— Sono Sweeney. Ti ricordi di me?

— Certo. E allora, che c’è?

— Voglio che tu controlli un alibi per me. A New York. — Diede i dettagli del nome di Greene e dell’albergo e le date esatte. — So che è registrato all’albergo per tre giorni: lo ha già controllato la polizia. Quello che voglio scoprire con sicurezza, non come probabilità, è se la notte del ventisette si trovava là.

— Posso provare. Sono passate quasi due settimane. Fin dove devo arrivare?

— Dove puoi. Parla in albergo a tutti quelli che possono averlo visto entrare o uscire, alla cameriera che gli ha rifatto il letto, a chiunque, insomma. Senti, il momento cruciale è alle tre di mattina. Se puoi seguirlo per sei o sette ore prima e dopo quel momento, andrà benone.

— Dodici ore non sono poi molte. Forse ce la faccio. Quanto vuoi spendere?

— Tutto quel che ti pare, purché tu ci riesca. Entro limiti ragionevoli, è naturale. Ti manderò un vaglia telegrafico di un centinaio di dollari, in deposito. Se non basterà, anche il doppio.

— Credo che basterà, Sweeney. È la spesa di due giorni e dato che è a Manhattan, non ci sono trasferte. Se non ci riesco in due giorni, vuol dire che non ci riesco più. Perché il margine di sei ore?

— Voglio convincermi che non poteva trovarsi a Chicago alle tre di mattina. Calcolando il tempo per andare e venire dagli aeroporti, e per noleggiare un aereo e tutto il resto, è il minimo necessario. Cinque ore sarebbero più sicure. Se puoi provare che alle dieci di sera o alle otto di mattina era in albergo, mi basterà. E, per il caso qualcuno lo avesse sostituito, usando il suo nome, te lo descrivo. — Rapidamente Sweeney gli descrisse Greene e aggiunse: — Se non gli trovi l’alibi, prova con la descrizione all’aeroporto. Ma se arriviamo a questo, posso mandarti una fotografia. Quando avrai raccolto i dati, chiamami. Va bene?

— Bene. Comincerò stasera, perché ci saranno i turni di notte che mi occorrono.