— Non fatelo, per favore. Non penso che voi lo fareste, ma mi avete messo in allarme con la rivelazione che farete domani. Potreste averlo detto a qualcun altro, che non desiderasse affatto vedere sui giornali una simile rivelazione, per paura delle conseguenze. Capite quel che voglio dire.
— Sì, capisco. Ma voi siete il primo a Chicago cui io ne parli. L’altro che lo sa, si trova a centinaia di chilometri di qui. A parte che invece voi potreste raccontarlo.
— Non pensateci neppure, Sweeney. La vostra sicurezza personale è diventata fondamentale per me. Vi ho spiegato il perché. — Scosse il capo. — Sono veramente stupito di me stesso, per aver detto una cosa così stupida, in una simile compagnia. Io, un esperto psichiatra… Avete qualche nozione di psichiatria? Dalla maniera abile con cui mi avete spinto a perdere il controllo di me stesso, direi di sì… Comunque, non ha importanza, se non vi accadrà nulla. Però, finché dura questa storia, se volete prendervi una guardia del corpo, sono pronto a pagare la metà del prezzo. Willie vi piacerebbe? Avete mai incontrato Willie Harris?
— Willie è magnifico — rispose Sweeney — ma non credo che Harry Yahn sia disposto a dividerlo con me. Grazie, Doc; che abbiate parlato seriamente o no, io corro i miei rischi senza guardie del corpo. E se dovessi assumerne una, non lo verrei a dire a voi.
Greene sospirò. — Non avete ancora fiducia in me, Sweeney. Bene, debbo andare a trovare un cliente in un altro locale. Badate a voi stesso.
Sweeney tornò al bar a farsi riempire il bicchiere. Lo bevve lentamente e occupò l’intervallo fino alla seconda parte dello spettacolo, preparando il pezzo per il “Blade” dell’indomani.
Nella seconda parte dello spettacolo c’era una differenza, minima, ma molto importante: Iolanda Lang aveva una rosa rossa appuntata alla vita, sull’abito nero. Le rose di Sweeney erano dunque arrivate, nell’intervallo tra i due tempi dello spettacolo.
E lei ne aveva preso una con sé. Era tutto quel che voleva sapere. Gli parve, senza esserne certo, che gli occhi di lei incontrassero i suoi nell’attimo in cui il cane le si drizzava alle spalle. Ma quello non contava: contava solo che la rosa era sul suo abito.
Dopo lo spettacolo non cercò di vederla né di parlarle, domandandosi se fosse veramente un astuto psicologo come lo aveva definito Greene. Intorno a lei ci dovevano essere i poliziotti e Doc, se anche fosse andato a trovarla. Forse la sera dopo i poliziotti non ci sarebbero stati più a farle la guardia. E Doc… be’, a Doc avrebbe pensato al momento opportuno. Se non altro, fino a quel momento non aveva nulla da temere da parte di Greene: di ciò era convinto. Doc si era fregato con le sue stesse mani, con quella aperta minaccia alla vita di Sweeney.
Non attese la terza parte dello spettacolo: l’indomani sarebbe stata una grande giornata ed era ormai mezzanotte passata. Andò a casa e a letto, dove restò sveglio a leggere fino alle due. La sveglia alle sette e mezzo: era lunedì.