“Alla seconda parte—di non offender—egli fu detto, che in ciò noi terremo tali modi come vedessimo convenirsi e che non gli darebbero dispiacere.

“E alla terza parte, diciamo che l’usare in luogo dove avesse a fare alcuno dei Visconti di Milano non ci fu mai sicuro, non potrebbe essere, considerati le inimicitii e odii antichi stati da detti Visconti al comune nostro; Conchiudendo che sopra le dette cose noi faremo risposta più pienamente al detto Signor Boucequaut per nostri Ambassadori.

“E poi gli direte che—se mai noi avevamo maraviglia di alcuna cosa—noi abbiamo dello avere gli, in nome del Serenissimo Re di Francia, presa la difesa di Pisa e di quello che gli possiede, contro a noi, figludi devotissimi della corona di Francia stati sempre, in favore dei Pisani che sempre sono stati inimici della detta Corona. Et maximamente essendo noi in guerra con Pisa e con chi la tiene, non di nascosa ma pubblicamente e non di guerra hora cominciata ma durata lungamente. Et essendo noi con nostro esercito in punto et in ordine per esser intorno alla città di Pisa, sperando in brevissimo tempo liberarla della Tirannia dei Visconti. E per poter meglio e con maggiore forza cosa fare, abbiamo fatta grandissima spesa nello apparecchio di questo, il quale possiamo dire per cagione sua avere tutta perduta. E con lui di questo vi direste amichevolmente, subiungnendo che noi ci rendiamo certi che quando il Serenissimo Re di Francia e suo Consiglio sapranno questo, essi n’avranno dispiacere come di cosa non honesta et iniusta. Il che non fu mia usanza della Corona di Francia fare, et come di cosa fatta contro a i suoi figluoli e divoti in favore di un Tiranetto e d’una città stata sempre nemica della Corona di Francia. A presso gli direte, che, per riverentia della Maestà Reale la quale egli rappresenta (come che duro e malagevole ci paresse per le ragioni di sopra assegante) già sono più di passati, noi facciamo commandamento a tutta nostra gente d’arme e subditi: Che nel terreno di Pisa non dovesseno[dovesseno] fare alcuna offesa o cavalcata, e così è stata observata: la qual cosa fare grava molto il nostro popolo per gli rispetti scripti di sopra. E mai non si sarebbe creduto per nessuno Fiorentino che Messer Bouciquaut il quale abbiamo reputato a noi e reputiamo amico singolarissimo avesse mai fatta tale cosa contra a noi ma pensiamo che questo sia proceduto da altri con velati colori che gli le hanno dato a dividere; ma veramente questo che fatta ha non è cosa punto honesta ne iusta ne utile ne honorevole per la Maestà Reale. E per tutto il pregherate che gli piaccia, veduta la verità del fatto, renonciare questo che ha ordinato in questa materia, ed essere contento che noi possiamo seguitare contro a Pisa, e chi la tiene, la nostra impresa. E questo sarà a lui honore et a noi, figluoli della Corona, singolarissimo piacere.

“Alla parte del trafficare et usare a Pisa i nostri cittadini e mercatanti colle loro mercatantie, direte che niuno cittadino se ne fiderebbe mai ne vorebbero trafficare, essendo Pisa nella mani d’alcuno dei Visconti, come ella è. E non che ivi—ma in alcuna terra dove alcuno dei Visconti avesse a fare, per che essi sono antichi nostri nemici e molte volte lanno (l’hanno) dimostrato—e romperci la fede e pace e tregua; e bene lo vedevamo dove, essendo colligati colla Serenissima Corona di Francia, il Conte di Vertus ci ruppe la Pace e manifestò tradimento contra Dio a vergogna della detta Corona, si che in modo alcuno non ci potremo mai fidare in luogo done alcuno di loro avesse a fare.”

Here the document leaves politics to defend the quarrel of private Florentine merchants in Genoa, to complain of the conduct of the Pisans who have made a raid on to the lands of Messer Gherardo d’Appiano, feudatory of Florence, and to complain of the sequestration of the goods of certain Florentine merchants of Genoa. The Ten also state that they are sending Messer Rinaldo Gianfigliazzi and Messer Filippo Cosimi on an embassy to France to state their case to the King. Fo. 60 instructs us that Boucicaut liberated the sequestered goods and that a truce was signed between Florence and Pisa for so long as Pisa should continue subject to the King of France.

[122]. Brit. Museum MSS. 30, 669, f. 238; a treaty between the King of France and G.M. Visconti, Lord of Pisa. The Tower and Fort of Leghorn are to be given to the French, the King promising that no one shall be allowed to enter Leghorn against the will of Gabriele Maria Visconti. Also quod absit should the Castle of Leghorn be taken by the enemies of the said Gabriele Maria, or should it in any way rebel against him, the King and his Lieutenant bind themselves to allow free passage to any army the said Gabriele Maria may send for its subjection. The King explicitly promises that if any of Gabriele Maria’s possessions be lost by the treachery of guards or other means, he will make war upon the fraudulent[fraudulent] possessors and attempt their recovery. The King invests Gabriele Maria, with a gold ring, in all his possessions save the Tower and Fort of Leghorn.

[123]. So far I have no documentary evidence for these articles, which are to be found in the “Livre des faicts du Marischal Boucicaut,” part iii. chap. 10. I give them and I believe in them, because in every instance I have found the documents of Archives to confirm or explain the assertions of this particular chronicle; because the articles breathe the very spirit of Boucicaut; and because I think it is to this agreement that the Florentines refer in the letter quoted further on (Spoglio del Carteggio i. ii. fo. 221), under date 15th of August, 1406. The act by which the Florentines constitute themselves vassals of France for Pisa is well known. It is printed in Dumont.

[124]. “Arch. Nat.”, Paris, Carton K. 55, No. 11, prèce 8; July 27, 1406: ”Charles par la Grâce de Dieu Roy de France, à nos amés et féaulx gens de nos comptes et trésoriers à Paris et à tous nos aultres justiciers et officiers ou à leur lieutenant, Salut et dilectation!

“Savoir vous faisons que nos très-chers et très-amés frère et cousin les Ducs d’Orléans et de Bourgoigne, nous ont au jour dit fait foy et hommaige lige des ville terre et Seigneurie de Pise et de toutes terres appartenans et appendans quelconque, à eulx appartenir communément. Auquel hommaige nous les avons reçus sauf notre droit et l’autrui. Vous mandons, et à chacuns de vous sicomme à luy appartiendra que, pour cause du dit hommaige à nous faict, vous ne faictes ou souffrey nos ditz frère et cousin ne aulcun d’eulx estre molestez, troublez ou empeschez ès dictes ville terre el seigneurie de Pise ni es terres appartenans et appendans en aucune manière. Mais si pour la dicte cause elles estoient empeschées mettez les leur ou faictes mettre a plaine delivrance. Donné a Paris le 26 jour de Juillet, 1406, et de nostre regne 26. Pour le Roy, le Comte de Tancarville et aultres princes.”

[125]. Corio.