Kenniston gli domandò allora, a voce bassa: «Dimmi una cosa, Arnol. Credi veramente nel tuo procedimento?»

Arnol balzò in piedi. Aveva gli occhi sbarrati e sembrava quasi che volesse colpire Kenniston.

Ma Kenniston, imperterrito, aggiunse: «Ci credi abba­stanza, voglio dire, ci credi tanto da sfidare un ordine del Co­mitato dei Governatori?»

Arnol si irrigidì. Dopo un momento, disse: «Spiegati, Kenniston!»

E Kenniston spiegò ciò che aveva in mente. Tutto treman­te, parlò a lungo. E, gradualmente, gli occhi di Arnol risplen­dettero febbrili.

«È una cosa che si potrebbe sbrigare molto in fretta, là sulla Terra» mormorò. «Quelle antiche perforazioni, fatte per trarre il calore dal sottosuolo, eliminerebbero la neces­sità di eseguirne di apposite...»

Ma poi scosse il capo, con una specie di terrore dipinto sul viso.

«No! Significherebbe l’espulsione dal Collegio degli scienziati, l’esilio per tutto il resto della vita. Non posso farlo, Kenniston, non posso.»

«Hai lavorato e sperato per tanti anni» gli ricordò allora crudelmente Kenniston. «Un bel giorno rinuncerai anche a sperare, e il tuo procedimento sarà dimenticato e perduto.»

Arretrò di un passo, e aggiunse: «Non ti dirò altro... solo questo: che qui c’è un’occasione per te, se hai il coraggio di afferrarla. C’è la possibilità di tentare sulla Terra il tuo proce­dimento di ringiovanimento dei pianeti!»