Uscendo dall’edificio dei telefoni, Sweeney vide che era ormai buio e scoprì di aver fame. Si accorse pure di non aver letto neppure un giornale della domenica e di aver potuto quindi perdere qualche notizia importante: a un’edicola trovò due ultimissime edizioni del lunedì mattina, ancora umide di stampa, e due ultime copie della domenica. Le comperò tutte e quattro e se le portò al ristorante.
Leggendo mentre mangiava, vide che nel frattempo non era accaduto né era stato rivelato nulla di nuovo. Dappertutto la storia era ancora importante, troppo grossa perché si potesse far passare un’edizione senza parlarne, ma le poche aggiunte o rimaneggiamenti non avevano cambiato la situazione.
Prolungò il pranzo e la lettura sino alle dieci, poi uscì. Ricordandosi dell’assegno, si fermò di nuovo all’ufficio della Western Union per spedirlo a Ray Land.
Gli restavano così ancora più di settecento dollari e sentì che avrebbe desiderato spenderli in qualche modo per Iolanda. Ce ne sarebbe stato il tempo, dopo la sparizione dei poliziotti di guardia. Nel frattempo, c’era un omaggio che poteva rivolgerle. In un grande albergo, trovò un fioraio ancora aperto e ordinò di mandare al più presto due dozzine di rose rosse all’“El Madhouse”, a Iolanda. Per scrivere il biglietto d’accompagnamento, ne stracciò tre, finché sul quarto scrisse Sweeney e basta.
Prese un taxi per l’“El Madhouse”: sarebbe arrivato giusto al primo numero di Iolanda.
Infatti arrivò al momento preciso e Nick gli aveva riservato un posto. Dopo il numero che già conosceva (non vorrete che ve lo descriva di nuovo, vero?) riuscì a trovarsi un posticino al bar, ma gli ci vollero dieci minuti per ottener da bere. Bevendo si mise a riflettere sulla bomba che avrebbe fatto scoppiare, raccontando che lo Squartatore possedeva l’altra copia della «Statua che urla». Era l’unica traccia reale che avesse trovato: il fatto che l’uccisore di Lola Brent, due mesi prima, era indubbiamente lo stesso individuo che aveva comperato da lei l’oggetto, di cui la ragazza aveva rubato l’incasso. Sweeney non aveva dubbi in proposito: coincidevano i dati perfettamente. Doveva essere così.
Ma per il resto non possedeva nulla di preciso. Il viaggio a Brampton era stato un tentativo del tutto a vuoto, un tentativo pullulante di piccoli ometti che gli riempivano di pugni lo stomaco dolorante, prima e dopo aver bevuto con lui. E anche peggio di quei pugni era stata la conclusione negativa, dopo aver trovato uno Squartatore, una bionda e un artista pazzo, che lo Squartatore e la bionda erano morti da un pezzo e che l’artista possedeva un alibi. Inoltre, se anche Charlie Wilson non avesse avuto l’alibi, Sweeney non avrebbe mai potuto vederlo sotto l’aspetto di uno Squartatore. Aveva un temperamento collerico, ma non era tipo da brandire coltelli acuminati.
Bene, l’indomani avrebbe raccontato tutto. Se una fotografia della «Statua che urla» su quattro colonne nella prima pagina del “Blade” non avesse provocato qualche reazione… Sospirò e bevve un altro sorso.
Una mano gli batté sulla spalla.