— Hm… volete dire che avete affittato ad altri la mia stanza?

— Voglio dire che non vi lascio entrare a prender la roba da impegnare per bere ancora. Ve l’ho già detto due volte la settimana scorsa.

— Me l’avete detto? — domandò stupito Sweeney. Si ricordava di quel fatto o no? Ora che lei glielo rammentava, una delle due volte gli tornava vagamente alla memoria. — Credo di essere stato piuttosto sbronzo — ammise e tirò un gran sospiro. — Ma adesso è passata. Sono a posto.

La donna sbuffò di nuovo. — E le tre settimane che mi dovete? Sono trentasei dollari.

Sweeney pescò fuori i biglietti sparsi nella tasca, uno da cinque dollari e tre da uno. — È tutto quel che ho trovato — disse — posso darvene otto in acconto.

Lo sguardo della donna passò dal denaro alla faccia di Sweeney. — Penso che adesso siate proprio a posto e non ubriaco, Sweeney, e se avete dei soldi non andrete a cercar di impegnare la roba, dato che con otto dollari potreste bere un mucchio di whisky.

— Sì — ammise Sweeney, e la donna si ritirò dalla porta, per lasciarlo entrare.

— Entrate, su. Sedetevi e rimettetevi in tasca i vostri soldi. Ne avrete molto più bisogno di me, finché non vi sarete sistemato di nuovo. Per quanto tempo vi può bastare?

— Per pochi giorni — rispose Sweeney, sedendo — ma appena sto bene, faccio in fretta a procurarmene dell’altro. — Rinfilò in tasca le mani e il denaro. — Hm… io… ho paura di aver perso la chiave. Forse voi avete…

— Non l’avete perduta. Ve l’ho presa io una settimana fa, perché stavate cercando di portare fuori il vostro giradischi per impegnarlo.