— Sì?
— Io non parlerò delle origini della statuetta. Charlie, cioè Chapman Wilson, è molto sensibile su quanto accadde alla sorella e qui abbiamo già materiale sufficiente, senza rivangare l’altra storia. Dopo tutto, è roba ormai passata, mentre il nostro Squartatore è molto attuale. Mi ha detto Wilson che voi gli avevate promesso di non far uso della vicenda per pubblicità, perciò mantenete la vostra promessa.
— Naturale, signor Sweeney. E grazie, mille volte grazie!
Appeso il ricevitore, Sweeney telefonò a Iolanda, ma nessuno gli rispose. Era troppo presto perché lei fosse al club, probabilmente era a pranzo fuori. Bene, poteva anche aspettare a parlarle fino al giorno dopo, quando sarebbe apparso il pezzo nel “Blade”, con la storia della «Statua che urla». E forse in quel momento anche lo Squartatore sarebbe già stato arrestato e lei non avrebbe avuto una scorta di poliziotti dovunque si recasse. Naturalmente sarebbe andato la sera a vederla ballare. Cioè, poteva andarci o no?
Cercò il numero del “Tit-Tat-Toe” e chiamò. Una breve discussione e il suo nome gli fecero ottenere la comunicazione con Harry Yahn. La voce di Harry rimbombò cordiale nel telefono: — Salute, Sweeney. Come vanno le cose?
— Bene, Harry. Sto per pubblicare domani una grossa storia sullo Squartatore. Pubblicità extra per Iolanda.
— Questo è un bel colpo! E… c’è qualcuno che io conosca?
— No. A meno che tu non conosca lo Squartatore. Lo conosci?
— Non con quel nome. E allora, che cosa c’è? Non vorrai altro denaro, spero.
— Santo Dio, no — disse Sweeney. — Quella è una faccenda chiusa e seppellita, ormai. Voglio sapere se siamo ancora amici o no.