— Fra pochi minuti avrò sgombrato il campo. Grazie.
Tornò in camera e chiuse la porta, poi, acceso Un fiammifero, esaminò minutamente il segno sulla polvere: sì, c’era un velo lieve di polvere anche sulla forma del rasoio, un velo che aveva metà dello spessore di quello intorno. Quindi, dopo la spolveratura, il rasoio era rimasto ancora là: doveva essere stato asportato nel tardo pomeriggio o nella serata precedente.
Sedette in poltrona e cercò di ricostruire se avesse visto il rasoio quando era rientrato con la statuetta, o anche prima, quando era salito a cambiarsi gli abiti. Non ricordava di averlo visto, ma non lo aveva nemmeno cercato, perché si era sbarbato con il rasoio elettrico di Goetz, nella camera di Goetz.
Mancava forse qualcos’altro? Andò al cassettone e aprì il primo dei cassetti, dove conservava i piccoli oggetti vari. Tutto sembrava intatto, finché gli venne in mente un temperino a due lame che si sarebbe dovuto trovare dentro il cassetto. Ma che adesso non c’era.
Non mancava niente altro: vi erano in bella vista dei gemelli d’oro, che valevano tre o quattro volte il temperino. Vi era una spilla da cravatta con uno zircone, che a un ladro sarebbe potuto anche sembrare un diamante. Ma dal cassetto era stato sottratto solamente il temperino. E dalla stanza soltanto il rasoio.
Sweeney guardò la statuetta e capì quali dovessero essere i suoi sentimenti.
VII
Il rasoio lucente scivolava sulla gola di Sweeney, scendendo sotto il mento per grattare gentilmente all’insu, asportando schiuma e peli e lasciando una superficie morbida e liscia. Infine risalì sulla faccia.
— Prendete l’affare dello Squartatore — diceva il barbiere, mentre puliva il rasoio su una salvietta e lo riportava sulla faccia. — Ha messo in subbuglio la città e ieri sera mi ha anche fatto fermare dagli agenti.
Sweeney grugnì in tono interrogativo.