Surse quì la face aurata
Sull’Europa ottenebrata,
E l’Europa a quel fulgor
Si scotea dal suo torpor.
Cento doti, Italia bella,
Lieta stella—a te largì;
Ahi t’invola—quella sola
Che ti fea regina un dì!
Libertà, tu fuggi? Ed io...
Io ti seguo; Italia, addio!
Libertà, non mai da te,
Mai non fia ch’io torca il piè!
Oh se un dì farai ritorno,
In quel giorno—anch’io verrò;
Ma infelice—il cor mi dice
Che mai più non tornerò!
Sì dicea; ma l’igneo monte
Decrescea nell’orizzonte,
E la luna in mezzo al ciel
S’era ascosa in grigio vel.
Par che stia con veste oscura
La Natura—a dolorar,
Par lamento—il flebil vento,
Par singulto il rotto mar.
Addio, terra sventurata!...
Ma la terra era celata.
Ei nel duol che l’aggravò
Chinò ’l capo e singhiozzò.
Ahi l’amor della sua terra,
Ahi qual guerra—in sen gli fà!
Infelice!—il cor gli dice
Che mai più non tornerà!
24 Giugno 1821.
E.
San Paolo in Malta—Canto Improvvisato
Poichè l’onda varcai non mai tranquilla
Ove spiran talor venti insoavi,
Fra cui Cariddi freme e latra Scilla,
Scilla e Cariddi che le intere navi
Ingoian nelle viscere petrose,
E ne vomitan poi le rotte travi,