Sweeney entrò. — Salve Harry.

Yahn rispose: — Ehi, Sweeney, siediti.

Harry Yahn, piazzato a una scrivania che sembrava comperata di seconda mano per dieci dollari, appariva come un Babbo Natale senza baffi. Era grasso e cordiale, con aria compiaciuta e compiacente. Sweeney non si lasciò ingannare, ma fu soddisfatto di trovarlo almeno solo.

— Non ti vedo da un pezzo, Sweeney. Sempre al “Blade”?

Sweeney annuì. — Letto l’articolo su Iolanda?

— Quale?

— La cronaca della scena nell’atrio. Sul “Blade”.

— Diavolo, l’hai scritto tu? Gli avevo dato un’occhiata, ma senza vedere la firma.

Sweeney non gli diede del bugiardo. Rispose soltanto: — Sì, l’ho scritto io. Ed è un pezzo, me lo dico io stesso… perché non dovrei, dato che tutti lo fanno?

— Lo so, Sweeney, non ha certo fatto del male all’“El Madhouse”. Anzi, dove abiti? Dico ai ragazzi di mandarti una cassa di whisky.