasto appartamento. «Chi osa qui ridere?» esclamò. «Tu forse Ulrica? Non vi sono altri fuor di te, o di Satana, che possano ridere in simile istante!»
Perduta finalmente ogni speranza, si abbandonò a violento impeto di rabbia, imprecando in foggia esecrabile contra il genere umano, contra il cielo, contra sè stesso; le quali bestemmie, poichè sarebbe perfino empia cosa il narrare, ci asterremo dal compiere sì orribile dipintura, abbandonando il parricida al supplizio che egli avea ben meritato.