Pur troppo gemei,
Fanciullo inumano!
Ma i lacci funesti
Che al piè mi cingesti
Del Tempo la mano
Mi sciolse dal piè.
A credulo cuore
Tu scaltro dispensi
Contento ed ardore
Che inebbriano i sensi:
Ma in mezzo al contento
Prepari il tormento;
L’ardor ti precede,
Ti segue il languor.
Nè l’alma si avvede
Del passo imprudente
Che quando a fuggire
Le manca l’ardire,
Che quando si sente
Già vinta dal cuor.
Quel dì che sul mondo
Vagisti bambino,
Un cenno iracondo
Del sordo Destino
Di face ferale
La destra immortale
Di penne funeste
Il dorso ti armò.
Le penne son queste,
O nume fallace,
Che a Pari infedele
Gonfiaron le vele,
E questa è la face
Che Troia bruciò.