— Cosa vuoi dire?

— Che non siamo più amici, Ehlers — rispose Sweeney — che tu scomparirai dalla lista degli amici del “Blade”, che dirò una buona parola a tutti i giornalisti e cronisti che conosco, che non vedrai scritto il tuo nome se da solo fermerai una banda di ladri in una banca, ma lo vedrai a lettere cubitali se sputerai sul marciapiede. Significa che questa è l’unica occasione per te di cancellare la vergogna dello sporco gioco che mi hai fatto e, se tu non l’afferri al volo, perdio, metterò in moto ogni mio potere, nella polizia come nella stampa, per crearti dei guai.

— Cosa? Maledizione, non puoi…

— Posso sempre tentare. Comincerò domani denunciando la polizia del dipartimento per aver eseguito una perquisizione senza mandato, scassinando la porta della mia camera e asportando oggetti.

Ehlers cercò di ridere. — Non potrai ottenere niente.

— Certo che no. Ma non credi che sarà aperta una piccola inchiesta da parte degli ispettori, per appurare come stanno le cose? Salteranno addosso a Bline, e Bline dirà la verità. E pescheranno te, per evitare che i danni ricadano sul dipartimento. Io non potrei dare le prove della mia asserzione, a lungo andare, che tu ci sia o no immischiato, ma avresti parecchio da sudare con i superiori lo stesso. All’inferno il tuo grado: torneresti nella bassa forza a far pattuglie notturne, da non poterne più.

— Non faresti mai una cosa simile, Sweeney.

— Credevo che tu non avresti mai perquisito la mia stanza e mi sbagliavo. Tu credi che io non lo farei, e ti sbagli.

— Dov’è l’ufficio di Greene? — Ehlers era sudato, ma forse solo a causa del caldo.

— Al palazzo Goodman, non lontano da qui. Io conosco la casa e non ci saranno disturbi o pericoli. Non occorrerà più di un quarto d’ora.