— Ma io ho detto al signor Burke che non volevo nessuna pubblicità in proposito e lui ha promesso che non avrebbe raccontato a nessuno la storia per vendere qualche copia di più. E allora adesso perché torna alla carica?

Sweeney si schiarì la gola. — Ecco… pensava che forse, date le nuove circostanze che si sono presentate, potevate aver cambiato idea. Ma io capisco che siete ancora troppo sensibile su questo punto e non mi proverò nemmeno a insistere.

— Grazie. Ma le nuove circostanze quali sono?

— Quel che vi hanno raccontato i giornalisti di St. Paul. Vedete, proprio in questi giorni, c’è a Chicago uno Squartatore in attività ed è una grossa faccenda non limitata a questa zona, ma di importanza nazionale; una storia di delitti che è forse la più importante dopo quella di Dillinger. In questo momento, battendo il ferro finché è caldo, potremmo venderne una quantità, basando la pubblicità sul fatto che è la figura dal vero di una donna assalita dallo Squartatore, ritratta dalla memoria di uno scultore che ha visto l’aggressione con i suoi occhi e che ha salvato la donna. Ma per fare questo dovremmo raccontare tutta la storia.

— Capisco quel che volete dire. E forse significherebbe anche per me un guadagno extra. Ma… no, credo di no. Come vi ho detto, mi dispiace anche di averla venduta e di aver buttato in pubblico la povera Bessie… Un altro bicchierino? Il whisky è vostro.

— Nostro — rispose Sweeney. — Sapete, Charlie, voi mi siete simpatico. E non l’avrei creduto dopo la maniera in cui mi avete accolto.

Wilson riempì i bicchieri. — Sono sinceramente dispiaciuto di averlo fatto. Ve l’assicuro. Credevo che voi foste un altro di quei maledetti cronisti, come i primi due, ed ero deciso a non tollerarne un terzo.

Sedette di nuovo con il bicchiere in mano. — Quel che mi piace in voi è che non cercate di convincermi a fare quel che chiede la Ganslen. Se insisteste potrei anche cedere: Dio sa se ho bisogno di soldi e Dio sa se mi farebbe male guadagnarli in questo modo. Anche con i prezzi sbalorditivi che fissate voi, con una pubblicità simile ne vendereste a migliaia. E con tutto quel denaro…

— Quanto denaro? — domandò Sweeney con curiosità. — Burke non mi ha spiegato con precisione quali condizioni vi ha fatto.

— Le solite. Solite per me, perché non so che contratti facciano con gli altri scultori. Per quelle che comperano da me, mi danno cento dollari, fino alle prime mille copie vendute. Fino a quel punto, dice Burke, sono sulle spese ed è solo superando tale cifra che cominciano a guadagnare. È vero?