Qual era la seconda? Stella Gaylord, la ragazza di Madison Street. Poteva procedere in ordine cronologico. Il delitto di Lola Brent era avvenuto due mesi prima; quello della Gaylord dieci giorni prima. Mise la pila di giornali su una seggiola, accanto al letto, così da raggiungerli facilmente, e accomodò il cuscino contro la spalliera. E perché non avere un po’ di musica? Lo aiutava sempre a concentrarsi e, per qualche strana ragione, gli restava meglio impresso quel che leggeva, se lo leggeva con un accompagnamento musicale. Acquistava maggior vivezza. L’uso della musica in questo senso era l’unica novità che avessero scoperto i produttori cinematografici.

Esaminò gli album dei dischi, cercando quello che avrebbe potuto accompagnare l’assassinio di Stella Gaylord. Qualcosa di maestoso e misterioso, forse. Esitò sulla Sagra della primavera, ma proseguì. La Morte e Trasfigurazione di Strauss? La Patetica? No, meravigliosa, ma troppo potente. La sua mano tornò indietro alla Morte e Trasfigurazione. Sistemò i dischi e diede il via al giradischi, poi si sdraiò sul letto e prese il primo giornale di dieci giorni prima, con il resoconto della morte di Stella Gaylord.

Era in prima pagina, in alto a destra, un titolo in neretto, su una colonna:

IN UN VICOLO, RAGAZZA UCCISA A COLTELLATE.

Sweeney lesse il pezzo che seguiva e trovò che, data l’assoluta mancanza di particolari, avrebbero potuto anche mettere il titolo e basta. Oh, c’erano il nome della donna e l’indirizzo (West Madison Street) fra la State Street e la Dearborn. Il cadavere era stato rinvenuto alle tre e mezzo del mattino e, stando alle dichiarazioni del medico che aveva esaminato il corpo, la donna era morta da meno di un’ora. A quanto si poteva constatare, non si era trovata traccia di furto, e la vittima, con un divertito stupore da parte di Sweeney, evidentemente non era stata aggredita violentemente. La polizia sospettava che vi fosse in circolazione un pazzo omicida, sebbene il caso della Brent sembrasse dimenticato e non se ne facesse parola. Il numero seguente riproduceva una fotografia della Gaylord, ma se ne poteva ricavare soltanto l’impressione che doveva essere una bella ragazza. Vi era qualche altra notizia su di lei, compreso l’indirizzo del locale di West Madison Street dove lavorava a percentuale. Là era stata vista viva per l’ultima volta, quando ne era uscita, sola, alle due del mattino, un’ora prima che il suo cadavere venisse ritrovato. Per la prima volta l’assassinio di Stella veniva collegato con quello della Brent e si suggeriva la possibilità che uno stesso maniaco le avesse colpite entrambe. Nei giornali dei giorni successivi erano riportati alcuni particolari nuovi, ma la vicenda non aveva avuto alcuno sviluppo.

Sweeney si raddrizzò per fermare il giradischi e in quel gesto la vista della statuetta gli rammentò qualcosa che doveva fare. Infilò l’accappatoio e si recò al telefono nell’atrio.

Riuscì a farsi dare in pochi minuti dal centralino interurbano la Ganslen Art Company a Louisville, nella persona del suo direttore generale, Ralph Burke.

— Questo è il “Blade” di Chicago — disse Sweeney. — Pare che si sia venuti a scoprire un collegamento tra una delle vostre statuette e un assassinio, su cui si vanno facendo ricerche. Si tratta di una giovane donna atterrita e qualcuno di voi l’ha battezzata «La statua che urla».

— Ah, sì, certamente; ora la ricordo. Cosa vorreste sapere?

— Potete dirmi quante copie ne sono state vendute e in particolare quante nella città di Chicago?