Sweeney osservò attentamente le fotografie, che erano delle pose, evidentemente destinate in origine alla pubblicità. Sotto il cane la didascalia diceva: DEMONIO, e Sweeney lo fissò a lungo: sul giornale era impossibile ritrovare il bagliore giallo di quegli occhi, ma appariva un animale che nessuno desidererebbe incontrare sulla propria strada. “Ha sempre l’aria di un lupo” pensò Sweeney “e di un lupo feroce.”
Ma i suoi occhi tornarono a osservare la donna. La dicitura IOLANDA LANG spinse Sweeney a domandarsi quale fosse il suo vero nome. Per quanto, guardando il suo ritratto, non ci si curasse più molto del suo nome; anche se, purtroppo, in quel ritratto non era visibile tutto ciò che Sweeney aveva potuto vedere la notte prima. Era un mezzobusto, e Iolanda Lang indossava un abito da sera senza spalline, che incorniciava e metteva in rilievo la sua bellezza, quella bellezza che Sweeney sapeva essere autentica e non frutto di vari trucchi, dai capelli biondi morbidi, con i riccioli che ricadevano sopra le spalle ancora più morbide. Anche il viso era affascinante. La notte prima Sweeney non aveva notato il viso. E non potrete criticarlo per questa piccola distrazione.
Comunque, anche il viso meritava di essere osservato, ora che non c’era niente altro a distoglierne l’attenzione: un volto dolcemente grave e gravemente dolce. In tutto, meno che in qualcosa intorno agli occhi. Ma un ritratto riprodotto in un giornale su tre colonne non permette di essere sicuri delle sfumature.
Sweeney ripiegò con cura il giornale e lo depose sul marciapiede: un lieve sorriso gli increspava le labbra. Si alzò e faticosamente tornò a Bughouse Square. Dio stava ancora russando sulla panca e aprì gli occhi cisposi, quando Sweeney lo scosse. Lo guardò dal basso e brontolò: — Va’ via.
Sweeney insisté. — Ci sono. Per questo sono venuto a dirtelo. Guarda, era questo che volevo dire.
— Che cosa?
— Quello di ieri sera — continuò Sweeney.
— Sei matto — rispose Dio.
Il sorrisetto riapparve sulla faccia di Sweeney. — Tu non l’hai vista, perché non c’eri, ieri sera. Saluti.
Attraversò il prato fino a Clark Street e si fermò. Aveva un mal di testa terribile e desiderava disperatamente qualcosa da bere. Stese una mano e la osservò tremare, poi se la infilò in tasca per non pensarci. Cominciò a percorrere Clark Street verso sud: il sole ormai era alto, invadendo le vie da est a ovest. Il traffico in aumento si andava facendo rumoroso e complicato.