— Che? — replicò Bline.

Il suono del tamburo andò ancora abbassandosi e la luce diminuì fino a scomparire. Quando si riaccesero le lampade in sala, il palcoscenico era vuoto.

All’improvviso riapparire delle luci, tutti balzarono in piedi: il pubblico applaudiva frenetico, ma Iolanda non riapparve, nemmeno una volta.

Superando il chiasso, Bline domandò a Sweeney: — Che cosa ve ne pare?

— Del ballo o di lei?

— Del ballo.

— È probabile che sia un simbolo, ma simbolo di che cosa, lo sa il diavolo! Credo che nemmeno il coreografo lo sapesse. Se pure c’è stato un coreografo. Secondo me, è una creazione di Doc Greene. È abbastanza intelligente e abbastanza di gusto… col suo temperamento italiano.

— Greene non è italiano — ribatté Bline. — Piuttosto penso che sia tedesco.

Sweeney si risparmiò la risposta perché Guerney si era voltato e Bline lo guardava minacciosamente. — Pezzo di cretino, per poco non ti toglievo la pistola per farti andare in giro senza…

Guerney arrossì. — Non avrei sparato, capo, se non…