Sweeney si prese la testa fra le mani. — Buon Dio, l’ho fatto?

— No. Io vi ho costretto a riportarlo indietro e a darmi la chiave. Così ci sono ancora tutti i vestiti, tranne il soprabito e l’impermeabile, perché dovete averli presi prima che chiudessi. E c’è anche la vostra macchina da scrivere. E l’orologio, se non siete riuscito a prenderlo.

Sweeney scosse lentamente la testa. — No, è andato. Ma grazie lo stesso per avermi salvato il resto.

— Avete proprio una brutta cera. Volete una tazza di caffè? È già pronto.

— A momenti il caffè mi uscirà dalle orecchie — rispose Sweeney — però, sì, ne bevo un’altra tazza. Ben forte. — Mentre la donna si muoveva davanti ai fornelli, Sweeney la osservava pensando che dovrebbe esserci al mondo un maggior numero di donne come la signora Randall: dure come il ferro, all’apparenza (e devono esserlo per dirigere una pensione) e tenere come il burro, dentro.

La padrona tornò con il caffè e lui lo bevve d’un fiato. Prese la chiave e salì per le scale. Riuscì a entrare in camera e a chiudere la porta prima che il tremito lo dominasse completamente e rimase così appoggiato alla porta, finché l’attacco gli fu passato. Poi si avvicinò al lavabo e diede di stomaco. La cosa gli procurò un certo sollievo, per quanto il rumore dell’acqua corrente aumentasse il dolore alla testa.

Quando il malessere gli passò, avrebbe desiderato stendersi e dormire, ma invece si spogliò di nuovo, infilò l’accappatoio e si recò in bagno. Si immerse per la seconda volta nell’acqua bollente, crogiolandovisi a lungo prima di decidersi a tornare in camera. Prima di vestirsi, fece un rotolo degli abiti sporchi e consunti che aveva indossato e della camicia stretta e delle calze prese a Goetz e gettò via tutto quanto. Si vestì con indumenti puliti, compreso il suo miglior abito estivo, completando il quadro con una cravatta da cinque dollari e le scarpe più eleganti. Riordinò con cura meticolosa la stanza, e cercò alla radio una stazione che desse fra i vari programmi anche il segnale orario: regolò la sveglia rimasta silenziosa e la caricò, per deporla poi in vista sul cassettone. Infine, preso dal guardaroba il cappello di panama, uscì dalla stanza.

Mentre scendeva le scale, la porta della signora Randall si socchiuse. — Signor Sweeney?

Sweeney si chinò sulla balaustrata per vederla. — Sì?

— Ho dimenticato di dirvi che stamattina presto, verso le otto, hanno telefonato per voi. Un certo Walter Krieg, del giornale dove lavorate, o lavoravate. Non so, adesso…