Bline accettò, dicendo: — Sedete, Sweeney. Voglio parlare a qualcuno dei ragazzi, prima di mettermi a posto.

Sweeney prese la sedia e osservò i suoi tre compagni, tutti intenti alla cantante e indifferenti alla sua presenza. Uno di loro gli era quasi familiare, ma gli altri erano sconosciuti. Guardò la cantante: non era spiacevole da vedere, ma avrebbe preferito non doverla anche ascoltare.

Prima che Bline tornasse, arrivarono la sedia e i liquori. Sweeney si scostò per fare posto al capo e Bline lo presentò agli altri tre. — Sweeney… Ross, Guerney, Swann. Novità, ragazzi?

Il giovanotto chiamato Swann rispose: — Quel tizio al tavolo d’angolo si è un po’ agitato, lo tengo d’occhio: è quello con il garofano all’occhiello. Ma forse è soltanto ubriaco.

Bline gettò un’occhiata nella direzione indicata, poi disse: — Non credo. Lo Squartatore non richiamerebbe l’attenzione su di sé vestendosi a quel modo e col fiore, per di più! Né penso che lo Squartatore vada in giro sbronzo.

— Grazie per questa opinione — intervenne Sweeney.

Bline si rivolse a lui. — Visto qualcuno che potrebbe essere stato al portone quella notte?

— Solamente il giovanotto davanti a me, che mi avete presentato come Guerney. Non era uno dei poliziotti intervenuti là?

Udendo il proprio nome, Guerney si era voltato. — Sì. Sono stato io a sparare al cane.

— Bel colpo — osservò Sweeney.