— Dunque, Iolanda ha aperto la porta e lo ha fatto entrare. Non erano passati neanche cinque minuti che si è scatenato l’inferno. Garry ha sentito Iolanda urlare, il cane ringhiare e Greene gettare un grido, quasi tutti insieme: allora ha spalancato la porta ed è corso attraverso l’atrio. Si è buttato contro la porta di Iolanda, ma era chiusa e, mentre stava per sparare nella serratura, la porta si è spalancata. Garry ha visto Iolanda che lo ha spinto indietro col viso bianco come un lenzuolo e l’espressione di chi ha visto qualcosa di orribile. Però non era sporca di sangue né ferita. Garry, impacciato dalla rivoltella in mano, ha cercato di afferrarla con l’altra, ma il cane gli è balzato addosso, e lui è stato costretto a lasciarla andare per coprirsi la gola. La bestia è riuscita a strappargli una manica senza però prendergli il braccio. Intanto, Iolanda lo aveva superato ed era corsa giù per le scale seguita dal cane, così Garry non ha sparato all’animale. Dato che Iolanda sembrava incolume, si è precipitato nell’appartamento per vedere cosa era accaduto. Era vuoto e Garry si è domandato che cosa fosse successo di Greene; poi ha sentito un gemito dal cortile e, affacciandosi alla finestra spalancata, di quelle che si aprono in fuori invece che verso l’alto, ha visto Greene a terra. Mi ha chiamato subito e io sono arrivato con l’ambulanza. Era ancora vivo, ma in agonia e incosciente. Ha detto poche parole, ma sufficienti.
— Per quale motivo credete che Greene sia venuto qui?
— Quali pensate che possano essere i motivi per un pazzo omicida, Sweeney? Come diavolo posso saperlo, io? Io credo che sia stato il vostro articolo sulla statuetta a farlo uscire di sé. Era in suo possesso e forse Iolanda lo sapeva: appena lei avesse visto il vostro giornale, sarebbe stato scoperto tutto. Perché se la sia portata dietro in una scatola, venendo qui a uccidere la ragazza, non lo capisco. Però, negli ultimi istanti, quando il cane ha salvato Iolanda, saltandogli addosso, teneva la statuetta in una mano e il coltello nell’altra. Forse è addirittura saltato dalla finestra per sfuggire al cane, ma ritengo più probabile l’ipotesi che sia caduto per caso essendovisi appoggiato.
— Che cosa è accaduto a Iolanda, secondo voi?
— Un altro choc, è evidente. È probabile che stia vagando intontita, ma è ormai al sicuro: si riprenderà da sé e ritornerà. In caso contrario, non sarà difficile trovarla; una donna come lei con un cane come quello! Bene, vado a far rapporto. Saluti, Sweeney.
Bline se ne andò e Sweeney ordinò un altro bicchiere. Poi un altro e un altro ancora, e quando lasciò il bar per tornare alla casa di Iolanda era ormai buio. C’era ancora un agente di guardia all’ingresso e da lui Sweeney fu informato che Iolanda non era ancora tornata.
Percorrendo Clark Street si fermò in un ristorante, dove ordinò una aragosta. Mentre gliela cuocevano, entrò nella cabina del telefono e chiamò Ray Land, l’investigatore di New York.
— Sono Sweeney, Ray. Raccontami cosa hai trovato.
— Me l’ero immaginato, Sweeney. Ho sentito alla radio, mentre pranzavo, che il vostro Squartatore di Chicago era stato preso e il suo nome mi era familiare. Ho pensato perciò che tu non mi avresti fatto continuare l’inchiesta. Ci ho impiegato un giorno solo e ti rimanderò un assegno di cinquanta dollari.
— Hai scoperto qualcosa?