Sweeney si chinò verso di lui. — È tutto qui il controllo? L’assassinio della Gaylord è stato il ventisette, e tra Chicago e New York ci sono in tutto quattro ore di aereo. Potrebbe essere partito di là la sera e aver fatto ritorno la mattina seguente.

Bline scosse le spalle. — Avremmo cercato ancora, se ve ne fosse stato motivo. Siate onesto, Sweeney: che cosa avete contro di lui, tranne che vi ispira antipatia? Anche a me, lo ammetto. Ma, a parte questo, conosce una sola delle donne aggredite: è già un alibi, per conto mio.

— Perché credete questo?

— Quando prenderemo lo Squartatore, scommetto che scopriremo che conosceva tutte le donne oppure che non ne conosceva nessuna. Gli assassini, anche quelli che sono pazzi, hanno questo sistema, Sweeney: non colpiscono tre ignote e una conosciuta, vi do la mia parola.

— E avete controllato…?

— Diavolo, certo che abbiamo controllato. Abbiamo fatto gli elenchi più completi possibile di tutti quelli che conoscevano tutte e quattro le vittime e abbiamo confrontato gli elenchi. Un solo nome è apparso su due liste e ciò è dovuto molto probabilmente a una coincidenza.

— Chi è?

— Raoul Reynarde, il padrone del negozio che ha scacciato la Brent il giorno dell’assassinio. È risultato che conosceva vagamente anche la Gaylord.

— Buon Dio, e come?

— Vedo che lo avete conosciuto — sogghignò Bline. — Ma perché non avrebbe dovuto aver contatti con la Gaylord? C’è un mucchio di gente che ha delle donne per amiche. Voi avete degli uomini per amici, no? Comunque, era una amicizia superficiale, a quanto è risultato sia dalle parole di Reynarde sia da quelle degli altri amici della Gaylord che sono stati interrogati.