— Quanto ha pagato?
— Venti dollari — rispose la donna, dopo aver esitato un attimo.
Sweeney la fissò, pensando: “E tu, carogna, la vendi per altri venti”. A voce alta domandò: — E dopo?
— È uscita lasciando il cane in camera ed è tornata carica di pacchi. Poi è ridiscesa per portare a spasso il cane al guinzaglio. Prima invece non lo aveva. E si era travestita: aveva una parrucca nera, un altro vestito e degli occhiali di tartaruga. Proprio non la si sarebbe riconosciuta.
— Era una parrucca o aveva tinto i capelli?
— Una tintura non si sarebbe certo asciugata tanto presto.
— Avete altro da dirmi su di lei?
La portinaia rifletté un poco, poi scosse la testa. Sweeney le tese il secondo biglietto con precauzione, per evitare di toccarla. Lo guardò sparire nell’ampio petto e pensò che neppure per quaranta dollari sarebbe sceso in quelle profondità a ripescare le sue banconote. Qualcosa nella faccia di lui costrinse la donna a ritirarsi.
Fu un bene, perché Sweeney non desiderava sfiorarla mentre passava dirigendosi verso le scale. Quando si trovò a metà salita, udì la porta sbattere. Per quaranta dollari la portinaia poteva disinteressarsi della visita alla sua nuova ospite. Sweeney desiderò di non averle dato il denaro: avrebbe potuto comunque ricevere da lei quell’informazione e si vergognava di se stesso per aver scelto la via più facile.
Infine si trovò davanti alla porta del secondo piano e non pensò più alla portinaia che gliela aveva indicata.