Bline grugnì. Sweeney sorrise. — Soltanto, io non sono lo Squartatore. Vi garantisco che anche se non so dov’ero e che cosa facevo quando sono state uccise la Gaylord e la Lee, so di non aver ucciso la Brent, perché allora non ero ubriaco, per lo meno non tanto da non ricordare che cosa facessi. In nessun giorno di giugno. E so di non aver fatto il colpo contro Iolanda Lang, perché ricordo bene mercoledì sera: cominciavo a smaltire la sbornia ed era un vero inferno. Domandi a Dio.
— A chi?!
Sweeney aprì la bocca e la richiuse. Era inutile far portare il povero vecchio Diomede alla polizia, perché Diomede non era in grado di fornirgli un alibi per l’ora in cui Iolanda era stata colpita. Disse: — È un modo di dire, capo. Solo Dio potrebbe provare che cosa io facessi mercoledì notte. Ma fatevi coraggio, se lo Squartatore continua a squartare, forse per la prossima volta avrò un alibi sicuro.
— Sarà un grande aiuto.
— Nel frattempo, capo, e seriamente, perché siete venuto da me a chiedermi i miei alibi? È stato un uccellino a sussurrarvi una paroletta? O un certo Greene?
— Sweeney, sapete benissimo perché sono qua. Perché voi eravate davanti a quel maledetto portone nella notte di mercoledì. E probabilmente lo Squartatore era anche lui davanti a quel portone. Secondo le nostre supposizioni, aspettava alla porta del retro, poi è entrato e ha colpito la donna, mentre avanzava verso di lui. Ha sbagliato il colpo di pochi centimetri, e il cane gli è saltato addosso, così è dovuto scappare, chiudendo la porta senza la possibilità di un secondo tentativo. Che cosa può aver fatto dopo?
— Voi avete fatto la domanda — disse Sweeney. — Rispondete.
— Può essere uscito, naturalmente. Ma se ha seguito l’esempio di molti altri assassini pazzi, deve essere uscito sul marciapiede del retro ed essere venuto fin sul davanti della casa; quindi doveva trovarsi fra la gente raccolta all’ingresso, all’arrivo della polizia.
— E può darsi anche — aggiunse Sweeney — che abbia telefonato alla polizia dal bar all’angolo.
Bline scosse il capo. — No, abbiamo trovato chi ha fatto la chiamata. Un tale che era stato per ore al bar a chiacchierare con altri due. Uscì verso le due e mezzo e tornò indietro dopo pochi minuti, raccontando a quei due e al barista che in un atrio un po’ più giù stava succedendo qualcosa: c’era una donna per terra e un grosso cane che non permetteva a nessuno di aprire la porta ed entrare e che perciò gli sembrava bene telefonare alla polizia. Lo fece, poi lui e gli altri due andarono insieme sul posto e all’arrivo della pattuglia erano là. Ho parlato con tutti e tre, perché il barista ne conosceva uno e ci ha permesso di rintracciare gli altri. Secondo loro c’era una dozzina di persone davanti alla porta. Secondo voi è lo stesso?