— Parli di Nick Helmos o di Harry Yahn?
— Di Yahn. Nick è solo un prestanome.
Jay Ehlers si morse le labbra e guardò per un poco il suo bicchiere, poi disse: — Attento, Bill. Harry Yahn è un osso duro.
— Lo so. Ma riuscirò a morderlo. Con un morso abbastanza piccolo da non spingerlo a muovere le sue batterie contro di me. È duro, ma intelligente: non corre rischi per stupidaggini.
— Quanto a me, preferirei aver a che fare con lo Squartatore.
— Anch’io — sogghignò Sweeney. — Ma devo toccare Yahn per avere il mezzo di trovarmi davanti allo Squartatore.
— Tu sei pazzo, Bill.
— Lo so. Un altro bicchiere?
Ehlers rispose che era ora di andarsene e si allontanò. Sweeney per un poco restò a osservare quattro tizi che giocavano a carte, poi si recò al bar a bere. Quello che aveva bevuto all’“El Madhouse” era ormai dimenticato, e l’unico bicchierino inghiottito in quei pochi minuti era stato troppo poco perché se ne accorgesse. Un bicchierino ancora, o due, non gli avrebbero fatto male.
Ne bevve due e non gli fecero male.