— Non proprio, capo — rispose — ma mi è stato affidato l’ultimo scorcio del caso quando Wally Krieg mi ha incaricato di fare la cronaca della Lang. E per questo io mi ci sono immedesimato, pensando che quando tornerò al lavoro, lunedì, mi darà tutta la faccenda. Ho letto i resoconti dei giornali e mi sono posto alcuni problemi.

— Per vostro divertimento?

— Perché no? Mi interessava. Voi vi occupereste ancora della faccenda, anche se non ne foste più incaricato, no?

— Credo di sì — ammise Bline.

— E l’altro alibi di Greene, quello di New York? Come fila?

Bline sogghignò. — Siete proprio deciso a tirare Greene in mezzo al pasticcio?

— Voi lo avete conosciuto, capo?

— Certo.

— Questa è la ragione. Io lo conosco da un giorno e mezzo e ritengo che il fatto che viva ancora un uomo simile è un’ottima prova che io non sono lo Squartatore. Se lo fossi, sarebbe già morto.

Bline scoppiò in una risata. — Questo è un discorso a doppio taglio, Sweeney. Anche a Greene, a quanto pare, voi piacete come lui a voi. E anche voi siete ancora vivo. Ma, per tornare all’alibi di New York, noi lo abbiamo domandato alla polizia di laggiù, che lo ha controllato: Greene è stato effettivamente segnato all’albergo dal venticinque al trenta luglio, all’“Algonquin”.