«Ken, potrà veramente riuscire?» gridò. «Riuscirà davvero? Renderà davvero la Terra più calda?»

«Ne siamo così sicuri, che giochiamo il tutto per tutto» disse Kenniston. «Naturalmente, c’è sempre la possibilità di un insuccesso...»

Ma Carol non voleva nemmeno udire una cosa simile. Gli stringeva le braccia, e aveva il viso tutto eccitato, mentre esclamava: «Ma questo non importa, non importa affatto! Vale la pena di correre qualsiasi rischio, pur di avere una possibilità di riuscita... pur di poter tornare nella vecchia Middletown!»

Kenniston vide negli occhi di lei, fra le lacrime, un deside­rio disperato, mentre bisbigliava: «È una gioia solo a pen­sarci... poter tornare alla nostra città, alle nostre case, alla nostra gente...»

Kenniston capiva, ora. Nell’intimo di Carol vi era una di­sperata nostalgia per la vecchia città, per il vecchio modo di vivere. E quella nostalgia era talmente profonda che riusciva a vincere qualsiasi timore.

Kenniston la prese tra le braccia e la baciò. Le accarezzò i capelli, e frattanto pensava: “Sì, mi ama... ma solo come una parte della vita che se n’è andata, non me solo, non solo John Kenniston, ma il Kenniston di Middletown. E sarà ancora fe­lice con me se potremo trasformare la nostra vita sino a farla assomigliare un poco alla vita di prima”.

Ma perché quel pensiero non gli portava nessuna gioia? Perché pensava a Varn Allan, in quel momento, stanca e sola, che affrontava coraggiosamente l’intero universo, portando un peso e svolgendo un compito troppo grave per lei?

«Com’era la vita, Ken, lassù?» gli stava domandando Carol.

Kenniston scosse il capo.

«Una vita strana...» disse «e ostile... e anche bella, ma in un modo terribile.»