— Lo aspetterò sveglio. Sono sempre preoccupato per Iolanda. Perciò spero che veramente voi abbiate scoperto qualcosa. — Si tolse gli occhiali e li pulì con cura, e Sweeney, osservandolo, notò che senza di essi cambiava espressione: appariva veramente preoccupato e stanco. E, quel che era più strano, appariva umano. Sweeney, quasi (non del tutto, ma quasi), desiderò non avere spedito a New York quei cento dollari.

Doc Greene rimise gli occhiali sul naso e fissò Sweeney attraverso le lenti, con gli occhi tornati enormi. Sweeney decise che quei dollari erano stati ben spesi.

— Nel frattempo — disse Greene — Sweeney, prendetevi cura di voi.

— Lo farò. C’è qualche motivo speciale?

Greene sogghignò. — Sì, per il mio bene. Da quando l’altra sera ho perduto la pazienza e ho parlato chiaro, l’ispettore Bline mi tiene d’occhio: pare che abbia preso sul serio il mio piccolo sfogo.

— È nel giusto?

— Mah… sì e no. In quel momento mi avevate esasperato e credo di aver parlato con convinzione. Ma, naturalmente, dopo averci riflettuto a freddo, ho giudicato di essere stato uno sciocco. Parlando in quel modo, ho compiuto proprio l’atto che vi mette al sicuro da me. Se mai decideste di uccidere un uomo, Sweeney, non andatelo ad annunciare alla polizia sperando di farcela lo stesso.

— Allora perché mi avete avvertito di badare a me stesso?

— Come vi ho detto, per mia tranquillità. Bline mi ha detto, mi ha anzi promesso, che se vi accadrà qualcosa, dopo la mia infelice e stupida dichiarazione, mi arresterà e mi manderà al diavolo. Anche se avessi un alibi, sarebbe sempre certo della mia colpevolezza. Se succede qualcosa a voi, Sweeney, io sono spacciato.

Sweeney sorrise. — Voi mi spingete a uccidermi, Doc, senza lasciare il biglietto d’addio.