— Ma sicuro, Sweeney; hai motivi per pensare il contrario?

— Sì — replicò Sweeney. — Comunque, il conto è pari? In parole povere, sono una persona non gradita? Cioè, se entro all’“El Madhouse” o al “Tit-Tat-Toe” posso poi uscirne sano e salvo? O debbo mettermi un’armatura?

Harry Yahn scoppiò a ridere. — Sei sempre il benvenuto, Sweeney. Sul serio, come hai detto tu, è una faccenda chiusa e seppellita.

— Bene — disse Sweeney. — Volevo solo esserne certo.

— Uhm… Willie è stato discreto?

— Per essere Willie, direi di sì. Volevo essere sicuro che non avessi passato la parola a Nick. Stasera dovrò andare probabilmente all’“El Madhouse”.

— Ottimo. Nick mi deve telefonare tra poco, e gli dirò di riservarti un tavolo e di non farti pagare il conto. Senza scherzi, Sweeney, mi sei simpatico. Nessun risentimento?

— Sentimenti tenerissimi — replicò Sweeney — e il peggio è che quella tenerezza è stata lavorata altre due volte da allora. È per questo che volevo essere sicuro prima di entrare all’“El Madhouse”. Visto che è così, arrivederci e grazie di tutto.

— Non dirlo neppure, Sweeney. Stammi bene.

Dopo aver riattaccato il microfono, Sweeney trasse un lungo respiro e, per quanto lo stomaco fosse ancora dolorante, si sentì molto meglio. Tornò dalla centralinista e si fece chiamare New York, dove al centralinista locale lasciò tutto il tempo necessario per ricercare sull’elenco il numero di Ray Land, dato che era certo che Land avesse un telefono a casa. Era stato un poliziotto addetto alla squadra omicidi di Chicago e ora dirigeva una piccola agenzia di sua proprietà a New York. Ray era a casa.