XII
Chiuse la porta, lasciando la statuetta sola a urlare nel buio. Si fermò al telefono nell’atrio e chiamò un modesto albergo di Clark Street. Quando ebbe chiesto una certa stanza, gli rispose una voce annoiata.
— Ehlers? — domandò Sweeney. — Qui è Sweeney.
— Al diavolo, Sweeney. Sono appena rientrato. Sono stanco. Ma da quando mi chiami Ehlers, invece di Jay?
— Dalla notte scorsa.
— Come?!
— Da ieri notte — sillabò chiaramente Sweeney — quando sei entrato in camera mia senza permesso.
— Cosa? Senti, Sweeney, avevo degli ordini. E poi che cosa è venuto in mente a Bline di spifferarti che sono stato io?
— Non me lo ha detto Bline. E non c’erano ordini.
— Oh, va’ all’inferno! — esclamò Ehlers. — Che cosa vuoi, adesso? Che venga in ginocchio a chiederti scusa?