— Lavoravo, credo — disse Sweeney. — Cos’ha detto? E voi che cosa gli avete detto?

— Ha domandato di voi e gli ho detto che non c’eravate. E allora lui ha detto che se tornavate prima delle nove, dovevate telefonargli. Voi non siete tornato prima… non che io vi aspettassi… ma insomma mi sono scordata di dirvelo subito. Ecco tutto. — Sweeney la ringraziò e uscì. Al negozio all’angolo comperò una bottiglia di whisky e se la mise in tasca, poi entrò nella cabina del telefono e chiese del direttore del giornale.

— È Krieg? — domandò Sweeney. — Sono appena arrivato a casa. Ho avuto il tuo messaggio e non sono sbronzo. Che cosa volevi da me?

— Adesso niente. È troppo tardi, Sweeney, mi dispiace.

— Va bene, d’accordo: è troppo tardi e ti dispiace. Ma che cosa volevi?

— La tua testimonianza oculare, se sei abbastanza in te da ricordarti quel che è accaduto stanotte. Un poliziotto ha detto che eri in quei paraggi quando è stata trovata la Lang. Te ne ricordi?

— Altro che trovata! Accidenti se me ne ricordo! Perché è troppo tardi? Hai fuori la prima edizione, ma la più importante va in macchina adesso e poi ce ne sono altre due. L’edizione nazionale non è ancora in macchina, non è vero?

— Ci va tra un quarto d’ora. Ti ci vuole più tempo a…

— Non perdere tempo — lo interruppe Sweeney — dammi uno stenografo. Subito. Gli do mezza colonna in cinque minuti. Possibilmente Joe Carey: è il più svelto.

Mentre aspettava, Sweeney raccolse le idee, finché non udì la voce di Joe. Allora cominciò a dettare, rapido e preciso. Quando ebbe finito, attaccò al gancio il ricevitore e si appoggiò alla parete della cabina. Non aveva chiesto di parlare di nuovo con Krieg: quella faccenda poteva anche aspettare e sarebbe stato anzi meglio che si recasse da Walter di persona. Ma non ancora, non subito.