— Se poi avessero soltanto immaginato tutti gli altri miei esperimenti che non furono scoperti! Ma non cambiamo discorso.

— Infatti: stavate parlando di aiutarmi a trovare lo Squartatore. Perciò, cominciate ad aiutarmi.

Greene allargò le mani. — Non è molto, perché non è che io abbia nome e indirizzo dell’assassino nel mio notes, pronti da indicarvi. Intendevo dire soltanto che lavorerò volentieri insieme a voi, Sweeney, e vi rivelerò alcuni dati ed elementi che possiedo. Poi, visto che desiderate parlare con Iolanda, vedrò di ottenervelo, poiché vi sarebbe difficile riuscirci con la polizia all’erta, come sarà in questi giorni. — Guardò l’orologio e concluse: — Purtroppo, adesso non ho tempo di fermarmi, ho un appuntamento d’affari. Si deve anche mangiare a questo mondo. Potreste trovarvi qui domani, all’incirca alla stessa ora, Sweeney?

Sweeney aggrottò la fronte. — Non so. Forse mi fate perdere tempo. Avete veramente qualcosa da darmi?

— Ho Iolanda — rispose Greene. — Domani sarà dimessa dall’ospedale. La condurrò con me qui. Ci sarete, vero?

— Naturale, che ci sarò — disse Sweeney.

— Bene. Dovremo vederci spesso, noi due, perciò tralasciamo le formalità. Non diciamoci falsi arrivederci. Le mie due bibite vanno sul vostro conto. Grazie e andate all’inferno. — E si allontanò.

Sweeney trasse un lungo, lento respiro. Il barista arrivò subito. — È un dollaro e venticinque. Non bevete la birra?

— No, gettatela nel lavandino. Ma portatemi un whisky.

— Liscio o con soda?